Ritmo Tribale: “La Rivoluzione del giorno prima” (2020) – di Cinzia Milite

Abbiamo ottenuto un’intervista tribale… dai Ritmo Tribale, una delle alternative rock band italiane più potenti e travolgenti degli anni novanta. “Dovevamo fare la nostra rivoluzione e ci è scappata l’ora. Siamo quelli della Rivoluzione del giorno prima”. È il commento citato nel comunicato stampa all’uscita de “La Rivoluzione del giorno prima” (Bagana Music), album dato alle stampe nel 2020 a distanza di ventuno anni dalla loro ultima pubblicazione. Una rock band che ha sfidato il tempo e ritrovato dopo anni l’affetto dei fan immutato. “Noi siamo i Ritmo Tribale e l’unica paura che abbiamo è che ci cada il cielo sulla testa” è il loro motto. I Ritmo Tribale sono Andrea Scaglia (voce, chitarra), Fabrizio Rioda (chitarra), Andrea Filippazzi (basso), Luca Talia Accardi (tastiere), Alex Marcheschi (batteria). Ha Risposto alle domande di Magazzini Inesistenti, Alex Marcheschi, portavoce e batterista del gruppo.
Che cosa è successo negli ultimi ventun’anni dalla pubblicazione di “Bahamas” del 1999 alla “Rivoluzione del Giorno prima” nel 2020?
Vent’anni sono un pezzo di vita enorme, direi che ci sono stati tanti cambiamenti nella vita di ognuno di noi, ma una certezza è rimasta invariata nel tempo: l’amore per la musica. Questo sentimento ci ha sempre accompagnato e in qualche modo lo abbiamo dimostrato con la pubblicazione nel 2009 del progetto discografico “No Guru” che ha impegnato gran parte di noi. Comunque sia, non abbiamo mai smesso di frequentarci, di condividere i nostri gusti, le idee musicali; abbiamo sempre continuato a incontrarci per far le prove, più per divertimento che altro e mentre si prova accadono delle cose misteriose e l’ispirazione magicamente ritorna. Scaglia era un fiume in piena, continuava a scrivere e a scrivere, a buttare giù delle idee. Noi ascoltavamo le sue idee che ci hanno preso subito molto e abbiamo cominciato a ritrovarci con qualcosa di nuovo tra le mani, iniziando a registrare un pezzo, poi un altro, da far uscire così, in modo sporadico, giusto quando ne avevamo voglia o l’ispirazione. A un certo punto, invece, è nata l’esigenza di racchiuderli in un album, perché noi siamo fatti così: non ragioniamo per pezzi, come si usa adesso, ma per progetti e avevamo voglia di creare proprio qualcosa che chiudesse il cerchio. Alla fine, quando i pezzi sono diventati un numero sufficiente, abbiamo deciso di creare quest’album di cui siamo soddisfatti e che è stato realizzato velocemente per via della registrazione in presa diretta (buona la prima). Abbiamo impiegato un po’ di tempo a organizzare i brani ma, restando fedeli al nostro modo di agire, siamo usciti con il nuovo album solo quando e perché avevamo qualcosa di nuovo da dire. Non ci è mai interessato essere la cover band di noi stessi, pensiamo che quando le idee ci sono, sia bello buttarle fuori in virtù di quel particolare rapporto emotivo con il pubblico che c’è sempre stato; se le idee non ci sono, ce ne andiamo belli tranquilli a sbrigare le nostre faccende. La nuova scintilla creativa è scoccata nel 2020 quindi e non abbiamo potuto fare a meno di far uscire il nuovo album, nonostante la pandemia e il conseguente Lock Down, d’altronde anche questa scelta fa parte un po’ del modo di essere dei Ritmo Tribale che se ne sono sempre fregati delle convenzioni, anteponendo la voglia di esprimersi a tutto il resto“.

Cosa vi aspettate da questo album?
È nella nostra natura il non aspettarsi assolutamente niente: quando facciamo qualcosa, la facciamo per noi stessi, per un’urgenza emotiva che ci viene da dentro, senza strani calcoli commerciali o artistici, motivo per cui abbiamo avuto spesso dei problemi con le major degli anni 90 che programmavano le uscite degli album secondo vari canoni, per così dire, logistici e commerciali. Noi invece volevamo imporre il nostro modo di concepire il fare musica: ovvero, far uscire i brani nel momento in cui sono pronti perché fotografano un periodo e uno stato d’animo ben preciso, pertanto, per noi non avrebbe senso pubblicarli in un altro momento. Così nel 2020 esce “La Rivoluzione del giorno prima“; in molti si sono chiesti il perché dell’uscita di un album proprio in questo periodo, non si poteva aspettare? Addirittura alcuni hanno ritenuto poco consona la decisione dell’uscita di un disco in un momento così pesante, come se la scelta fosse dissacrante o irrispettosa nei riguardi del periodo. Non posso che ribadire quello che ho affermato poc’anzi: i Ritmo tribale ritengono di doversi esprimere musicalmente solo nel momento in cui ne sentono la profonda esigenza e così è stato. Pertanto, nonostante il periodo, nessun dubbio; eravamo pronti, i brani c’erano e l’album è uscito ed ha avuto una quantità di recensioni come mai negli anni 90, quando eravamo un po’ degli outsiders, molto seguiti dal pubblico, ma non sempre capiti dai vari critici musicali. L’album ha riscosso un’inaspettata unanimità: tutti hanno colto il significato dell’album, ne hanno colto l’autenticità, l’attualità e la sua credibilità. Eravamo stupiti ed entusiasmati da quello che stava accadendo, questa volta i giornalisti del settore e la critica erano concordi nel reputare valido a tutti gli effetti il nostro lavoro artistico, confermando le cose positive nelle quali in cuor nostro abbiamo sempre creduto. Dalla pubblicazione dell’album sono scaturite, una dopo l’altra, diverse opportunità: interviste, interesse nuovo nei nostri confronti e soprattutto la ripresa dei concerti live. Avevamo diverse date fissate, due delle quali sold-out, un fatto inizialmente spiazzante per gli elementi del gruppo, perché ognuno di noi, rispetto agli anni nei quali faceva solo il musicista, ora ha una vita differente, fatta di impegni quotidiani lavorativi in altri ambiti. La musica ha fatto sempre parte della nostra vita, ovviamente non allo stesso modo, soprattutto a livello di tempo da dedicare ad essa, quindi abbiamo dovuto riorganizzarci e anche rimetterci in forma fisicamente. Poi, sul più bello, le date dei concerti sono state bloccate, eppure, per le due date di Milano ad esempio, per le quali i biglietti erano stati venduti tutti, nessun fan ha chiesto il rimborso. Questo fatto ci ha colpito, ed è stato particolarmente bello costatare quanto affetto i fan hanno per noi e che confidano nel recupero del live; così sarà ovviamente! Il feedback di tutti coloro che ci hanno sempre seguito ai concerti, e sono tanti, ha sempre tenuto vivo il nostro entusiasmo; in moltissimi ci hanno sostenuto nel tempo creando un legame con noi veramente tribale. Una sorta di legame ancestrale si è istaurato con chi ci segue, con i ragazzi di diverse generazioni, alcune ormai un po’ attempate. Ed è bellissimo ritrovare oggi questo legame misterioso che non siamo mai del tutto riusciti a spiegarci, quindi quello che ci aspettiamo alla fine da quest’album, è di poter finalmente tornare ad esibirci in pubblico e, già che ci siamo, visto che abbiamo già un bel po’ d’idee in cantiere, pubblicare presto un altro album“.
Com’è cambiata la scena musicale di Milano in questi ultimi vent’anni? 
E in che modo la città è legata alla vostra musica e continua ad influenzare i vostri pezzi?
Ci sarebbe tantissimo da dire: noi siamo sempre stati legati tantissimo alla nostra città, non solo per il legame affettivo, ma perché rappresentava un po’ l’humus o l’habitat ideale che sin dall’inizio ci ha offerto lo stimolo per creare i nostri pezzi. Milano è sempre stata una città difficile, con molte ambivalenze, con ritmi vertiginosi, con contraddizioni assurde, ma anche con uno spirito vitale pazzesco. Le comunità sotterranee stupende che esistevano negli anni 80, di solito antagoniste o alternative alla musica vigente, ci hanno un po’ accompagnato nella nostra crescita artistica. Non voglio fare assolutamente il nostalgico, ma la Milano che conoscevo io, quella degli anni 80 e degli anni 90, soprattutto quella degli anni ottanta in verità, era una bomba di creatività; i centri sociali agevolavano situazioni artistiche straordinarie che potevano esprimersi al meglio proprio in quei luoghi. A quei tempi non c’era internet, le novità musicali così come le notizie dei concerti arrivavano alla gente attraverso un passaparola pazzesco, tramite le fanzine, i manifestini appiccicati ovunque o tramite le radio locali. Le band giravano tantissimo, si autofinanziavano e autoproducevano. Noi abbiamo girato in tutta Europa e anche negli Stati Uniti con mille difficoltà per organizzare i tour, ripagati dalla gente che usciva di casa vogliosa e curiosa di novità da scoprire. C’era un forte fermento ai tempi, ora Milano è cambiata così come il nostro modo di viverla, la città ha un’impronta più europea, ma non c’è più tutto quel fervore artistico che l’animava prima, gli artisti seguono canoni più estetici, impoverendo l’arte di contenuti. Comunque sia, nel 2008-2009, Milano è riuscita a ridarci una spinta incredibile per realizzare il progetto “No Guru”, quando, per vari motivi, abbiamo sentito il bisogno di sfogare la schizofrenia delle nostre vite milanesi. Ne è uscito un progetto musicale abbastanza estremo e atipico, a livello compositivo si è concentrato più che nell’esprimere il rapporto con la città, nello svelare gli stati d’animo anteponendo le nostre esigenze come persone. C’è da dire che il quadro della città dal punto di vista musicale non è del tutto desolante, i ragazzi che incontro mi riportano l’esistenza di scene musicali che adottano linguaggi nuovi e differenti dal nostro, molto legati alla musica Trap, quindi quanto di più lontano ci possa essere dalla musica dei Ritmo Tribale. Comunque sia, a prescindere dai gusti, penso che la scena artistica milanese abbia perso un certo tipo d’identità prendendola in prestito a destra e a sinistra dai vari messaggi che arrivano dalla rete, dagli influencer, mentre un tempo era completamente diverso: ogni band si costruiva un’identità precisa e originale; era quasi un’esigenza vitale. L’apertura a ciò che veniva dall’esterno, non era finalizzata alla ricerca di una direzione da prendere, le band avevano già ben in mente che direzione far prendere ai propri progetti artistici ed erano determinate a farlo capire al mondo. Ci sembra che invece oggi questa direzione, per non perdere tempo, la si voglia comprare dal più interessante sul mercato. Eppure basta attingere dalla ricchezza della vita di ognuno di noi, dalla quotidianità fatta d’idee, di desideri, di riflessioni e di urgenze per trovare direzioni artistiche nuove ed è ciò che i Ritmo Tribale continuano a fare con una differenza tra il passato e il presente: Milano c’è sempre, ma adesso ci siamo prima noi della città“.

Come sono nati i brani che hanno costituito l’ossatura del nuovo album La Rivoluzione del giorno prima?
C’è stata un’occasione che ha dato lo slancio alla nuova genesi creativa: un concerto che abbiamo tenuto vicino a Como per un amico, doveva essere uno spettacolo semiclandestino intitolato Bahamas Night; un concerto durante il quale riproporre tutto l’album Bahamas dedicandolo soprattutto al nostro comune amico che stava diventando papà. Dopo tanti anni non ci aspettavamo un tale successo: il locale era sold out. Sul palco si è scatenata un’energia fantastica dalla quale è scaturita la voglia di ripartire. Scaglia ha iniziato a proporre dei pezzi che fino ad allora ci aveva tenuto nascosti, si trattava d’idee nelle quali abbiamo subito ravvisato la nostra identità di base e al contempo l’opportunità per una possibile evoluzione dei suoni. Non volevamo rimanere prigionieri del cliché anni novanta, caratterizzato dal muro di suono presente nei nostri album. Per il nuovo album c’eravamo prefissi un’assoluta libertà di pensiero e sperimentazione, lo dico un po’ sorridendo, ma mi sembra che abbiamo agito come i Beatles alla fine degli anni ’60, in altre parole, Scaglia ci mandava i provini che ciascuno di noi restituiva al mittente con le proprie eventuali modifiche o contributi, trovandoci a far le prove quando avevamo più o meno focalizzato la direzione da dare ai pezzi. Quando siamo andati in studio per registrare la prima vota, avevamo approntato soltanto quattro pezzi, man mano se ne sono aggiunti altri, tanto che la nostra etichetta, la Bagana Music Agency, considerata la nostra nuova energia creativa, ci ha spronato a continuare per programmare l’uscita di un nuovo album. Ma è prevalsa la voglia di tirar fuori subito ciò che di nuovo avevamo da dire al pubblico e abbiamo premuto per pubblicare il singolo Le cose succedono. Il brano è stato un boom, così come il videoclip, suscitando l’interesse e la curiosità del pubblico e della critica, stimolando il gruppo, diciamo così, un tantino pigro di natura, a darsi una mossa. La decisione di realizzare un secondo video per il brano La rivoluzione del giorno prima, è stata una conseguenza naturale che peraltro ci ha permesso di visualizzare il progetto musicale nella sua completezza. Abbiamo iniziato a provare con una certa continuità, registrando in presa diretta i pezzi, senza sovra incisioni di sorta, come facevamo una volta e con una velocità sorprendente rispetto al passato. Un tempo si aveva a disposizione lo studio di registrazione per moltissimi giorni anche grazie al cospicuo budget a disposizione delle Major, oggi le cose non stanno più così, quindi bisogna ottimizzare i tempi d’incisione. Così in tre giorni abbiamo completato le registrazioni, neanche a vent’anni avevamo tutta questa forza e questa vitalità! Per concludere, i brani concepiti dalla mente particolarmente ispirata di Scaglia, sono nati nel momento in cui avevamo l’urgenza di condividere con il pubblico il nostro immaginario personale e per mostrare una fotografia lucida di quello che di poco edificante noi percepiamo stia accadendo intorno a noi. I brani ci rappresentano totalmente e non vediamo l’ora di poterli suonare dal vivo, purtroppo, la pandemia ha bloccato tutte le date già fissate per i concerti, ma speriamo di incontrare tutti quelli che ci seguono, e ci auguriamo anche nuovi fan, prima possibile“.

Tracklist: 1. Intro. 2. Le Cose Succedono. 3. XXX. 4. La Rivoluzione Del Giorno Prima.
5. Resurrezione Show. 6. Milano Muori. 7. Jim Jarmusch. 8. Cortina.
9. Autunno.10. Buonanotte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://baganamusic.bigcartel.com/

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: