Rita Borsellino: un ricordo e un’ intervista – di Irene Spagnuolo

Maggio 2016. Incontriamo la dottoressa Rita Borsellino in occasione della Rassegna “Donne Straordinarie” promossa dall’Associazione Montessori di Brescia nell’incontro “Donne contro la mafia. L’impegno femminile nella lotta alla criminalità”. Straordinaria lo è sicuramente, Rita, sorella di Paolo Borsellino, magistrato “nemico della mafia” ucciso ventiquattro anni fa a Palermo. Da allora la sorella ha sentito come un incontenibile e irrinunciabile dovere civile divulgare la cultura della legalità, seminare l’educazione all’onestà e al senso dello Stato e della comunità. 
“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.Queste sono parole di suo fratello Paolo, quelle che immagino abbiano sempre ispirato il suo attivismo con Libera (associazione antimafia fondata da don Luigi Ciotti), nel campo dell’educazione alla legalità, per diffondere una cultura di giustizia e di solidarietà. La gioventù di oggi, ventiquattro anni dopo la strage di Via D’Amelio, quanto sa del valore, dell’impegno e del sacrificio di giudici come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone?
In realtà ne sa molto. Sarebbe stato possibile perderne memoria e coscienza negli anni se non ci fosse stata la Scuola a farsi carico di una intensa attività di informazione e formazione. La Scuola ha operato quella che noi come Centro Studi Paolo Borsellino chiamiamo “memoria operante” ovvero non ha solo consegnato la memoria storica ma ha cercato di renderla attuale, di fornire le riflessioni e gli strumenti per costruire una società diversa. Anche le manifestazioni di piazza, come quella del 23 maggio scorso a commemorazione di Giovanni Falcone e in ricordo della strage di Capaci, vedono la grandissima partecipazione di studenti. E ancora è proprio nelle scuole che si moltiplicano progetti, attività e concorsi su questo argomento. Insomma oggi posso dire che questi ragazzi hanno ricevuto il messaggio e hanno gli strumenti di orientamento per scegliere.
Trova che ci sia qualcuno che abbia veramente raccolto la loro eredità e che ancora oggi operi al servizio dello Stato sul loro esempio?
Fermo restando che ognuno lavora e si muove secondo la propria personalità e vocazione e che quindi non si possono fare paragoni, ora abbiamo una realtà oggettiva importantissima, il “metodo Falcone e Borsellino”, un metodo investigativo e di giudizio, noto e riconosciuto in Italia e fuori dall’Italia. Dopo la morte di Falcone e Borsellino, apice di una violenza stragista che aveva azzerato a Palermo i vertici politici, giudiziari, delle forze dell’ordine in una strage sistematica che somigliava a una sorta di colpo di Stato strisciante, forse per la prima volta le istituzioni riescono a trovare un percorso comune di portata straordinaria che ha ottenuto all’arresto di latitanti, alla confisca di beni mafiosi, al ritrovamento di arsenali di armiOggi questo sistema va avanti e la mafia non uccide più perché ha capito che aveva fatto troppi danni, aveva attirato troppo l’attenzione. Non è certo diventata più buona, non uccide ma agisce diversamente. Deve sottrarsi all’attività investigativa e repressiva delle istituzioni e usare un sistema diverso che le permetta di fare comunque affari. Cerca di inserirsi nel settore economico ma comunque è sotto scacco continuo delle forze dell’ordine che azzerano le famiglie e la costringono a una continua riorganizzazione. Il ricambio non è facile anche se è chiaro che i mafiosi non rinunciano e hanno quindi cambiato volto, non presentandosi più con l’immagine “repellente” ma con un volto più accettabile per il potere finanziario e gli affari ed ecco anche perché ora è più attiva al nord che al sudPurtroppo la visione un po’ folkloristica della mafia strettamente legata al sud ha fatto sottovalutare la sua capacità di infiltrarsi e così ha inquinato l’economia e drogato i mercatiNon dimentichiamo il discorso sulla trattativa Stato-mafia accertata ormai a livello processuale ma per la quale resta da capire tra chi e perché sia intercorsa. Insomma c’è ancora un cammino da compiere ma l’eredità non è svanita.
Tutti sventolano la bandiera della legalità e dell’antimafia eppure nella realtà le istituzioni spesso non danno prova di trasparenza, forza, rigore morale. Il dramma della corruzione è all’ordine del giorno. Qual è la “malattia” del nostro Paese?
La finalità delle mafie è ottenere denaro e potere. Più denaro più potere, più potere più denaro. Può attentare al denaro pubblico attraverso la corruzione. Sostanzialmente amministratori e imprenditori trattano con i mafiosi. Se questo è possibile e avviene è perché probabilmente sono venuti a mancare i valori dell’etica: etica della politica, etica della finanza.
Cosa ha imparato dalla sua esperienza politica, dottoressa Borsellino? Si direbbe delusa o fiduciosa?
Fiduciosa è una parola grossa. Ho anche purtroppo imparato ad alzare molte paratie nel corso degli anni. La mia attività politica è stata conseguenziale all’impegno civile: ho provato, ho avuto delle delusioni ma anche delle importanti esperienze e qualche conferma. Intanto la mia candidatura in Sicilia ha generato un grande movimento di partecipazione e poi tutto sommato il successivo arresto di Salvatore Cuffaro è stato per me una conferma. Se devo rispondere complessivamente direi comunque che è stato un capitolo bello ma piuttosto negativo. Di contro al Parlamento Europeo mi sono occupata di mafie: si partiva da zero, nessuno ne aveva mai parlato e sono stati cinque anni intensi e proficui con rilevanti risultati. Alla conoscenza non sono ancora seguiti atti concreti e ultimamente il rischio è che tutto il lavoro vada vanificato perché l’attenzione, come è normale, si è spostata sul terrorismo. Comunque almeno adesso il livello di informazione sulle mafie è diffuso anche a livello europeo.
Le donne, quali mogli e madri, hanno svolto e possono svolgere un ruolo fondamentale nella lotta alla cultura mafiosa, possono diventare spacciatrici di un’educazione civile all’onestà e alla giustizia. D’altra parte sappiamo che possono svolgere un ruolo importante anche all’interno delle organizzazioni criminali. Specie in certi ambienti difficili… crede davvero sia possibile intercettarle, renderle chiave di svolta umana e civile?
Con l’azzeramento del “braccio armato” e dei vertici della mafia pure i mafiosi si sono resi conto del valore e della capacità delle donne e infatti hanno assunto ruoli attivi cruciali. Possiamo arrivare a queste donne attraverso i bambini, ecco il prezioso lavoro delle scuole e dei valori che i piccoli possono portare a casa e trasferire soprattutto alla madre.
Pensiamo alla storia di Felicia Impastato…
L’esempio è calzante. Felicia era una donna semplice e ignorante ma molto intelligente e sensibile. Era tra l’incudine e il martello e tra la cultura del marito e quella del figlio ha scelto quella del figlioDirei che facendo un buon lavoro con i bambini, di Peppino Impastato ne potremo avere tanti.
Lei va nelle scuole, incontra i ragazzi, partecipa a convegni. Sembra non stancarsi mai. E’ l’energia della responsabilità, della speranza, del coraggio civile?
Dovere civile e grande speranza. Mi spendo intensamente per il Centro Studi Paolo Borsellino che vuole promuovere attività finalizzate alla conoscenza, all’emergere e allo sviluppo di pratiche di impegno educativo, sociale e culturale che valorizzino la prassi di “memoria operante” e nuovi disegni di progettualità pedagogica. E’ anche un centro di ricerca che accoglie e mette in rete materiali informativi e documentazione nel campo della legalità democratica. Siamo animati dalla forte volontà che il lavoro fatto in questi anni non vada perduto, anzi costituisca la base per sempre nuovi progressi. L’ultima idea si è sviluppata in Val Camonica, è quella della Bibliolapa, una biblioteca viaggiante – una biblioteca di strada costruita su un motocarro Ape – e rappresenta uno strumento per la promozione della conoscenza e della lettura in luoghi all’aperto, finalizzata alla crescita civica e culturale dei ragazzi.
Non è facile esporsi come lei contro la mafia e l’omertà. Ha mai avuto paura?
Ho appreso molto da Paolo su questo. La paura non esclude il coraggio. Ognuno nel proprio piccolo o grande può fare qualcosa per costruire una cultura diversa da quella che ha partorito certi mostri. La paura c’è stata e c’è dunque, ma non ci può fermare. Come diceva Falcone la mafia non è un male incurabile, è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani può finire. Dipende da noi.
C’è speranza allora dottoressa Borsellino?
Certo. Dobbiamo fare della legalità e dell’etica il nostro progetto di vita.

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