Rino Gaetano “Mio Fratello è Figlio Unico” (1976) – di Fabio Leggieri

Ogni sera qualcuno suona il campanello della nostra porta. Noi restiamo tutti seduti mentre mia madre va ad aprire, sempre per la stessa ragione… sale, cipolla, aglio, prezzemolo, ma mai olio. Molti cercano qualcosa quando mangiamo. Capita anche a noi di cercare qualcosa prima di cenare, per lo più sale, e non so perché tocca sempre a me anche se detesto farlo. Non mi piace. Forse dipende dal fatto che quando provo a far scorrere le parole sulla mia lingua queste si attaccano ad essa, costringendomi a ripetere la prima lettera fino a quando non riesco a farla scivolare fuori dalla bocca. L’altro bambino invece si rende molto più disponibile di me, a lui piace uscire, in ogni momento del giorno e della notte, lui vuole aria, vento, pioggia. Anche la frutta viene cercata spesso, non so bene se il limone è un frutto, a me piace, anche se quando lo mangio mi fa arricciare il naso, poi un seme scricchiola al suo interno e starnutisco talmente forte che sento le orecchie staccarsi dalla testa. Anche ai vicini piace molto, tanto che vengono spesso a chiederlo e mia madre ne ha sempre uno per loro. A volte portano in cambio del sale, credo come segno di gratitudine, ma il limone gli deve piacere un mondo. Quello non lo riportano mai. Quando mia madre dice di averlo sono davvero felici, la ringraziano con affetto, sembra che da un momento all’altro debbano scoppiare a piangere. Lei non sembra essere molto contenta invece, quando va al carrello della frutta e passa di fianco al tavolo fa sempre la stessa espressione, non saprei descriverla, posso solamente dire che è la stessa di quando andiamo a casa di zio, o di quando incontra il ragazzo che dorme sopra ai lavatoi.
Questa sera Tonino, il figlio della famiglia che ci abita di fronte, deve aver esagerato con il limone, ne ha mangiato talmente tanto che si è sentito male, infatti mentre mangiamo ci sono urla sul pianerottolo, chiamano mio padre, forse vogliono una magia, lui esce di corsa, la porta di casa rimane aperta, non si capisce più nulla, tutti urlano e chi non lo fa è immobile. Io esco, sono trasparente, nessuno si accorge di me, entro per la loro porta, passo l’ingresso e mi spiaccico lungo i mobili della cucina. Quante poche cose che hanno. Non ci sono neanche i piatti in tavola, neanche il carrello con la frutta c’è, ecco perché ne chiedono sempre. Tonino è a terra, quasi sotto il tavolo, la sedia è stranamente rimasta ferma, solo il corpo è crollato da un lato. A terra c’è anche una siringa, ma non vedo la scatoletta di latta che a me piace tanto, peccato… di nuovo urla, c’è del sangue lungo il suo braccio.
Mio padre gira Tonino con forza, sono al suo fianco ma lui non mi vede, nessuno mi vede, non ho paura, io questa volta non c’entro nulla. Inizia a schiaffeggiarlo con forza, due , tre, sei schiaffi. Il rumore lo conosco. Niente. Non succede niente. Mio padre si alza, lo prende sotto le ascelle e con uno strattone lo tira su, le gambe sono come le zampe del mio cane di pezza, con un altro strattone se lo carica sulla spalla. Penzola. Sembra il corpo di un indiano messo sopra al suo cavallo. Mio padre è un cavallo, come quelli della televisione. Entrano nell’ascensore, la porta si chiude come la tenda di un teatro a fine spettacolo. Sono nel letto, ora posso tornare nuovamente visibile, finalmente mostrarmi nell’oscurità della notte. Alzo la testa dal cuscino e guardo mio fratello, è lì che dorme… bravo, anche nel silenzio mi fai compagnia.

Mio fratello è figlio unico / Perché non ha mai trovato il coraggio d’operarsi al fegato
E non ha mai pagato per fare l’amore / E non ha mai vinto un premio aziendale
E non ha mai viaggiato in seconda classe / Sul rapido Taranto-Ancona
E non ha mai criticato un film / Senza prima, prima vederlo
Mio fratello è figlio unico / Perché è convinto che Chinaglia
Non può passare al Frosinone / Perché è convinto che nell’amaro benedettino

Non sta il segreto della felicità / Perché è convinto che anche chi non legge Freud
Può vivere cent’anni / Perché è convinto che esistono ancora
Gli sfruttati malpagati e frustrati / Mio fratello è figlio unico
Sfruttato, represso, calpestato, odiato / E ti amo Mario
Mio fratello è figlio unico / Deriso, frustrato, picchiato, derubato
E ti amo Mario / Mio

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