Ringo Starr: “Give More Love” (2017) – di Capitan Delirio

A cinquanta anni esatti dalla pubblicazione di All You Need Is Love, uno dei brani più celebri dei Beatles, pura e semplice invocazione all’amore assoluto, eletto anche come inno dai figli dei fiori per la loro rivoluzione, Ringo Starr dà alle stampe il suo ultimo lavoro “Give More Love”, allineandosi alle posizioni di quegli anni, richiedendo, anzi, ancora più amore. Questo è lo spirito che anima il nuovo disco, come se non fosse passato mezzo secolo. Ringo a settantasette anni suonati (in tutti i sensi), con un look studiato su misura, sembra più giovane di quando suonava con i fab four di Liverpool e lo stesso vale per la sua attuale proposta musicale; un nuovo look (ma neanche tanto), antichi sapori (ma neanche tanto). Dalla posizione privilegiata di vecchia gloria della storia della musica può permettersi collaborazioni eccellenti, per ogni singolo brano dell’album, come quelle di  Steve Lukather, Peter Frampton, Joe Walsh, Edgar Winter, e Timothy B. Schmit. L’uscita di questo album è anche l’occasione per tornare a suonare insieme al suo vecchio amico e collega Paul McCartney, che si esibisce al basso in un paio di brani. “Give More Love” è composto da dieci tracce inedite più quattro rifacimenti di precedenti canzoni arrangiate in modo diverso. Vive dei momenti particolarmente intensi in alcuni brani come We’re On The Road Again, proprio in apertura, è un pezzo trainante, dalle sonorità tirate quasi Hard Rock, o Show Me The Way, e forse Electricity in cui sperimenta echi artificiali come si intuisce chiaramente dal titolo. Per il resto affronta numerosi generi come il Country Western, il Twist, il Reggae, tutti suonati e prodotti alla perfezione, ma senza mai calcare la mano, limitandosi e accontentandosi di inseguire una melodia orecchiabile, senza incidere più di tanto. Il risultato è un disco Pop per eccellenza, come avrebbe potuto fare cinquanta anni prima con i Beatles, solo che probabilmente gli ascoltatori di oggi hanno ben altre sonorità radicate nelle loro memorie musicali. Insomma, il Ringo Starr che ci si aspettava. Un buon album ma nessuna sorpresa.

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