Rihannon Giddens with Francesco Turrisi: “There is no Other ” (2019) – di Valeria La Rocca

Quando ci si accontentava del retro di copertina dei dischi per dare un volto alle voci dei cantanti o a un assolo di chitarra, ci si addormentava chiudendo gli occhi sul poster appeso al muro di fronte al letto e lentamente ci si faceva cullare dalle canzoni verso le braccia di Morfeo. C’era tutto lo spazio e il tempo per lasciarsi fascinare dalla musica e si fantasticava sulle biografie dei nostri idoli o sulla genesi di una canzone. Trovarsi oggi fra le mail il link di un nuovo album e partire alla ricerca di informazioni per scrivere una recensione invece dura il tempo di un click. Il giusto peso di bites per la connessione ti apparecchia in un istante immagini, suoni e parole che accendono simultaneamente la sinapsi emozionale, Sì, perché la prima emozione nel vedere l’immagine di Rihannon Giddens è stata per me scoprire di non riuscire a capire esattamente di che colore fosse la sua pelle e quanto il cromatismo poliedrico della sua musica dipenda dalle stratificazioni etniche del suo volto. Corporatura minuta con dita sottilissime e veloci che pizzicano con incredibile padronanza le cinque corde del Banjo. Tratti somatici caucasici su pelle ambrata e lucida, capelli neri lisci e intensi che circondano una fronte fiera e occhi fissi sulla scena sopra zigomi sporgenti inconfondibilmente “americani”. Membro fondatore delle country blues Carolina Chocolate Drops, dove Rihannon Giddens è la cantante, violinista e suonatrice di banjo, nel gennaio 2016 è stata selezionata per partecipare alle Transatlantic Sessions,  titolo collettivo di una serie di produzioni musicali della Pelicula Films Ltd di Glasgow e prodotta per BBC ScotlandBBC FourRTÉ of Ireland. Le produzioni comprendono esibizioni live collaborative di vari musicisti folk, bluegrass e country di spicco di entrambe le sponde del Nord Atlantico, che suonano musica da Scozia, Irlanda, Inghilterra e Nord America, che si riuniscono sotto la direzione musicale di Aly Bain e Jerry Douglas per registrare e filmare una serie di episodi televisivi di mezz’ora. Questa collaborazione tra musicisti americani e celtici è un onore ambito. L’ensemble si è esibito come parte del Celtic Connections a Glasgow e un breve tour nel Regno Unito e in Irlanda. Più tardi, nel corso dell’anno, Giddens è diventata il primo americano ad essere onorato come Folk Singer of the year ai BBC Radio 2 Folks. Ed è stato anche annunciato che avrebbe ricevuto il prestigioso Premio Steve Martin per l’Eccellenza nel Banjo e Bluegrass. Vincere questo premio fa sì che Rihannon Giddens sia l’unica donna e l’unica persona di colore a ricevere il premio nei suoi sei anni di storia. Nel 2016, è stato anche annunciato che Rihannon e i Carolina Chocolate Drops sarebbero stati introdotti nella North Carolina Music Hall of Fame. “Giddens ha distrutto gli stereotipi di lunga data (…) Quando finì il suo discorso di apertura alla World of Bluegrass Business Conference 2017 aveva sistematicamente smantellato il mito di un appalachio omogeneo”. Suo padre era europeo americano e sua madre afroamericana e nativa americana. “There is no Other” (Nonesuch Records 2019) è il titolo del suo ultimo album. 12 tracce in cui si alternano atmosfere celtiche, folk, blues, gospel… in un minimalismo melodico e timbrico che è di per sé il connotato dell’interro album. “There is no Other” (non c’è altro), come a dire che non occorre ostinarsi a cercare sovrastrutture armoniche o significati sottesi nei testi quando “l’essenziale è invisibile agli occhi e non si vede che col cuore”. (Ten thousand voices…remember a song). Gonna write me a letter è il canto del cuore spezzato di una donna abbandonata che può affidare solo alla schiuma del mare il proprio lamento. Quella di Rihannon Giddens è una voce intensa, dalla intonazione perfetta, come si addice a un’artista dalla formazione lirica. Anche questo un dato insolito nella vocalità un po’ trascinata dei cantanti folk e che si esprime al massimo nell’ultimo brano He will see you through. In un classico del bluegrass come Wayfaring stranger per esempio, il valore aggiunto rispetto alla versione di Bill Monroe, consiste nel fatto che sia una donna a cantarla, una donna di colore che racchiude in sé tutte le componenti etnichesomatiche e culturali per interpretare un gospel nella sua essenzialità: lamento, dolore, fede, rassegnazione, speranza: tutto converge nella voce, nella presenza scenica, nella pelle di Rihannon Giddens. Come strati geologici accumulati attraverso il viaggio di popoli che hanno calpestato le stesse praterie e patito sofferenze diverse ma accomunate dalla lontananza dalla propria terra. Quello di Rihannon Giddens è un viaggio a ritroso che la porta addirittura in terra di Puglia (Pizzica di San Vito) e all’incontro con l’italiano Francesco Turrisi che è stato definito un “alchimista e un poliglotta musicale”, per la varietà di influenze ed esperienze musicali che ha accumulato nella sua opera. Ecco però che quando hai saziato la curiosità sulla biografia di un’artista e sulla genesi di un album, non ti resta che lasciarti cullare dalla musica e dalla voce e, come in un de javu, ti ritrovi su una prateria sconfinata piuttosto che sulle colline scozzesi o a strapiombo in bilico sulla scogliera irlandese a scrutare l’immenso oceano che separa e unisce, spaventa e affascina. Strati di mare e di terra, di pelle e di suoni. Nient’altro che strati.

1) Ten Thousand Voices. 2) Gonna Write Me a Letter. 3) Wayfaring Stranger.
4) Trere is no Other. 5) Trees on the Mountains. 6) Pizzica di San Vito.
7) Brown Baby. 8) Briggs’ Forrò. 9) Little Margaret. 10) Black Swan.
11) I’m On My Way. 12) He Will See You Through.

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