Rigo: “Cash Machine” (2017) – di Capitan Delirio

Può essere consolante sapere che al giorno d’oggi ci sia qualcuno che ha ancora qualcosa da raccontare in musica; e fortunatamente questa sensazione consolatoria si prova ascoltando “Cash Machine”, l’ultimo disco del mitico Rigo (Antonio Righetti, per chi non lo conoscesse). Dopo aver suonato per tanto tempo e aver fatto parte di una band che ha segnato la storia del Rock italiano alternativo come i Rocking Chairs; dopo aver collaborato con Ligabue in tutte le sue produzioni in studio e dal vivo fino al 2007, dopo aver condiviso il palco e gli studi di registrazione, inoltre, con i più grandi musicisti della scena underground internazionale, può risultare poco stimolante tornare in sala d’incisione in un momento storico in cui le dinamiche economiche legate alla produzione di un disco sono desolanti. Invece Rigo, proprio perché ha tutto il tempo a disposizione che vuole, e molto coraggiosamente di queste dinamiche se ne frega, è tornato in studio per donarci un sua idea esistenziale maturata in anni di esperienza di vita e tramutata in opera musicale. Lo fa con i suoi ferri del mestiere preferiti; da provetto bassista, ama il sound che proviene da ritmi caldi e morbidi come quelli del Blues, Rock blues o del Country, in un filone che viene denominato “americana”, ma, con una personalità tutta italiana che disegna la linea melodica. Con la sua voce da Crooner Rock ci confida il suo racconto in cui, grazie all’atmosfera intima e avvolgente, cerca di scavare in fondo all’essenza umana per tirarne fuori il lato più sincero, più verace. Dovendo fare i conti,  invece, con questa realtà che ci vede sempre più estranei, alienati, in cui i rapporti si limitano ad un freddo dare e avere, come quelli che si possono consumare con un bancomat. Non c’è niente di più angosciante per Rigo che questa aridità di sentimenti; e non c’è niente di più lontano, infatti, dalla sua musica. Un universo caldo, suadente che aiuta a sognare nuove possibilità di alimentare la fiamma della passione. Naturalmente a supportarlo ci sono i suoi compagni di ventura di sempre, Mel Previte alla chitarra e Robby Pellati alla batteria. Si respira fin da subito la sintonia tra di loro nell’intensissimo brano di apertura You, You, You, non da meno è All My Soul, ma sono tanti i poli di attrazione in questo disco curato in ogni minimo particolare, dagli arrangiamenti alle collaborazioni di qualità, come quella con il tecnico gallese Chris Peet o Dave Harris, per passare dalle chitarre di Antonio Gramentieri. Un bassista come Rigo non può certo dimenticare di intonare un inno al suo strumento di riferimento e lo fa nel migliore dei modi nel brano strumentale Bass. It’s The New Mania. Particolarmente sentite sono le note che vibrano in Ballerina e in It’s My Father. Alla fine l’unica possibilità di trovare una soluzione propositiva per dare sapore all’esistenza rimane sempre la musica e Rigo ce lo sussurra accoratamente in I’ll Stick To Music come un consiglio da portarsi dietro quasi fosse un prezioso segreto. “Cash Machine” potrebbe essere l’ideale colonna sonora per accompagnare l’uscita del libro “Schiavoni Blues”, in cui Rigo, questa volta, in veste di autore di un romanzo quasi autobiografico, racconta dello storico bar di Modena gestito dal padre e della sua formazione esistenziale e musicale. Un libro dall’andamento ovviamente Blues di cui parleremo più diffusamente in un prossimo articolo.

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