Ricordo di Moana – di Erica Burdon

Il destino di alcune persone può essere condizionato dal nome scelto dai genitori al momento della nascita, è un fatto che corrisponde a realtà. Un destino misterioso e sotterraneo sembra legare il nome di Moana a quel simbolo, a quel tipo di donna che diventerà. Perché Moana è l’incarnazione della donna magnetica, che fa perdere il lume della ragione agli uomini. Una donna con un potere sensuale/sessuale che irretisce chi la incontra. La compagna ideale – poveri illusi – nell’immaginifico maschile, disposta a seguire ogni sogno erotico, anche il più estremo e inconfessabile. Il nome sembra quasi la traslitterazione da verbo inglese to moan che vuole dire gemere; nelle zone dove imperversa il dialetto veneto poi,  il passo è breve e immediato: a Moana basta togliere la a centrale per immaginarsela come una prorompente mona in carne. Eppure i genitori scelsero il nome Moana trasportati da spirito poetico, quello di chi aveva scoperto questo dolce nome polinesiano che significa “il luogo dove il mare è più profondo”.
Sicuramente deve essere stata un mare profondo dove tanti si sono persi e immersi nelle sue burrose curve, nel suo umido sesso e nella sua anima immensa.
Moana era una persona colta, con un’ottima preparazione scolastica: prima le suore Pie figlie di Maria, poi il liceo scientifico e lo studio della chitarra classica (ben sei anni di conservatorio). Sarà stato anche il fatto che Genova è la città che le ha dato i natali. Città di porto, frequentato da marinai provenienti da ogni capo del mondo. Storie e racconti circolano sommessi tra gli imbarcadero, i magazzini e i viottoli della parte antica parlano di altri posti, altre culture, altra gente; e di amori fugaci e intensi conditi di lunghe e spasmodiche attese di donne smaniose che aspettano di riabbracciare gli uomini rimasti per mare mesi e mesi. Si sa che l’attesa rende più ardente il ricongiungimento.
Il sesso a Genova è palpabile attraversando i suoi carugi. Donne vistose, colorate e procaci sulle porte e alle finestre. Si mescolano gli odori di fumo, di cibo e di sesso. Quel sesso veloce e frugale cercato dai maschi vaganti in quegli stretti vicoli che non vedono mai la luce del sole.
Raggiunta la maturità legale Moana decide di andarsene. L’ambiente familiare era diventato troppo asfittico per lei. Comincia con i concorsi di bellezza, posa nuda per pittori e fotografi. Raggiunge Roma per frequentare gli ambienti cinematografici. Questa è la discesa di una divinità tra la gente. Una dea che frequenterà e influenzerà con decisioni scandalose i bacchettoni e scatenerà le fantasie erotiche più spinte degli uomini (ma anche di molte donne). Maschi che appartengono al potere, quello politico e quello culturale. Cosa aveva Moana di così speciale da non passare – neanche per un attimo – una persona banale e volgare nonostante il mestiere? Anzi, la ricordiamo soprattutto come Donna da ammirare per il coraggio di mostrare tutta la sua spregiudicatezza (soprattutto morale e intellettuale) carica di verve e di carisma. Per molti la donna ideale: dolcissima e avvolgente, ma anche piena di fermezza e talvolta capace di grande dominio. Dolce e amara, a seconda dei momenti. D’altra parte se non ci fosse l’amaro a cui fa seguito il dolce, non si potrebbe capire fino in fondo questa  autentica dea. Una vera Afrodite, Venere per i romani. Quando Moana morì, collegai l’immagine che mi ero fatta di lei alla descrizione della dea Afrodite della psicoanalista junghiana Jean S. Bolen nel libro “Le Dee dentro la Donna”. La teoria si basa sugli archetipi intesi come modelli di comportamento umano dettati dagli istinti che troviamo nell’inconscio collettivo. Gli archetipi presi in considerazione dall’autrice nascono dall’esame della mitologia greca. Jean S. Bolen divide le dee dell’Olimpo greco in due gruppi da tre: le dee vergini (Artemide, Atena, Estia) e le dee vulnerabili (Era, Demetra, Persefone).
Splendida e unica, Afrodite è collocata a parte: la dea alchemica, capace con l’amore e la bellezza di mettere in atto un processo magico di trasformazione che sola e unica può produrre. Solo questa dea provocava nei mortali e nelle divinità l’innamoramento e la voglia di trasformare la propria vita proprio per effetto dell’amore. Moana come Afrodite ha una forte carica erotica e un magnetismo personale che eccita le moltitudini: attraente e sensuale, in perenne contrasto con la morale corrente, rischiando spesso l’isolamento. Moana è estroversa con una bramosia selvaggia e ferina per tutti i piaceri della vita.
Affronta a viso aperto la vita come se fosse niente più che un’esperienza dei sensi.
Perennemente innamorata, attirava le sue prede come una carta moschicida; quanto alle altre donne, tante sono state gelose del duo fascino e della sua eleganza… altrettante – segretamente e no – spudoratamente innamorate. Moana simpatica e ironica, nel 1991 pubblica “Filosofia di Moana”, in forma di dizionario, nel quale espone i pensieri, i gusti e le inclinazioni. La parte più piccante e intrigante del testo sono le descrizioni dei rapporti con gli uomini famosi che ha conosciuto carnalmente, con tanto di voti correlati alle loro capacità amatorie.
Ci sono tutti: cantanti, politici e attori. Ha avuto un marito e un figlio (di cui non si conosce il padre).
Poi, a Lione, il 15 settembre 1994 un tumore al fegato la strappa al suo pubblico adorante, che ancora spera che sia viva e si sia semplicemente nascosta in qualche angolo sperduto della terra. Di questa Donna, che è stata una delle più efficaci ed efficienti figlie di Afrodite (anche per aver fondato un partito politico che non a caso si chiamava “Partito dell’Amore”), rimane una tomba anonima nel cimitero di Lerma in provincia di Alessandria e soprattutto il ricordo inoffuscato e ancora vivo di questa figura irripetibile di Donna.

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