Richard Henshall: “The Cocoon” (2019) – di Nicholas Patrono

Un personaggio sorprendente Richard Henshall, polistrumentista ma soprattutto chitarrista dalle fenomenali capacità, colonna portante della band progressive metal britannica Haken. Uno stile, quello degli Haken e di Henshall stesso, capace di fondere elementi ed influenze provenienti dalla cultura progressive anglosassone degli anni 70, immancabile punto di riferimento per queste giovani band ed elementi moderni come l’impeccabile produzione in studio, soluzioni di songwriting più “aggiornate” e la particolare strumentazione: basso a sei corde, chitarre a otto corde, e ancora tempi dispari e armonie originali. Tutto questo e molto di più sono gli Haken ma non solo: Richard Henshall inizia un percorso parallelo il 9 agosto 2019 con l’uscita di “The Cocoon”, suo primo disco da solista, pubblicato il giorno dopo il suo trentacinquesimo compleanno. Regalo che non pochi musicisti sognerebbero di fare a sé stessi, specie visto il livello dell’opera di cui si parla. Un disco che racconta la maturazione di un artista mai così tanto capace di esprimersi appieno. Lavoro sentito, voluto, pensato in ogni dettaglio e impreziosito da svariate collaborazioni.
Presenti in formazione stabile il bassista Conner Green, membro degli Haken, e Matt Lynch, batterista dei Cynic, già collaboratore di Richard Henshall con i Nova Collective, un delirante progetto strumentale tra il progressive metal e il jazz-fusion a cui partecipano anche Dan Briggs, bassista dei Beteween the Buried and Me e Pete Jones, ex tastierista degli Haken. Tra i collaboratori esterni invece, nome più “caldo” è quello di Jordan Rudess, tastierista dei Dream Theater, seguito dal cantante degli Haken Ross Jennings, che presta la sua voce in un pezzo. Poi ancora David Maxim Micic, polistrumentista serbo; tre membri della band Bent Knee: il chitarrista Ben Levin, la bassista Jessica Kion e il violinista Chris Baum; il chitarrista italiano Marco Sfogli, collaboratore del progetto solista di James Labrie (cantante dei Dream Theater) nonché sostituto di Franco Mussida nella Premiata Forneria Marconi, con la quale ha registrato il diciassettesimo album in studio “Emotional Tattoos” (2017). Tutte collaborazioni che segnano un passo in avanti sia per Richard Henshall, perché suonare con Jordan Rudess non è affare di tutti i giorni, ma anche per altri artisti come i più “piccoliBent Knee, per i quali collaborare con Henshall può essere un trampolino di lancio. Un segno che il chitarrista degli Haken è ormai un certo nome, quantomeno nel panorama progressive metal. Fama e successo meritati, vista la discografia spettacolare degli Haken a cui va ad aggiungersi il capolavoro “The Further Side” (2015) con i Nova Collective e la gemma che è questo “The Cocoon”.
Crescita e nuovi inizi per l’artista, insomma, espressi già a partire dal titolo: “The Cocoon”, “il bozzolo“. Richard, privo di limiti, crisalide con gli Haken e ora farfalla, vola molto molto in alto. Tutto chiaro fin dal pezzo di apertura, Pupa, introduzione strumentale di appena due minuti e mezzo, sfruttata da Henshall per presentare i temi del brano seguente, la title-track The Cocoon. Pezzo da novanta, dieci minuti e mezzo di pura maestria. Richard, anche voce in quasi tutti i brani, non splende certo per tecnica canora, spesso mascherata da distorsioni e filtri. Lui ne è consapevole ed è bravo a non rendere mai la voce protagonista dei brani. Tutto guidato dagli strumenti quindi, con esperienza e mestiere. Spettacolare l’assolo di sassofono suonato dal jazzista Adam Carrillo, piazzato a sorpresa a metà della title-track su una base dalla metrica spezzata e strampalata, suonata su corde bassissime. Si prosegue con Silken Chains con David Maxim Micic, altra gemma di composizione e atmosfera il cui grandioso finale si spegne su delicate note di pianoforte. Un ponte aggraziato che conduce alla quarta traccia, la breve Limbo, quattro minuti sperimentali e psichedelici, uno dei pochi pezzi con la voce di Henshall sempre presente. Straniante forse ad un primo ascolto, ma capace di risucchiare l’ascoltatore senza lasciarlo più, tenendolo prigioniero – appunto – in un limbo sospeso.
Segue Lunar Room, ancora più allucinata, arricchita da Ben Levin e Jessica Kion che qui prestano le voci impreziosendo il risultato finale, la cui corona è l’assolo di chitarra di Marco Sfogli. Brano in cui la sperimentazione spinge gli artisti ad esplorare un territorio musicale vasto, pur restando sempre coerenti con ciò che si vuole trasmettere. Scrittura solida tra temi, variazioni e riprese, ancor più solida nel capolavoro granitico Twisted Shadows. Colonna portante di “The Cocoon” ed espressione del lato più “metallaro” di Richard Henshall, che sfrutta appieno il registro basso della otto corde sfondando amplificatori e muri, per poi sorprendere con una sterzata al gusto di jazz. Classe vera. Pezzo arricchito dalla voce di Ross Jennings, protagonista di un bel ritornello orecchiabile, e da un assolo impressionante – ma c’era bisogno di specificarlo? – di Jordan Rudess. Spettacolari gli intermezzi jazz, a dimostrazione che essere amanti del metal non preclude essere musicisti di classe, e le parti soliste di Henshall, sempre pronto a ricordarci che non è soltanto un compositore eccezionale ma anche un ottimo esecutore. Dopo il terremoto di Twisted Shadows, Richard corre in soccorso dell’ascoltatore lasciando uscire il lato più atmosferico e melodico della sua creatività nel brano di chiusura, Afterglow. Dopo una prima fase più riposante il pezzo decolla ed esplode, chiudendosi in un finale che prende tra le braccia l’ascoltatore e lo culla. Ciliegina sulla torta il violino di Chris Baum, qui elemento essenziale e non solo scelta “di gusto”. Le ultime note svaniscono, il disco arriva alla sua conclusione, 47 minuti volati via in un battito di ciglia, una perla dopo l’altra. Crisalide e poi farfalla. Benvenuto tra i grandi, Richard Henshall.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: