Ricardo Dias Gomes & Star Rover: “This Whole Emptiness” (2019) – di Ignazio Gulotta

La collaborazione fra il bassista e tastierista brasiliano Ricardo Dias Gomes, per anni nel trio di Caetano Veloso Banda Cè, e il duo newyorkese Star Rover composto dal batterista Jeremy Gustin (ha suonato fra gli altri con Albert Hammon Jr) e dal chitarrista Will Graefe (ha collaborato con gli Okkervill River e ha realizzato dischi solisti di matrice indie folk), è nata durante un viaggio a New York di Gomes e grazie all’intercessione di Arto Lindsay, per poi concretizzarsi con un tour europeo e con la realizzazione di “This Whole Emptiness” (Timballo Records 2019) in uno studio a Lisbona, città dove si è trasferito il musicista brasiliano. Il titolo dell’album è tratto da un verso di un suo componimento dedicato proprio al suo emigrare verso la città portoghese: il vuoto a cui fa riferimento potrebbe pertanto essere quello lasciato in lui dal dover abbandonare il proprio paese, ma non certo a un album che è invece ricco di spunti e di inventiva.
Il processo creativo è iniziato in studio partendo da alcuni spunti sui quali i musicisti hanno improvvisato, per poi fare un lungo lavoro di sovraincisioni che ha impegnato i tre sulle due sponde dell’Atlantico. La musica del trio potremmo definirla una sorta di post rock, siamo dalle parti dello slowcore di band come i Low, su cui si innestano l’anima nostalgica della bossa nova e una certa propensione indie. L’atmosfera che vi si respira è di un certo spaesamento, come nella traccia iniziale No Espelho, le cui immagini evocate dal testo rimandano al vuoto del titolo del disco o nella rarefatta e lirica A Pasada, ma anche la strumentale Hazel Club, col suo ipnotico giro di chitarra, evoca nostalgie lontane che ricordano i paesaggi hawaiani di Mike Cooper. In Swallow the Sky prevale un’atmosfera sognante e malinconica, le note della chitarra si stagliano solitarie nell’aria, il canto di Graefe sembra quasi un languido recitativo, mentre il synth aggiunge una nota misteriosa al tutto.
Excuse Me, la traccia che contiene il verso da cui è preso il titolo dell’album… ma ci sono tracce più assimilabili all’indie rock, come Happy Birthday, caratterizzata dai riff acidi della chitarra e dal cantato in inglese di Will Graefe, o la frenetica e rumorosa Farmàcia, con il drumming esuberante di Gustin, le distorsioni di Graefe e il basso vibrante di Gome in prima linea. Anche Excuse Me, la traccia che contiene il verso da cui è preso il titolo dell’album, è assimilabile per suoni e atmosfere a certe cose dei Mogwai o dei Giardini di Mirò. “This Whole Emptiness” inaugura in modo brillante la nuova etichetta Timballo ed è un album che intriga e funziona anche per la qualità degli arrangiamenti che, anche quando appaiono minimalisti, riescono a comunicare l’atmosfera emotiva che sottende a ciascun brano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://timballo.bandcamp.com/releases

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