Reportage: Nicosia… l’ultima capitale divisa d’Europa – di Salvatore Di Noia

Maggio 2017. Cipro è l’unico paese dell’Unione Europea diviso realmente in due. Da una parte l’etnia greca, dall’altra quella turca. Le lancette politiche sono ferme al 1974, quando l’esercito Turco occupò il Nord dell’Isola, provocando quasi 200.000 rifugiati. Dal 1974 l’isola di Cipro è infatti divisa dalla “Linea Verde”, un serpentone di 130 chilometri di fortificazioni, filo spinato, cumuli di sacchi di sabbia, reti metalliche, muri di cemento, abitazioni murate e cavalli di Frisia che tagliano in due il Paese da una spiaggia all’altra, separando la Repubblica di Cipro (greco-cipriota) dalla sedicente Repubblica Turca di Cipro Nord (turco-cipriota). Nel nostro viaggio ci soffermiamo soprattutto sulla capitale, Nicosia, dove i segni del conflitto sono evidenti lungo quella “terra di nessuno” che è l’area cuscinetto a ridosso della “Linea Verde”. Si vedono ancora i colpi delle granate sugli edifici, le case sventrate, i veicoli abbandonati lungo la zona di confine presidiata dai soldati dell’ONU. La Capitale delle due repubbliche è attraversata da un muro proprio come era la Berlino del secondo Novecento. Nella parte greca si respira un’aria candida in cui numerose chiese ortodosse e bandiere bianco-blu simboleggiano l’appartenenza all’etnia greco-cipriota; in quella turca, svettanti minareti, enormi vessilli con stella e mezzaluna ed il canto del muezzin ricordano che le coste turche di Anamur sono a meno di 80 chilometri di distanza. Per attraversare il confine disegnato dalla guerra occorre attraversare il checkpoint di Ledra Street, il corso principale di Nicosia adorno di balconi in stile liberty d’epoca coloniale. Un tempo era il luogo del passeggio domenicale, oggi è il simbolo della divisione. Un doppio controllo da parte di ambedue i doganieri e le “porte” della Repubblica Turca di Cipro Nord (o semplicemente Cipro Nord) si spalancano. Una repubblica auto-proclamata e non riconosciuta dalla comunità internazionale che si estende nella zona settentrionale dell’isola di Cipro dal 1983, nelle zone occupate e controllate dall’esercito turco dopo l’invasione turca di Cipro del 1974. Solamente la Turchia riconosce la dichiarazione di indipendenza della RTCN, che al contrario è stata dichiarata non valida dal punto di vista giuridico da due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Entrare a Cipro Nord è come insediarsi in un limbo, dato che come si legge sul sito della Farnesina, “qualsiasi problematica che coinvolga viaggiatori italiani nella parte turco-cipriota subisce le limitazioni derivanti dal non riconoscimento e dalla conseguente impossibilità, per le Autorità italiane, di contatti ufficiali con le Autorità di fatto che controllano Cipro del Nord”. In parole povere, se vi succede qualcosa arrangiatevi…. La “Linea Verde” su cui si distende Nicosia è assopita sotto un sole caldissimo. E’ Maggio, e fa già un caldo torrido. La linea di confine, è sorvegliata da mille occhi invisibili, in cui telecamere, torrette di osservazione, checkpoint e reticolati celano spesso militari di ambedue gli schieramenti che si osservano e si scrutano. Lungo via Zahara, nella parte turca della Città, le finestre che si affacciano sul confine disegnano un’impressionante sfilata di persiane chiuse, secondo molti, appositamente serrate per celare i soldati turchi che controllano dall’alto il vallo presidiato dalla forza di pace dell’ONU, ricavato nel fossato antistante le antiche mura veneziane. Poco oltre, un altro checkpoint, questa volta sotto il controllo dei greci. Nei pressi si trovano le gigantografie di Isaac Tassos, l’attivista greco-cipriota che nel 1996 venne ucciso a bastonate dai nazionalisti turchi dei Lupi Grigi mentre cercava di forzare la zona cuscinetto, il tutto in diretta tv sotto gli occhi attoniti del mondo. Fortunatamente oggi è tutto molto più tranquillo e circa 20 milioni di turisti hanno attraversato il check point di Ledra Street nell’ultimo decennio. Nell’animo dei ciprioti però, la lacerazione è ancora presente. Nelle scuole ai bambini greci viene riproposto il mito dell’ellenismo insidiato dai mori, mentre i giovani turchi imparano l’altro lato della storia. Si parla di riunificazione a Cipro, molto frequentemente, perché la voglia di pace è tanta, ma ancora maggiori sono i sentimenti di odio e pregiudizio che nascono dagli orrori dalle tragedie del passato. Paure e timori che si ergono al di sopra della dimensione del muro che divide una città, una capitale, un’isola, un Paese intero, assopito in mezzo al Mediterraneo, la cui forma ricorda una chitarra dal cui eco si sente solo il suono del mare.

Foto e articolo di Salvatore Di Noia ©
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