Reinhard Kleist: “Nick Cave – Mercy on me” – di Francesca Spaccatini

Reinhard Kleist (Colonia, 1970) illustratore e fumettista tedesco, dopo essersi occupato (nell’ambito musicale che lo ha visto anche come illustratore di cover per la Bear Family Records e collaborazioni con altri illustratori, come nel caso di “Elvis” con Titus Ackerman) della biografia di “Johnny Cash – I see a darkness”, ha dato forma e vita alla storia di un altro celebre cantautore: Nick Cave – Mercy on me”. Un’opera preziosa e bizzarra in cui il mondo reale e quello immaginario dell’artista si intrecciano perfettamente fino a confondersi. Il libro è suddiviso in cinque capitoli, di cui quattro portano il nome di canzoni dell’artista:The hammer song, Where the wild roses grow, The mercy seat, Higgs boson blues; mentre il terzo capitolo, riprende il titolo del suo primo romanzo, And the ass saw the angel”. Ad accompagnare per mano il lettore, in viaggio nella vita di Nick Cave sono i personaggi descritti nei capitoli: il giovane cowboy, la candida Elisa Day, il muto Euchrid, il giustiziato a morte che è quasi completamente innocente e, per finire, il defunto cantautore Robert Johnson. Ognuno di loro è accomunato da un senso di insoddisfazione e ribellione nei confronti del loro Demiurgo, che nonostante gli inciampi riesce sempre a sollevarsi fino a toccare l’immortalità. Il Dio Nick, infatti, prima li ha plasmati, poi li ha reclusi in mondi e vicende nefaste e, infine, li ha fatti morire tragicamente. I disegni sono in bianco e nero, come le vesti che Nick Cave indossa sul palco. Quel nero che richiama le tenebre dalle quali emergono i suoi personaggi, che non sono altro che versioni distorte di se stesso, creati per esorcizzare la paura di un fallimento. A volte ho la sensazione che i fantasmi del passato siano una moltitudine che lotta per spazio e riconoscimento. Non sono più contenti di essere tenuti laggiù, nel buio. Ci sono stati troppo a lungo. Sono arrabbiati. Stanno raccogliendo le forze e richiedono attenzione, si aprono un varco verso il futuro e ci aspettano là. Li ho ricordati abbastanza? Li ho onorati a sufficienza? Ho fatto del mio meglio per tenerli in vita?” (tratto dal documentario Nick Cave: 20.000 days on earth). Reinhard Kleist illustra in modo dettagliato la determinazione di un uomo con un sogno in tasca; nato a Warracknabeal, un paesino, in Australia, disposto a tutto pur di realizzarlo, tanto da divenire un esule, che girovaga per il mondo, toccando Londra, Berlino e San Paolo. Un sogno di trasformazione, poiché egli voleva diventare qualcosa di grande sin da piccolo. Alcuni temono i cambiamenti, ma tu, tu hai paura che tutto resti com’è, non è vero? chiede Euchrid a Nick. Tutto ciò che l’ artista brama è riuscire a distinguersi dagli altri, superare la transitorietà umana realizzando qualcosa di Bello, trasmettere al mondo, attraverso la musica, quello che sta sotto la superficie delle parole. Obiettivi ambiziosi, questi, che non ha mai perso di vista, sin dai primissimi passi post-punk con The boys next door, poi con The Birthday Party ed infine con The Bad Seeds; che hanno richiesto un duro lavoro di semina giunto finalmente  a maturazione. È ben noto infatti per la sua teatralità che porta sul palco e per l’irruenza con la quale s’impossessa del suo pubblico, fino a trasformarlo. Un’atmosfera che si attacca addosso anche a concerto finito, un paio di occhiali nuovi che cambieranno per sempre il modo di guardare e giudicare uno spettacolo. La graphic-novel descrive sapientemente i tre momenti che hanno contraddistinto la vita e la carriera di Nick Cave: dall’oscurità si passa alla dipendenza e infine alla salvezza. Leggere quest’opera è come aprire il vaso di Pandora, dal quale escono gli spiriti maligni fatti materia, specialmente quello del vizio e della pazzia, realizzati con immagini forti che potrebbero invadere la zona onirica del lettore… ma è anche un’occasione per immergersi nello stravagante mondo anni 80: dai sudici club new-wave londinesi alla Berlino dell’industrial ancora divisa da quel muro e per niente noiosa. Una matriosca che contiene i primi germi del genio di un artista, le radici dalle quali ha preso linfa la grande quercia che ora è. Qualcosa che rispetta e impreziosisce l’animo inquieto di Nick Cave, alla costante ricerca di vedette privilegiate di osservazione, per forgiare quel mondo maledetto che ha in mente, scaturito perlopiù dai drammi presi in prestito dalla realtà. Al contempo arricchisce chi ha la fortuna di goderselo questo libro, ma soprattutto chi ha la pazienza di cogliere anche il più piccolo dei riferimenti, perché qui i testi e le poesie del grande Dio la fanno da padrone, creando un bosco e un sottobosco tutto da esplorare.

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