Red Kite: “Red Kite” (2019) – di Maurizio Pupi Bracali

Dalla Norvegia con furore. Il furore è quello chitarristico di Even Helte Hermansen che si avverte in più di uno dei cinque lunghi brani di questo scintillante album di jazz-rock da lui interamente composto e, se la definizione jazz-rock evoca scenari americaneggianti di stampo fusion tipo Marcus Miller, Stanley Clarke, Wayne Shorter et similia, accantoniamo quell’idea poiché qui siamo da tutt’altra parte. L’inedito quartetto norvegese è infatti formato da provetti strumentisti provenienti tutti da notevoli esperienze rock di matrice hard e heavy che si mettono in gioco in questo omonimo album d’esordio (Rarenoise Records 2019) realizzando una stupefacente e avventurosa miscela di rock, jazz, progressive e psichedelia. Magnifico esempio è 13 Enemas For Good Luck, dal riff metronomico (Trond Frønes al basso elettrico) sul quale svisano le tastiere liquide di Bernt André Moen e la fiammeggiante chitarra di Hermansen. Flew A Little Bullfinch Through The Window è invece il titolo più lungo per il brano, bellissimo peraltro, più breve e rilassato del lotto, dove anche la chitarra si prende una pausa momentanea dal furore citato per distendersi lieve e più serena. Ma appunto è solo una pausa: guidati dalla funambolica batteria di Torstein Lofthus, incalzante e instancabile per tutto il brano, ecco che Focus Of Insanity, il gioiello principale di questo piccolo scrigno di tesori musicali, riporta tutto a momenti scintillanti e vibranti che ricordano al meglio la strepitosa Mahavishnu Orchestra di un altro grande chitarrista quale John McLaughlin, mentre un liquidissimo piano elettrico è il protagonista della lenta e narcolettica You Don’t’ Know, You Don’t Know, intrisa di una psichedelia prog dall’indiscutibile fascino. C’è spazio anche per una splendida cover: Ptah, The El Daoud è un famoso brano di Alice Coltrane nel suo migliore periodo di jazz spirituale, qui riconvertito in un amalgama di sonorità psicojazz dal tema reiterato, sul quale svettano e svisano meravigliosamente piano e chitarra elettrica. Album eccentrico e originale che travalica i generi e che potrebbe piacere ai fan della già citata Mahavishnu Orchestra e, perché no, anche a quelli dei King Crimson più strumentali e oltranzisti.

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