David Gilmour: “Rattle That Lock” (2015) – di Magar

Quando nel 2015 uscì “Rattle That Lock”, ultimo album in studio di David Gilmour, l’evento si rivelò una piacevole sorpresa. Non tanto per la pubblicazione in sé che s’attendeva da tempo ma piuttosto per la qualità che la storica chitarra dei Pink Floyd profuse nel disco. Tanto più che l’incisione precedente (“On an Island” del 2006) era davvero bruttino, e anche il disco uscito con il marchio della Band (“The Endless River” del 2014) aveva suscitato non poche perplessità. In questo caso ci troviamo invece di fronte a un lavoro ben fatto, suonato davvero alla grande e con una serie di brani ottimamente strutturati, alcuni dei quali sicuramente di grande livello. L’iniziale 5 A.M. ci presenta il classico suono liquido della chitarra di Gilmour che sembra arrivare direttamente dalla coda di Shine On You Crazy Diamond, con il suo incedere crepuscolare e maestoso: tre minuti di suono classico che aprono piacevolmente il disco. Subito dopo eccoci a Rattle That Lock, brano di tutt’altra specie, ritmato e decisamente rock, con la parte cantata molto efficace e un arrangiamento elegante e pertinente.
Gilmour suona come sa, e la sua chitarra riporta alla mente assoli di parecchi anni fa, quando il vinile regnava indiscusso e i dischi dei Pink Floyd erano una parte importante della discoteca di ognuno di noi. Faces Of Stone è un brano più intimo, delicato, introdotto dalle note del pianoforte a cui fanno seguito la chitarra acustica e la parte cantata, che ha un tono caldo e suadente e richiama alcuni brani della produzione floydiana, senza tuttavia esserne schiavo. Il suono di Gilmour è certamente riconducibile a quelle storiche pagine di musica, logica conseguenza del fatto che ne era uno dei principali protagonisti, ma il tocco personale di questi brani ne fa una cosa a sé, pur se i binari sui quali scorrono sono paralleli. 
A Boat Lies Waiting prosegue su questo tono, rilassata e molto tenue, con un bel pianoforte a dettare la melodia e il tappeto sonoro sottostante che in certi tratti può ricordare alcuni passaggi di The Dark Side Of The Moon. Una canzone tipicamente anni settanta che mi ha ricordato il modo di fare musica degli ultimi Beatles
Dancing Right In Front Of Me aggiunge un altro tassello a questa elegante trama, attraverso la quale Gilmour dà voce alla sua vena compositiva più intima e personale. Gran bella canzone, che conferma la qualità di quel che stiamo ascoltando: un album costruito con passione che suona affascinante e coinvolgente. Quando alla fine la chitarra elettrica si fa sentire, seguita da un bellissimo pianonoforte e sostenuta dagli archi, siamo tutti già innamorati di “Rattle That Lock”Un fischiettare lontano introduce In Any Tongue, brano maestoso e suggestivo il cui impasto sonoro delinea chiaramente l’universo musicale di David. Un’altra grande canzone. Beauty mostra l’anima più lisergica dell’autore, restando sospesa nell’aria per molto tempo. Un brano strumentale che nei suoi quattro minuti abbondanti disegna paesaggi sonori molto sofisticati. The Girl In The Yellow Dress ci riporta a terra, con il suo incedere jazzato e notturno: è certamente la canzone più atipica dell’album ma, proprio per questo, è incredibilmente bella. Una tromba discreta e un sax più presente racchiudono un pezzo che potrebbe diventare un classico nella scaletta di molti cantanti di genere. Atmosfera fumosa, da piano bar o jazz club che rende memorabile l’ascolto. 
Today è un brano che inizia sospeso tra il coro e il drappo sonoro creato dalle tastiere, per poi svelarsi in un ritmo deciso e pulito che sostiene una melodia destinata a crescere dopo ogni ascolto. Forse meno immediato di altri, ma un pezzo di notevole spessore. Il decimo e conclusivo brano dal pertinente titolo, And Then… ci riporta all’inzio del disco, chiudendo magistralmente il cerchio e fornendoci l’alibi giusto per tornare ad ascoltarlo. Anche qui la chitarra ci prende per mano, consegnandoci le chiavi del regno sonoro di Gilmour, del quale tutti in fondo siamo in qualche modo sudditi. Occorre precisare che David ha composto le canzoni assieme alla moglie Polly Samson, con la quale evidentemente condivide molte visioni. Rattle That Lock” è una bella boccata d’ossigeno per i fans dei Pink Floyd, ma anche per tutti coloro che si aspettano il naturale evolversi di quel glorioso e irripetibile periodo che ha fatto la storia della musica.

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