Ramones: “I Believe in Miracles” (1989) – di Scala&Servilii

Da quando Libero aveva visto andar via sua moglie, aveva cambiato ogni sua abitudine quotidiana. Dormiva sul divano davanti al camino d’inverno e sull’amaca in veranda durante le calde notti d’estate. Non aveva più orari, mangiava quando aveva fame, dormiva quando aveva sonno, per una fisiologica e salvifica regressione a ritmi più naturali. Non beveva più vino, alternava gintonic a whiskey torbati, non apriva un libro da mesi e aveva regalato l’unica televisione presente in casa. Da qualche giorno aveva iniziato a negarsi anche alle visite di suo figlio e dei pochi amici in grado di comprendere lo strano rapporto che aveva con Stella, trascorreva le sue giornate in solitudine e silenzi, anestetizzato da un dolore che ormai sembrava non sentire nemmeno più. Proprio lui che, fino ad allora, era stato sensibile a qualsiasi minima vibrazione emotiva. Poi, per un accidentale incastro di eventi, le cose cambiarono, ma per un solo e unico dettaglio: Libero conobbe il punk, quello che va all’altare a braccetto con il rock più puro.
Tra le cose che non era ancora riuscito a dar via c’era una vecchia radio, quella che Stella accendeva ogni volta che si concedevano l’intimità di parlare del loro amore, stonato e perfetto, davanti a un bicchiere di vino rosso. Una mattina si svegliò dopo aver sognato Stella che danzava intonando parole incomprensibili e decise di seguire i sincronismi onirici. Così accese la radio ormai muta da un tempo incalcolabile, si fece coraggio e sfidò il rischio di un’emozione che avrebbe potuto travolgerlo come un tir in pieno viso. Alzò il volume al massimo e un ritmo inaspettato ebbe il potere della carica esponenziale di un defibrillatore. Erano i Ramones: “I used to be on an endless run / Believed in miracles ‘cause I’m one / I’ve been blessed with the power to survive / After all these years I’m still alive / I’m out here kickin’ with the band / I am no longer a solitary man / Every day my time runs out / Live like a fool, that’s what I was about / Oh, I believe in miracles / Oh, I believe in a better world for me and you / Oh, oh, I believe in miracles / Oh, oh, I believe in a better world for me and you”.
Come in preda al morso di una tarantola Libero iniziò a dimenarsi in movimenti scomposti e a gridare quelle parole come se le avesse da sempre conosciute. Era un uomo solitario e viveva come un folle, ma era sopravvissuto a quel dolore. Quello che aveva dimenticato, però, era che (cazzo, sì!) credeva ancora nei miracoli e non poteva che ripeterselo, gridandolo così forte che, quando la canzone finì, non aveva quasi più voce. Si sdraiò a terra senza forze e si sussurrò per l’ultima volta “I believe in miracles… I believe in a better world for me and you”. Si addormentòsul pavimento della cucina. Quando aprì gli occhi sapeva già cosa avrebbe fatto. Prese l’ultima bottiglia di vino rimasta, se ne versò un bicchiere e affidò il resto al suo destino nel lavabo. Prese una vecchia carta da lettere, ingiallita ma resistente, e una penna dall’inchiostro indelebile. Scrisse tutto il testo di quella canzone che gli aveva ridato vita e la inserì nella bottiglia, sigillandola poi con la cera di una candela che aveva illuminato tante volte le sue misere cene. Poi viaggiò verso la scogliera, dove aveva salutato Stella per l’ultima volta. Fece un lungo respiro e gettò la bottiglia in mare affidando alle onde, anche stavolta, il suo destino.
Solo che, questa volta, le onde risposero. Inizialmente con un gorgoglio tenue, scambiato da Libero per il frastuono frammentato di un tuono appena fecondato. Poi il rumore si gonfiò con una velocità implacabile, ora simile all’eco crescente di una frana. La terra cominciò a vibrare e il mare lentamente a ritrarsi. Il raziocinio di Libero prese a correre frenetico nella sua testa, andando a sbattere sulle pareti del cranio come un uccello chiuso in una stanza che sbatte sulle pareti per effetto del panico. Pensieri sconnessi: “Oh cazzo, stavolta ci rimango secco, devo avere un tumore al cervello”, e poi ancora: “Stella ti amo” e “Grazie Dio dei sociopatici per avermi fatto conoscere i Ramones nel giorno dell’apocalisse”. Sulla cima di quella scogliera tremava con un’espressione trasfigurata e allucinata, simile a “L’urlo di Munch”. La terra a un tratto smise di tremare e il rumore agghiacciante, dopo aver raggiunto il suo apice, diminuì. Il mare continuò a ritrarsi come se la Luna, uscita dall’orbita, avesse preso a succhiare acqua e sale con una cannuccia gigante, per una bassa marea degna di un film catastrofista.
Solo che non era un film. E intanto gli uccelli presero a fuggire in massa rigando il cielo e quasi coprendolo del tutto. Infine la linea dell’orizzonte salì, prima quasi impercettibilmente, poi sempre di più, un orizzonte nero come una miniera senza sbocchi o come il cuore tormentato di Libero, che libero non era mai stato. Un ultimo pensiero si mise a lampeggiare a intermittenza nel caos dei suoi pensieri: “Io non credo in Dio ma credo nei miracoli, in un mondo migliore per noi, esistono infiniti mondi”. L’orizzonte salì, il muro d’acqua si avvicinò sempre di più alla scogliera, un muro simile a un sipario di schiuma ad avvolgere il mondo tangibile. Libero non riusciva a capire se la catastrofe fosse personale e onirica, o un evento eccezionale, indifferente alla sua storia. Dubitava di quest’ultima ipotesi. Si inginocchiò sull’erba e allargò le braccia aspettando il mare in rivolta, le allargò per abbracciare il suo lutto e il suo delirio. “Esistono infiniti mondi”.

I used to be on an endless run / Believed in miracles ‘cause I’m one
I’ve been blessed with the power to survive / After all these years I’m still alive
I’m out here kickin’ with the band / I am no longer a solitary man
Every day my time runs out / Live like a fool, that’s what I was about
Oh, I believe in miracles / Oh, I believe in a better world for me and you
Oh, oh, I believe in miracles / Oh, oh, I believe in a better world for me and you
Tattooed your name on my arm / I always said, “My girl’s a good luck charm”
If she can find a reason to forgive / Then I can find a reason to live
I used to be on an endless run / Believed in miracles ‘cause I’m one
I’ve been blessed with the power to survive / After all these years I’m still alive
Oh, I believe in miracles / I believe in a better world for me and you
Oh, oh, I believe in miracles / Oh, oh, I believe in a better world for me and you
I close my eyes and think / How it might be? / The future’s here today
It’s not too late, it’s not too late /
I believe in miracles
I believe in a better world for me and you / Oh, I believe in miracles
I believe in a better world for me and you / All right.

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