“Ramona” – di Lorenzo Scala

Non vedo Ramona da molti anni e non la vedrò mai più, in qualche modo però è rimasta e rimarrà nascosta dentro la puzza dei miei vestiti per sempre. Scrivo questo perché a dodici anni dicevano tutti che puzzavo, soprattutto quelli del “Bar-collo”, che poi come dire, si definivano miei amici, ecco. Mi prendevano in giro ma non ci rimanevo troppo male perché un poco era vero che puzzavo. Ho provato a confondere l’odore con saponi e cose così, ho persino iniziato a fumare per mischiare la mia puzza a quella del tabacco forte delle Ms di mio padre. Dopo la partenza di Ramona per tutta una serie di questioni non li ho più voluti vedere, quelli del “Bar-collo” si sono rivelati più che altro degli stronzi, ecco. Degli stronzi belli e buoni persino con me, sempre pronto a offrire cornetti e cappuccini, specialmente quando me li chiedevano, che a ripensarci forse ero un poco patetico, ecco. Lo sapevo, sto divagando, non ho nemmeno iniziato e già mi sono perso. Lo psichiatra è stato chiaro.”Tu”, mi ha detto, “quando parli di Ramona ti illumini, la tua faccia si distende e il tuo respiro rallenta, diventi addirittura propositivo. Scrivi di lei. Ma concentrati e non rincorrere le farfalle”. A me non piacciono le farfalle, a me piace il calcio. Mi piace la burrata. Mi piace Ramona, anche. Mi piace Ramona più di tutto. Ramona con le trecce. Ramona con la bocca che mi faceva venire caldo e sudare la fronte, con quei vestitini di stoffa tutti d’un pezzo con le spalline e la gonna larga più in basso. Ramona che quella volta seduti sul bordo del fontanile giù ai prati, lontano dalla piazza con le sue solite facce, ha allargato le sue piccole cosce abbronzate… e il mio sguardo arrampicandosi su quelle calze bianche si è tuffato infine in quelle mutande celesti. Faceva quel tipo di caldo che se stai seduto e ti alzi di scatto poi ti gira la testa e ti devi risedere. Per questo stavamo al fontanile, seduti sul bordo parlavamo di scemenze e mettevamo i piedi a mollo. Quella è stata una delle ultime volte in cui siamo stati insieme. La ricordo come fosse ieri, quella giornata, Ramona mi parlava di un gruppo che la faceva andare giù di matto, impazziva per certi tipi assurdi: I Ramones. “Dovresti sentirli, riescono a tirare fuori dei motivetti allucinanti, vestono uguali ma sono tutti diversi e litigano spesso ma stanno sempre insieme, a vederli sembrano dei fumetti assurdi, tipo Braccio di Ferro col chiodo”. Io la ascoltavo senza seguirla realmente, eccitato come ero, intento a seguire con le narici le tracce del suo odore al sapore di sudore, shampoo e pelle giovane. Improvvisamente, come se mi avesse letto nel pensiero mi guardò e disse: “Te hai un odore strano lo sai vero? Però non è così tremendo, ha un qualcosa di primordiale… cioè no… di animale, hai pure parecchia pancia da buttare giù, lo dico per te sai? Stai sempre con il fiatone… comunque non sei da buttare via. Perché offri sempre le cose a chi ti prende in giro? Quelli del bar fanno gli spacconi ma te lasciali perdere capito? Certe volte mi sembri un po’ scemo”. Io avevo fatto cenno di sì con la testa ma ero ancora abbastanza sconvolto dalla vista delle sue mutande e dalle sue gambe e da tutto il resto… così mi sentivo a metà tra l’umiliazione e l’eccitazione più spinta e insieme queste emozioni mi facevano venire il fiatone anche se stavo fermo e il cuore sembrava un cane randagio che correva appresso a un osso che volava. Lei aveva capito come mi sentivo, anche se avevamo la stessa età è sempre stata più grande di me. Sapeva che mi sentivo un disastro, mentre lei sapeva di essere magica e sapeva che io ero stregato. E poi lei mi voleva bene perché io la facevo sentire importante, ecco. “Avvicinati, dai scemo! Perché ti imparanoi? Vieni qua!”. Mentre lo dice il suo sorriso è come aria compressa nel mio cuore. Mi sono avvicinato e così eravamo spalla a spalla, seduti sul bordo del fontanile, sempre con i piedi nell’acqua, nessuno intorno.  Lei senza troppi se o troppi ma ha messo la mano tra le mie gambe e ha iniziato a massaggiarmi, delicata senza fermarsi come acqua che scorre però in circolo. Non posso descrivere fino in fondo cosa ho provato. Un  fiume di piacere. All’inizio è stato strano, mi sentivo confuso e non provavo niente, anche se capivo che avrei dovuto provarlo. Poi, inarrestabile come un camion di frutta giù per una discesa senza freni, è arrivato il piacere. Avevo la bocca spalancata e facevo suoni strani quasi da femmina. Dopo pochi secondi Ramona ha stretto la presa rimanendo ferma. Sentivo il peso di quel piacere come la meraviglia di un miracolo. Sotto quel peso e sotto quel calore il mio primo orgasmo, ecco. Non tolse subito la mano, aspettò che il mio respiro tornasse regolare. Infine mi sorrise. Da quel giorno non faccio altro che ascoltare i Ramones: il gruppo più figo e tosto del pianeta terra, ecco.

Illustrazioni Benito Sereno © tutti i diritti riservati 
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