Rammstein: “Ramm4” – di Bruno Santini

“Ecco il sole, il vecchio dolore” (Hier kommt die Sonne, das alte Leid) è il verso con cui prende avvio Ramm4, pezzo inserito nella scaletta tour del 2016 dei Rammstein e con cui ha preso avvio ogni concerto della band tedesca nell’anno appena trascorso. Un pezzo che (a partire dal fatto che il titolo è ancora un’ipotesi e non è stato del tutto confermato) fa dell’intrigo e della particolarità le sue caratteristiche fondamentali. Andiamo per ordine: innanzitutto, i Rammstein rientrano sulla scena prepotentemente, tornando a far discutere. Infatti, dopo anni dall’ultimo album (Liebe ist für alle da” del 2009) la loro carriera era giunta ad un periodo di improduttività artistica: in altre parole, si basavano sul lavoro che già li aveva portati al successo e, sfruttando la celebrità acquisita in tutto il mondo, avevano realizzato tour popolarissimi, tra cui quello in America, anche documentato; ma si sa, la vena artistica ritorna sempre e bussa violentemente alle porte di artisti che osano adagiarsi… e i Rammstein, nel corso della loro carriera, hanno dimostrato di saper sempre cogliere egregiamente le opportunità. Il nuovo album, a detta di Till Lindemann, dovrebbe uscire verso la fine del 2017, dopo la scaletta estiva che li vedrà impegnati dall’Islanda alla Francia, passando per New York e, se non dovessero riuscirci in quest’anno… c’è sempre il 2018. Insomma, il loro nuovo album è sempre un grande interrogativo, sono ormai quattro o cinque anni che si sentono (talvolta spacciate per vere) voci di corridoio, ma anche questo è mercato. Ritornando a Ramm4, non si può far altro che sottolineare quanto sia importante, a questo punto della carriera, un pezzo del genere per la band. Per vari motivi: perché è un collage di vecchi pezzi, e dunque riporta in auge i grandi capolavori del passato (Amerika, Reise Reise, Ich du dir weh… per citarne alcuni) riadattandoli in un contesto in cui, semplicemente citando i titoli e mettendoli in ordine, si riesce a comprendere un pezzo con senso logico e anche piuttosto accattivante. Perché sintetizza il valore non solo artistico ma anche ideologico della “Die Band” (Auferstanden aus Ruinen”, uno dei versi più ripetuti della canzone, è stato l’inno della DDR dal 1949 al 1990). Perché, soprattutto, è l’inizio spettacolare che ognuno (che spende un pezzo di stipendio che magari non ha per un concerto) si aspetterebbe. Lo si sa, ormai è noto, i concerti dei Rammstein non sono mai banali: ad accompagnare la martellante musica c’è sempre un’ora e mezza di effetti scenici, esplosioni, fuochi, sketch comici o più seri. Insomma, nel complesso la si può ritenere una totale rappresentazione artistica, che sa conciliare in sé musica e potenti effetti cinematografici. Ricordiamocelo, perché non è irrilevante, è pur sempre una metal band; ma nel gusto teatrale dei Rammstein non c’è solo l’esagerazione di sei individui che vogliono martellare e far fracasso. C’è anche un processo secondo il quale chi è artista si rende conto di essere in una certa posizione sociale e capisce, allo stesso tempo, che qualcuno si aspetta qualcosa da lui. Quanto sarebbero efficaci, senza questo presupposto, i concerti della band tedesca? Lo spettatore è sempre un essere umano con le proprie sensazioni e, nella maggior parte dei casi, di un qualsiasi loro concerto ricorderà con particolare impressione Engel (per citarne una), perché, mentre canta, Lindemann si fa trasportare da un imponente paio d’ali e, come non ricordare Ramm4 allora, se già nel momento precedente al suo avvio, troviamo i due chitarristi che scendono su delle pedane, il frontman che giunge con un cilindro nero e  Dottor Flake (il pianista) che suona camminando su un tapis-roulant? Ramm4 è Glück für Menschen und Maschinen” (Fortunatamente per persone e macchine) ma soprattutto per la band, che ha così trovato il modo di introdurre al meglio i propri concerti e collegare pezzi che, altrimenti, sarebbero sparsi secondo un semplice gusto personale. Tuttavia, non dimentichiamoci mai che, in fin dei conti, si tratta solo di una canzone; perché è pur vero che i Rammstein sono abili sibille, anche molto bravi nel crear seguito, ed è vero anche che i loro concerti sono un tripudio di più elementi, quasi fossero dei “suicidi amorosi” in cui ognuno decide di eclissarsi e nascondersi in quelle due ore, per saltare o cantare, (che il tedesco lo conosca o no) sentendosi coinvolto. 

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