Rai: “Aveva Ragione Cobain” (2018) – di Marco Valerio Sciarra

Fai partire il disco e ti sintonizzi con la dimensione spazio temporale di Rai… ti ritrovi catapultato in maniera del tutto inaspettata in un mondo sospeso che sembra passato (anche rétro) e invece è oltre il presente… Forse il futuro? Non so… probabilmente è l’elettronica usata come base in questo suo ultimo “Aveva Ragione Cobain” che trasmette questo effetto. Intanto il primo brano, La Notte Del Trentuno, apre la programmazione e pompa portandosi via tutti i buoni propositi come cita il testo. La musica trascina e i versi, in maniera diretta e vissuta, raccontano storie di tutti i giorni, anche toccanti, come succede in Un Finale Di Nolan. L’atmosfera sale di tono fino a Bombe. Inevitabile trovarsi a canticchiare “piovono bombe sopra i SUV bianchi”, esaltando la voglia di lasciarsi andare, muovere il corpo, fuggire dalla città, dalle chiusure mentali, dagli impasse esistenziali. La divertita propensione distruttiva assume tinte anche romantiche.  Amish si concede una tregua melodica per raccontare una visione di una presa di coscienza… per poi non resistere alla voglia di tornare ad esplodere e capire finalmente su cosa Aveva Ragione Cobain. Per affrontare una realtà in cui il populismo dilaga e il buon senso si dilegua serve ammettere, serve capire che aveva ragione Kurt Cobain. Chiude la programmazione: Lo Yeti Impacciato,  che parla di limiti interiori e fallimenti. Forse il brano più tirato a livello emotivo… e lascia con un retrogusto di malinconia. Questo il palinsesto proposto da Rai (diminutivo di Lorenzo Raimondi, come gli amici hanno sempre chiamato il musicista di Lodi); molto più interessante e coinvolgente di quello che potrebbe proporre la RAI, la nostra amata Mamma RAI (ormai Nonna). Molto più intrigante. Incredibile poi come osando muovere il braccio oltre lo schermo tutto si dissolva e tutto sia così concreto. Sembra vicino e lontano nello stesso tempo ma ti risucchia con tutto il corpo. Di questa dimensione qualcosa ti appartiene, come se ce l’avessi dentro da sempre. Una volta all’interno è difficile uscirne. Da questa piacevole malinconia elettronica è impossibile distaccarsi…

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