Radiohead: “Karma Police” (1997) – di Lorenzo Scala

Ragazzina a volte ho avuto l’impressione di scorgerti per quella che eri, nelle giornate in cui i temporali scuotevano gli alberi e rigiravano la spazzatura nelle strade, rintanati dentro un bar con una tisana alle erbe fumante sotto i nostri grugni cigolanti. I tuoi occhi pulsanti nei cataclismi, le espressioni perse nei subbugli interiori. Ragazzina non sono sicuro che fossi realmente di fronte a me. Il Karma ci ripaga con monete avvelenate e fa bene a farlo. Il Karma fa quello che deve fare, come un indulgente poliziotto dello spirito“Polizia del Karma, arresta quest’uomo, parla in matematico, ronza come un frigorifero”. Forse eri solo nella mia mente. Ragazzina ti confesso che ho creduto in te anche se eri solo il seme di un pensiero futuro. L’orto del mio spirito coltivato a graminacee, niente da raccogliere e pochi residui di umanità da scorgere. Come una sdraio me ne stavo ripiegato, la mia visuale mi permetteva di vedere solo le mie ginocchia, spesso sbucciate. Amavo te, trasparente e contrariata nell’osservarmi, con la frangetta nera  e due guance madreperla, mi scompigliavi i capelli con la tua mano invisibile. A volte ti ho confuso nella bellezza di qualche fugace passante. Ti ho sempre tenuta nascosta… sotto la protezione del mio chiodo, mi tenevi compagnia, evanescente, impalpabile ma eri comunque reale, con la totalità della tua assenza. Le tue scarpe sgualcite erano la riserva dell’amore che avevo, compresso e contorto nel mio petto. La tua visione inconscia a volte faceva più male che bene, “ho dato tutto ciò che potevo, non è abbastanza” e allora giù a sbattere la testa su  libri ingialliti, a sgambettare come un astronauta sulle galassie del pensiero: Max Stirner e quell’impiastro di Apollinaire, entrambi goffi e impacciati,  mi davano pacche sulle spalle, mi accendevano i neuroni dopo averli cosparsi di benzina. Ragazzina te ne stavi sdraiata accanto a me, sul prato di un parco con la tua Peroni e il tuo smalto nero. Non eri la sola a tenermi compagnia. Ogni tanto infilavo le cuffiette del mio walkman, i Radiohead mi cullavano con le loro nenie scure e romantiche, crepuscolari e sovversive. A volte mi veniva da sorridere caustico, mi sentivo un cazzo di cliché. Polizia del Karma pensaci te (Karma Police), questo ragazzo si crogiola nei deserti dell’impotenza, si tuffa nei laghi dell’ineluttabile… arrestalo e dagli qualche manganellata, potrebbe rinsavire: “Questo è ciò che ti meriti, questo è ciò che ti meriti, quando ti prendi gioco di noi”. Ragazzina perso come ero appresso a te non ho visto altre ragazze reali che mi lisciavano il pelo, chiedevano solo un poco di attenzione e io non me ne sono accorto, chiedevano di essere amate ma io ero inebetito, chiedevano magari di farsi solamente un giro di giostra  ma io ero lì a scappare dalla polizia del Karma per un crimine che non avevo commesso. Poi con il tempo, alcuni amici intorno a me si sono persi dentro problematiche più concrete e ho capito che forse ero un po’ scemo, insicuro e niente più. Un cliché adornato da un certo stile, amavo il brutto, i brutti, ma forse non sono riuscito ad abbracciarli come avrei voluto tutti. Ogni volta che sento la voce di Thom Yorke, a proposito pure lui brutto forte, ti rivedo Ragazzina, sapevi essere indulgente e comprensiva, eri una stella a guidarmi nell’ipotetica tenebra che impalpabile ha lasciato il posto a un mondo di problemi concreti: “Fiù, per un minuto mi sono perso”. Ora devo rianimare una macchina che ciclicamente mi lascia per strada, devo portarla dal meccanico e pagarlo col sangue per poterla di nuovo guidare, per andare a lavoro… e per fortuna amo il mio lavoro, altrimenti chissà, Ragazzina… magari avremmo condiviso il letto in qualche clinica. Esagero? Ma certo che esagero. Polizia del Karma, vuoi o non vuoi adesso sono io che ti inseguo, sei tu che scappi. Non schivo più gli sguardi che piovono dalle persone.

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