Rachael Yamagata al “Progresso” di Firenze – di Michele Faliani

3 maggio 2019. Non è che Rachael Yamagata sia molto conosciuta, in Italia… ma in Germania e in Giappone, tanto per citare due delle nazioni dove è più famosa, riempie sale da 2-3.000 persone, mica bruscolini. Ecco perché Il Progresso di Firenze è invaso da turisti giapponesi e da fans sfegatati che sono partiti apposta da Malta o dalla Corsica. Rachael è bellissima e gentilissima, durante la cena mi chiede addirittura se avessi qualche canzone che avrei voluto sentire: niente da fare per Horizon (“È talmente vecchia che non mi ricordo neanche gli accordi” mi dice ridendo), mentre Dealbreaker finirà perfino come brano iniziale del concerto. Un concerto aperto da un breve set di Harry Keyworth, songwriter e chitarrista gallese: sei canzoni pop virate verso il soul abbastanza piacevoli, anche se di chitarristi che usano la cassa dello strumento come percussioni ormai ce ne sono davvero troppi e la mancanza di originalità finisce per rendere il vezzo un po’ noioso. Poi arriva Rachael Yamagata, che inizia il suo concerto al pianoforte, appunto con Dealbreaker, una delle più belle canzoni del suo repertorio: la platea è conquistata in pochi secondi. Nonostante qualche colpo di tosse fra un brano e l’altro (un colpo di fresco preso il giorno prima a Verona, dice lei), ad impressionare è proprio la voce della cantautrice di Woodstock: calda e potente e con quella punta di ruggine che la rende ancora più affascinante e, nonostante le canzoni siano spogliate dei loro arrangiamenti originali, le belle atmosfere urban-folk fanno volare velocemente gli 80 minuti dello show. I momenti più belli, oltre alla già citata Dealbreaker, la splendida Be somebody’s love, (tratta dall’ultimo lavoro, “Porch songs” (2018): una ballata voce e pianoforte a metà fra Norah Jones e Tori Amos), e  I want you, canzone che l’avvicina più alla scrittura di certi autori britannici come Tom McRae o David Kitt. La prossima volta che Rachael Yamagata tornerà in Italia cercate di non perdervi la data più vicina al posto dove vivete, per godervi un concerto dall’alto impatto emotivo: una volta riaccese le luci della sala vi accorgerete che avete assistito ad uno show indimenticabile.

Foto e articolo di Michele Faliani © tutti i diritti riservati
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