Quentin Tarantino: “Pulp Fiction” (1994) – di Benedetta Servilii

Sabato sera, Jack Rabbit Slim’s
Lou attendeva quella serata e quella gara di twist da un tempo che gli sembrava infinito. Aveva ballato con Bianca tutti i pomeriggi negli ultimi mesi e, ovviamente, se ne era perdutamente innamorato. Aveva cercato di farle capire che i suoi sentimenti erano cambiati, ma lei sembrava non accorgersene oppure, semplicemente, non li contraccambiava. Questa seconda opzione lo feriva, gli complicava l’attività quotidiana del sistema nervoso centrale e periferico. Era convinto che ballare con lei di fronte ad un pubblico e vincere quel trofeo avrebbe fatto capire a Bianca che la loro sintonia e la loro alchimia non era solo frutto della sua fantasia. Puntava su quella vittoria, valeva la sua vita futura.
Lou e Bianca erano in trepidante attesa dell’inizio della gara, bevevano un frappè seduti al loro tavolo (non potevano permettersi di prenotare una macchina), quando li videro arrivare: Mia Wallace e Vincent Vega, rispettivamente moglie e sicario di Marcellus Wallace, l’uomo senza la cui approvazione, in città, non si poteva neanche respirare. Lou cambiò espressione del volto, l’entusiasmo si spense, lasciando il posto a una miscela di frustrazione e rassegnazione. Era sempre stato scaramantico, la presenza di quell’improbabile coppia era per lui un chiaro segnale di sciagura. Fece un respiro profondo e si disse: “Se ci sono loro, questa serata non promette nulla di buono ma, in fondo, perché Mia Wallace e il fedele killer di suo marito dovrebbero rovinarmi i piani? Basta non disturbarli. Piantala, calmati e concentrati solo su Bianca… mamma mia quanto è bella!”. La gara stava ormai per iniziare, il presentatore e la Marylin della serata annunciarono l’apertura delle danze: “E’ arrivato il momento che tutti aspettavate, la gara più famosa del Jack Rabbit Slim’s, il twist, signore e signori! Ed è così che una coppia fortunata vincerà questo splendido trofeo che la nostra Marylin ha in mano … allora, chi saranno i nostri primi concorrenti?”.
Lou non fece in tempo a prendere la mano della sua Bianca che qualcun altro si era già fatto avanti. Non poteva credere ai suoi occhi e alle sue orecchie, Mia Wallace aveva alzato la mano urlando “Eccoci qui!” e si dirigeva disinvolta verso il palco seguita dal suo non troppo convinto accompagnatore. Lou era verde dalla rabbia, ma non voleva che Bianca lo vedesse rassegnato o, ancora peggio, intimorito. Non poteva permetterselo, se non altro perché avrebbe perso l’occasione per dimostrarle il suo affetto. Si fece coraggio e le disse: “Bianca, voglio ballare, voglio vincere e voglio quel trofeo!”. Poi la musica iniziò: You Never Can Tell di Chuck Berry scandiva i movimenti di Mia e Vince che sembravano conoscersi e ballare insieme da sempre, si stavano divertendo ed era chiaro ma, agli occhi di tutti, era ancor più chiaro il feeling che si stava creando tra di loro. Ognuno cercava di allontanare quel pensiero, soltanto immaginare una cosa del genere sul conto di Mia Wallace era impensabile e pericoloso. Fu la volta di Lou e Bianca e, come previsto, fu un’esplosione di emozioni per entrambi, più inaspettata per lei che, confusa, corse in bagno con la scusa di sistemarsi il trucco. Il trofeo, però, lo vinsero Mia e Vince. Quando fu annunciata la coppia vincitrice, Bianca era ancora in bagno, così Lou non esitò ad inveire contro di loro liberamente: “Lo sapevo… Maledetta Mia Wallace, maledetto Marcellus Wallace, maledetto Vincent Vega che crede di essere Tony Manero. Sono sicuro che quei due hanno una storia alle spalle di quel ciccione che, invece, se ne sta seduto a strafarsi di qualsiasi cosa e a dare ordini a pugili e criminali da quattro soldi. Maledetti tutti”.
Bianca, nel frattempo, era tornata ma disse che un gruppo di amici la stava aspettando fuori, se ne andò lasciando Lou da solo al bancone. A lui non rimaneva che bere: ordinò una vodka liscia, la bevve tutta d’un fiato e se ne tornò a casa, disgustato e depresso. Preso dal suo umore nero, aveva dimenticato un dettaglio: Marcellus Wallace ha occhi e orecchie dappertutto. Avrebbe anche dovuto ricordare che fine aveva fatto Tony Rocky Horror per aver raccontato in giro di aver fatto un massaggio ai piedi a Mia. Gli tornò tutto alla memoria quando, quella sera stessa, sentì bussare alla porta e, dallo spioncino, vide Jules Winnifield, l’altro killer di Marcellus Wallace. Aprì la porta lentamente, consapevole che quelli potevano essere i suoi ultimi minuti di vita. Jules aveva la pistola in mano e gliela puntò direttamente sulla fronte; senza dire altro, iniziò il suo sermone: “- Ezechiele 25.17: il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te. –  Ora, sono anni che dico questa cazzata e se la sentivi significava che eri fatto. Non mi sono mai chiesto cosa volesse dire, pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli…”
Lou lo sapeva bene, era sicuro che almeno la metà delle persone uccise in città avessero ascoltato questo fantomatico passo della Bibbia prima di morire, era certo che fosse giunta anche la sua ora. Inaspettatamente, Jules proseguì: “…Ma stamattina ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere. Vedi, adesso penso, magari vuol dire che tu sei l’uomo malvagio e io sono l’uomo timorato, e il signor 9mm, qui, lui è il pastore che protegge il mio timorato sedere nella valle delle tenebre. O può voler dire che tu sei l’uomo timorato e io sono il pastore, ed è il mondo ad essere malvagio ed egoista, forse. Questo mi piacerebbe. Ma questa cosa non è la verità. La verità è che tu sei il debole e io sono la tirannia degli uomini malvagi. Ma ci sto provando, Lou, ci sto provando, con grande fatica, a diventare il pastore”. Abbassò la 9mm e se ne andò. Lou svenne e cadde a terra, l’avrebbe rianimato solo una siringa di adrenalina dritta al cuore. Non aveva vinto la gara, Bianca non era tra le sue braccia ma, doveva ammetterlo, quello era stato comunque il suo giorno fortunato.

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