Quello che rimane di Minus.log – di Angela Caporaso

Dal 12 marzo al 12 aprile 2016 è possibile visitare la mostra “Quello che rimane” allestita dal Collettivo Minus.log presso il Museolaboratorio ex manifattura tabacchi di Città S.Angelo (Pescara).
La mostra, curata da Martina Lolli, ci propone lavori che scuotono il nostro comune sentire perché ci costringono ad interrogarci sul significato di “sottrazione” in un’epoca che ha fatto della bulimica esposizione di immagini e informazioni una delle sue principali caratteristiche; 
probabilmente sarà per questo che l’agire per sottrazione sta diventando un modus operandi sempre più usato dagli artisti. Proprio in questi giorni  l’artista bolognese Blu, ha deciso infatti di cancellare e quindi di sottrarre all’altrui sguardo, i suoi celebri graffiti dai muri di Bologna polemizzando con gli organizzatori di una mostra di “Street Art” non condivisa. La “sottrazione” operata dal Collettivo Minus.log però più che ricordarci l’iconoclastia di Blu, assume il significato di tesaurizzare ovvero…
preservare dall’oblio e dalla comune banalità.
Il Collettivo, formato da Giustino Di Gregorio (musicista e videomaker) e Manuela Cappucci (artista informale) sapientemente e in modo del tutto originale, miscela luce e materia, suono e silenzio, fotografia e tecnologia, riallacciandosi direttamente alle contaminazioni artistiche proprie delle avanguardie del primo novecento: nel 1916 infatti Marcel Duchamp, col suo amico Walter Arensberg, reallizzò À bruit secret… per l’appunto un oggetto sonoro.

In tempi più recenti invece è stato John Cage ad interessarsi al rumore degli oggetti e al dualismo suono/silenzio. Visitando la camera anecoica dell’università di Harvard, per l’appunto dimostrò che era possibile porsi all’ascolto del silenzio e che quindi ogni cosa ha un suo rumore: in realtà anche in tale ambiente completamente insonorizzato si udiva il battito cardiaco; e non a caso infatti i Minus.log hanno intitolato Virtual Cage la loro installazione presentata al Festival di AR[t]CEVIA nel 2014. Il fascino dell’errore umano, contrapposto ad una presunta perfezione tecnologica, su cui ci invitano a  riflettere le opere esposte a Città S.Angelo, ci rimanda invece a Nam Junk Paik e alle sue video installazioni  fatte di televisori modificati che “sbagliavano” trasmettendo distorsioni  e accidentali visioni: un lavoro, quello di Nam Junk Paik che al pari di quello dei Minus.log risulta profondamente influenzato dalla ricerca cageana.

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http://www.minuslog.it/

minus . log on Vimeo

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