Quel Che Disse Il Tuono: “Il Velo dei Riflessi” (2020) – Ignazio Gulotta

Il gruppo nasce dall’incontro fra Francesca Zanetta, già chitarra negli Unreal City, uno dei migliori gruppi prog sinfonici italiani dal quale si è allontanata nel 2018, il bassista e cantante Roberto BernaBernasconi e il batterista Alessio Del Ben, ai tre si affianca alle tastiere e flauto Niccolò Gallani dei Cellar Noise. Com’è frequente nel prog l’album si riferisce a modelli culturali alti: il poema di T.S. Eliot “La terra desolata” per il nome della band, la tematica dello specchio e delle personalità multiple e in conflitto costituiscono invece il filo conduttore dei cinque lunghi brani de “Il Velo dei Riflessi”, che si presenta con le caratteristiche del concept. Attendevo con curiosità e speranza questo album, conosco musicalmente la Francesca Zanetta fin da quando mi mandarono il primo demo degli Unreal City, da allora li ho seguiti con passione elogiandone la continua crescita e l’originalità con cui proponevano il loro prog sinfonico venato di dark che li avrebbe portati a un indubbio successo, come testimoniano il credito internazionale e i tour in Europa, Canada e Giappone.
Questo per augurare un analogo riconoscimento ai neonati Quel Che Disse Il Tuono, perché la band lo merita senz’altro, partendo dalla chitarra floydiana di Francesca Zanetta: splendido il suo assolo in Il Paradigma dello Specchio e quello intriso di malinconia all’inizio del Terzo Specchio, dalle tastiere di Niccolò Gallani che governano con fantasia e forza suggestiva le cangianti atmosfere dei vari brani, ma abile anche nelle venature folk e misteriose impresse dal flauto, dalla credibile voce di Bernasconi e da una sezione ritmica energica e duttile nel sostenere i vari cambi di tempo, la band costruisce cinque brani di grande impatto, dimostrando di aver fatto tesoro delle migliori esperienze del genere realizzate in Italia e Gran Bretagna nei primi anni Settanta.
In un album in cui la parte del leone è costituita dai momenti strumentali, anche i testi giocano però un ruolo importante nel definire le storie il senso dei brani. I testi, mai ridondanti o pomposi, difetti a volte presenti nel genere, pur essendo allusivi e usando metafore, simboli, citazioni, non sposano lo stile criptico di molte opere prog e risultano invece abbastanza chiari e convincenti, pur non cadendo mai nel banale. Concludo segnalando il brano finale, che rappresenta il momento della Catarsi dopo le irrequietezze e le angosce delle quattro tracce dedicate agli specchi, ebbene qui la band dà il meglio di sé: quasi quattordici minuti nei quali si libera la fantasia compositiva e di esecuzione dei quattro musicisti, momenti di intenso e rassicurante lirismo si alternano a crescite di tensione, con la chitarra che trascina e le tastiere che infiammano l’atmosfera, mentre il suono sordo dei tamburi detta i tempi. Il disco è uscito a marzo per l’etichetta AMS Records sia in CD che in vinile e la band era già annunciata nella line-up del prestigioso Terra Incognita Festival in Quebec, ma a causa della pandemia il tutto è stato rimandato di un anno.

https://quelchedisseiltuono-ams.bandcamp.com/album/il-velo-dei-riflessi

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