Procol Harum: “Novum” (2017) – di Maurizio Garatti

Esattamente 50 anni fa, nel 1967, una sconosciuta band inglese originaria della Contea di Essex, pubblica un disco destinato a diventare una pietra miliare della Musica: con l’album che porta il loro nome, i Procol Harum scrivono una pagina importante del Rock, definendone sostanzialmente i contorni per quel che concerne il suono orchestrale. A Whiter Shade of Pale è da considerarsi il vero e proprio fulcro (unitamente a Nights in White Satin dei Moody Blues, anch’essa del 1967) sul quale in seguito verrà costruito l’impero del Progerssive Rock, destinato a evolversi dal semplice stadio di canzone a quello ben più complesso delle suites e dei concept AlbumsNon ci è dato di sapere ciò che passa per la testa a Gary Brooker, leader storico della Band, ma resta il fatto che proprio in occasione di questa ricorrenza, i Procol Harum escono con un nuovo disco a ben 14 anni di distanza dal precedente “The Well’s On Fire” del 2003. Nessuna coincidenza ovviamente, ma la voglia di tornare a calcare la scena pubblica con una manciata di canzoni nuove di zecca che racchiudono tutto il fascino e il suono di un gruppo imprescindibile. L’attuale formazione – (Matt Pegg (basso), Geoff Whitehorn (chitarra), Josh Phillips (tastiere) e Geoff Dunn (batteria) –  accompagna il leader in una avventura sonora che strizza l’occhio al suono classico dei settanta pur risultando perfettamente coesa ai nostri tempi; del resto è sufficiente ascoltare l’iniziale I Told On You per essere catapultati nel mondo dei Procol Harum: le note del pianoforte e la voce (sempre molto pertinente) lasciano subito intendere che il tempo passato conta assai poco, regalandoci un brano dolce e ritmato con una verve che fortunatamente nulla ha in comune con gli standard attuali. La Band si muove in territori a lei familiari, tuttavia ciò che scaturisce dall’ascolto del disco niente ha a che vedere con la scontata riproposizione di stile che potrebbe essere logico aspettarsi: Novum” è nuovo in tutti i sensi e offre un lucido spaccato di creatività ed esperienza, finalizzate a conservare vecchi fans e catturarne di nuovi. Last Chance Motel, altro pezzo tipicamente Procol Harum, sembra riunire in se tradizione e voglia di nuovo, risultando perfetto per definire il progetto, mentre la chitarra acustica e la fisarmonica di Neighbour costruiscono una colonna sonora entro la quale il gruppo crea scenari che ricordano i migliori Queen. Con la produzione di Dennis Weinreich e l’essenziale collaborazione di Pete Brown, poeta nonché paroliere già noto per i suoi lavori con Cream e Jack Bruce e per la collaborazione col chitarrista Chris Spedding nel gruppo Battered Ornaments, “Novum” è un disco modernissimo e d’altri tempi assieme che ci riconsegna una band con ancora molto da dire, perfetto ponte tra l’oggi e quel passato non così poi lontano, con il quale molti musicisti hanno imparato a confrontarsi per trovare idee e nuovi spunti musicali. Che dire ancora: una bella cosa, in grado di affascinare chiunque scelga di avvicinarsi, magari anche grazie alla splendida copertina dell’album (un chiaro omaggio all’art del disco di esordio) che spicca con vigore tra le tante brutture che oggi vengono prodotte.

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Un pensiero riguardo “Procol Harum: “Novum” (2017) – di Maurizio Garatti

  • Maggio 1, 2017 in 8:15 pm
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    Emozioni di un ragazzo diventato adulto…grazie Gary …siete nel mio cuore forever

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