Procol Harum: Live Concert with Edmonton Symphony Orchestra (Extended Version 2018) – di Maurizio Pupi Bracali

Un paio di buoni motivi di interesse accompagnano questa nuova riedizione del superclassico album del gruppo di Gary Brooker e soci: il primo è l’ottima rimasterizzazione che dona nuovo smalto alla già più che discreta incisione dell’epoca; il secondo, è l’aggiunta di cinque bonus tracks non presenti nella versione originale dello storico disco del 1972. Della prima parte, i fan dei Procol Harum, sanno già ogni cosa: registrato live il 18 novembre 1971 all’Alberta Jubilee Auditorium di Edmonton in Canada, il disco vede la band britannica in forma smagliante ripercorrere in versione orchestrale (e coro annesso) alcuni classici della loro precedente discografia. La versione barocca e ovviamente iberica di Conquistador qui presente, che apre l’album, riconquista le classifiche inglesi dopo la pubblicazione originale del primo album del 1967, la drammatica Whaling Stories si appropria di un bell’arrangiamento antico e pomposo oltre misura, A Salty Dog conferma di essere quel capolavoro di canzone che sappiamo e la suite in cinque movimenti, In Held Twas In I, oltre a restare l’antesignana indiscussa delle mille future suites scaturite dalle migliori menti del progressive rock, ribadisce la propria epicità, tra narrazione, tra barocco e medioevo, cori angelicati, sfumature rock e inaspettati momenti vaudeville, in un “corpus armonicus” di rara intensità e perfezione. A impreziosire tutto questo, ci sono i cinque brani aggiunti di questa nuova edizione che vedono una bellissima Luskus Delph che già conoscevamo dal precedente album “Broken Barricades” (1971) nella versione orchestrale pubblicata come B-side di un singolo del 1972 e che si ripete a conclusione dell’album, in questo secondo caso nel suo aspetto inedito registrato durante le prove del concerto, così come una A Salty Dog catturata anch’essa in versione inedita mentre la band effettuava le prove generali. Simple Sister (ancora da “Broken Barricades”) in versione prova e non presente nell’album originale e una Shine On Brightly diversa da quella ufficiale, presente invece all’epoca sul disco, concludono più che degnamente quello storico album che, tra i vari e molteplici esempi di contaminazione sonora, coniuga felicemente e nel migliore dei modi, lo sposalizio tra rock e musica sinfonica.

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