Private Rain fall – di Cinzia Pagliara

La vita non era stata affatto buona con te, no. Mille prove da affrontare, i tuoi bellissimi capelli folti e neri caduti in stupide e crudelissime ciocche, il tuo corpo trasformato, svuotato, impaurito. Ma la vita aveva dovuto imparare che tu non eri disposta a mollare, anzi. Tu ballavi, muovendo la testa adesso riccia e ribelle, ondeggiavi ascoltando la musica del suo violino, rinascevi nei suoi occhi socchiusi ad inseguire le note, ti fermavi sulle sue labbra che accennavano un sorriso impercettibile, mentre le corde vibravano e una musica antica e insieme finalmente nuova ti regalava respiri e sospiri. Felice: eri felice di una felicità che si poteva definire perfetta perché più grande della paura, più forte dei dubbi, più spavalda delle ferite. Quel violino irlandese ti aveva ridato la vita, rubandotela. Per mesi avevamo guardato foto e immaginato i percorsi, le partenze, gli arrivi, perché nulla ti avrebbe impedito di raggiungere l’Irlanda; ma il Nulla ti aveva colto, ci aveva colto di sorpresa, implacabile, spietato, indifferente alla tua nuova gioia che osava sperava. Così alla fine il “nostro” viaggio in Irlanda era diventato il “mio”: tu te ne eri andata via, mi avevi lasciato sola tuo malgrado. Sola per sempre. Via per sempre. Non c’eri più. A questo pensavo, mentre mi riparavo sotto un albero nel parco del college, che grondava di profumi e di una pioggia che ti sarebbe piaciuta. Pensavo al per sempre. Pensavo al mai più. Era stato un suonatore di violino irlandese a rubarti il cuore, con quella sua voce che si aggrappava alla pelle e trapassava gli occhi.
Ti piaceva distinguere, mi tornavi in mente con un sorriso che era tutta una vita: non un violino zigano, un violino dalle note celtiche e suoni da ballare con gambe buffamente rigide e i piedi rapidissimi, quasi frantici; e io ci ero andata, in Irlanda, e potevo passeggiare per chilometri con intorno soltanto pecore, maiali e campi, campi infiniti e verde, verde che quasi mi copriva. L’Irlanda così tranquilla, così antica. Chilometri a parlare con il silenzio per poi arrivare ad un dolmen solitario, che appariva quasi sperduto e imbarazzato, così fermo nella sua storia mentre osservava il lento scorrere del tempo. Lento: in Irlanda (in quell’Irlanda) era possibile la lentezza. Non era l’Irlanda di Van Morrison e della sua Belfast dilaniata, non quella celtica ma rock dei Cranberries, non quella “politicamente impegnata” degli U2. C’era la lentezza di Enya, dei folletti e dei trifogli che ti sfidano a cercare la fortuna. Mi sembrava incredibile potermi lasciare cadere in quella lentezza: arpe, bouzuoki, cornamuse e violini, violini che scioglievano i capelli e li accarezzavano e io avrei voluto soltanto ballare, senza conoscere i passi, a piedi scalzi e bagnata di pioggia, perché lì pioveva sempre. Una pioggia sottile e costante. Fili fragili di ragnatele. Cristalli. Gioielli. Era d’oro, infatti, la pioggia che vedevo scendere. Aveva un colore dorato e brillante contro un cielo non scuro, nessuna nuvola di temporale. Una preziosa pioggia dorata, che ti sarebbe piaciuta. La indicavo, stupita e felice, ma nessuno mi capiva, perché nessuno la vedeva. Per gli altri era una semplice, banale e perfino fastidiosa pioggerella irlandese. Solo per me era d’oro,e rideva come ricordavo bene (come ricordo ancora) e aveva occhi che brillavano seguendo la voce dei violini. Allora ho capito ,e la pioggia ha capito. E hai capito anche Tu. Lenta, finalmente, anche io, come il verde, come il tempo in un campo irlandese. Seduta, bagnata, sorpresa. Che straordinaria banalità da poeti, quella pioggia dorata solo mia, Couse  nothing, I said nothing compares to you… Bagnata di pioggia e di oro e di noi sono entrata in un negozietto, vicino al college: dentro ho trovato souvenir, cartoline, musica di violini e una gran quantità di proverbi e benedizioni (gli irlandesi non sanno  proprio farne a meno)… ne ho preso uno, a caso: may the sun shine warm upon your face, and rains fall soft upon your fields. And until we meet again…”La mia pioggia dorata.

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2 pensieri riguardo “Private Rain fall – di Cinzia Pagliara

  • gennaio 1, 2017 in 6:51 pm
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    Questo brano è semplicemente MAGIA

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    • luglio 31, 2018 in 10:40 pm
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      Ho letto il tuo commento solo ora, e… grazie. ( è caduta davvero, quella pioggia )

      Risposta

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