Previte/Saft/Cline: “Music From The Early 21st Century” (2020) – di Maurizio Pupi Bracali

Sarà la presenza del Wilco, Nels Cline a dare una svolta rock, (se rock si può chiamare questa nuova esperienza del barbutissimo e incontenibile tastierista Jamie Saft) al trio Previte/Saft/Cline che in “Music From The Early 21st Century” (RareNoise Records/Goodfellas 2020), improvvisando e vedendo (ascoltando) Saft abbandonare il pianoforte di cui è maestro indiscusso per dedicarsi esclusivamente all’organo Hammond, propone una magnifica decina di brani immaginifici e assolutamente avventurosi. Per la verità, Saft, seppur in minima parte, si appropria anche dei suoni di un MiniMoog e del Fender Rhodes ma è ben poca cosa a fronte dello strapotere dell’Hammond che conduce i giochi alla pari con la percussività incisiva del quasi settantenne Bobby Previte e della chitarra del nuovo arrivato nell’economia sonora del decennalmente collaudato duo Previte/Saft, Nels Cline. Si va quindi, improvvisando qui e là, dagli onirismi della liquida ed eterea Totes (ecco il Fender Rhodes protagonista), alla psichedelia elettronica della lunga (14 minuti) Occession con Cline che “Frippereggia” sui tappeti sonori dei due sodali mentre in Parkour l’incessante linea di basso tracciata dalla pedaliera dell’Hammond lo costringe a svisare jazzisticamente salendo e scendendo le scale sul manico della chitarra così come nella bellissima The New Weird che, dopo una prima parte dominata dall’organo, si apre a chitarristiche scansioni jazz di squisita fattura, per poi esplodere in rumorismi dominati da un organo che propone il registro tipico di Canterburyana memoria.
Poi i giochi si mischiano: Moog e batteria rumoreggiano in Machine Learning, Woke ha invece sapori asiatici e spirituali, mentre Photobomb, che apre l’album, ha un incedere art rock. Nell’album c’è ancora molto altro che lasciamo alla curiosità dell’ascoltatore perché si è cominciato con il termine rock per definire questa musica ma è un vocabolo che potrebbe sviare il lettore della recensione, poiché non è certo il rock come noi lo conosciamo, anche se la conclusiva Flash Mob ha scansioni tipicamente rockettare, benché sia pur vero che i tre protagonisti nelle sessioni live dalle quali sono tratte queste dieci tracce, si sono espressi anche su cover degli Zombies e dei Led Zeppelin delle quali non appare traccia in questi tostissimi settanta minuti improvvisati e altamente creativi. Il titolo dell’album, poi, è programmatico e simpaticamente pretenzioso. Non sappiamo infatti se tra cento anni chi ricercherà un esempio di musica del ventunesimo secolo si troverà nelle orecchie questa musica. A noi basta essere certi di poter ascoltare uno splendido esempio di musica improvvisata, altamente creativa e senza confini, per il resto, come ha già detto qualcuno, ai posteri l’ardua sentenza.

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