Pretenders: “Alone” (2016) – di Lino Gregari

C’era molta attesa nell’aria, per questo album dei redivivi Pretenders che, a distanza di otto anni dal precedente “Break Up the Concrete” tornano ad affacciarsi sul mercato. Il disco in realtà deve essere visto come un “solo” di Chrissie Hynde, visto che gli altri musicisti coinvolti nel progetto nulla hanno a che spartire con la gloriosa Band, pur riconoscendo loro la capacità di entrare in modo convincente nel suono voluto dalla storica leader. Registrato in quel di Nashville, non lasciatevi ingannare però, nello studio di Dan Auerbach, “Alone” è un album controverso e per certi versi spiazzante. Ci troviamo al cospetto di un insieme di brani poco coesi, ben suonati sicuramente, ma decisamente distanti dal livello qualitativo che è lecito aspettarsi da Chrissie. Ci sono spunti interessanti, ma nell’insieme l’amalgama funziona poco, e il tentativo di creare un sound da Garage Band finisce per affossare il progetto. L’inizio è promettente, e devo dire che a un primo approccio Alone mi è parso un brano intrigante, con quel sapore tipicamente seventies sospeso tra gli Stones di It’s Only Rock And Roll e le cose migliori di Lou Reed; e la seguente Roadie Man strizza l’occhio al suono di Nashville, giustificando in un certo modo la presenza di Duane Eddy tra i musicisti coinvolti, ma è un fuoco di paglia, destinato a consumarsi nel breve volgere di pochi minuti.  Sorvolando sulla inconsistente Gotta Wait arriviamo poi a Never Be Together, che appare troppo mainstream, troppo costruita, anche se probabilmente incontrerà il favore di una certa parte del pubblico. C’è spazio anche per una ballad come The Man You Are, ben suonata e ben cantata, che tuttavia non riesce a sollevare il trend di un disco che appare troppo frammentario. Anche la conclusiva Holy Commotion, il cui video gira da un po’ su youtube con l’intento di promuovere il disco, appare un tantino banale, rinchiusa tra atmosfere sixtie e timidi tentativi di ritrovare il sound degli esordi. Il resto è un puro e semplice esercizio di stile che non riesce smuovere più di tanto chi sperava in un rientro più intenso e sanguigno. Chrissie ha una voce ruvida e calda, e le potenzialità per tornare a fare grande musica restano intatte, speriamo che qualcuno riesca a metterle a frutto; per il momento, ascoltiamo questo “Alone”, in rispetto di un grande passato.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA  

pretenders-gregari-interno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.