“Powderfinger” (1979): tra Neil Young e Mimmo Locasciulli – di Maurizio Garatti

Ci sono brani che vanno oltre il semplice essere musica, o canzone che dir si voglia. Brani che rappresentano un concetto, una immagine, un pensiero, che entrano a far parte della realtà e dell’immaginario collettivo. È una prerogativa della musica: note, parole, e la mente di chi ascolta che segue un pensiero tutto suo finendo poi per trovarsi insieme a una moltitudine di persone che, al pari suo hanno trovato la strada. Sinapsi che riescono a portarci oltre, a collegarci a un mondo differente da quello reale. Powderfinger di Neil Young è una di quelle, e se Rolling Stones arriva a definirla, su un numero speciale dedicato a Young uscito nel 2014, la miglior canzone di Neil, beh… allora qualcosa deve davvero esserci tra quelle note e quelle parole. Possiamo tutti pensare che Rolling Stone non sia in realtà il Vangelo Assoluto, ma resta comunque una rivista che ha fatto la storia, per la quale hanno scritto i più grandi giornalisti musicali, per cui qualche credito possiamo pure concederglielo. La migliore canzone di Neil Young… dell’autore di Heart Of Gold, Ohio, Cowgirl In The Sand, Down By The River, Like A Hurricane, solo per citarne alcune. Un’affermazione che ha il peso di molte montagne, una per ogni capolavoro scritto dal Rocker Canadese. Cosa ha di così speciale Powderfinger? La domanda ha una risposta semplicissima in realtà: è sufficiente ascoltarla e ci si risponde da soli, esattamente come ho fatto io. Sono quarantuno anni che la ascolto, conosco a memoria ogni singola nota, ogni parola, ogni sfumatura e, anche se amo immensamente molte altre canzoni di Young, posso comunque accettare il verdetto e provare a raccontarne la genesi e l’evoluzione.
Powderfinger apre il secondo lato, quello elettrico, di uno dei capolavori di Young, quel “Rust Never Sleep” uscito nel 1979 che viene universalmente riconosciuto come il suo album più rappresentativo assieme ad Harvest (1972). Dopo l’ottimo “Comes A Time” del 1978 Young sceglie di uscire con un disco che rappresenta alla perfezione il suo credo musicale, dividendolo letteralmente in due: una parte acustica e una elettrica. E se la parte acustica contiene brani del calibro di My My, Hey Hey e Pocahontas, è l’inizio della facciata elettrica a farci prendere la scossa.
Look out, Mama, there’s a white boat comin’ up the river, With a big red beacon, and a flag, and a man on the rail“, canta Neil, e tutti noi lì ad ascoltarlo, a rabbrividire per una delle canzoni contro la guerra più belle di sempre. In realtà Young scrisse la canzone quattro anni prima, nel 1975, e ne incise una versione acustica presso l’Indigo Ranch Recording Studio di Malibù, in California, per l’album “Chrome Dreams“, che poi venne abortito. Inviò quindi una cassetta contenente il brano all’amico Ronnie Van Zant dei Lynyrd Skynyrd, che gli comunicò tempo dopo l’intenzione della band di utilizzare il brano per il nuovo album. Il tragico incidente aereo del 1977 mise però tragicamente fine al progetto e il brano restò nel cassetto fino alla pubblicazione appunto nel 1979.
Il critico Jason Ankeny descrive la canzone, che segue la prima parte acustica dell’album, come “un’improvvisa metamorfosi quasi accecante, è lo sparo che non hai mai visto arrivare” dice facendo riferimento al testo. William Ruhlmann, noto critico musicale americano, dice che è “una cosa notevole“, considerandola la migliore delle grandi canzoni di “Rust Never Sleeps“. Paul Nelson, sempre dalle pagine di Rolling Stone, paragona la violenza della canzone alla scena dell’elicottero con Robert Duvall nel film “Apocalypse Now” (1979) in quanto è “sia spaventosa che allettante, per noi e per il suo narratore, fino a quando non è troppo tardi.” Secondo Nelson il brano genera una “tensione traumatizzante con empatia e fascino insopportabili” mentre “annoda i fili del destino del protagonista e con una chitarra galvanizzante, mentre i Crazy Horse danno tutto ciò che hanno“. Nelson fa anche notare che la musica incorpora “una serie di note di chitarra ascendenti tagliate da un accordo mortalmente discendente“, quello che il critico Greil Marcus descrive come “fatalismo in una frase“. Powderfinger è un brano catartico, con accordi di potenza per fucili da caccia che affrontano la sfida del punk rock, e il critico Dave Marsh afferma che “Young ha scritto una brillante dichiarazione di nichilismo e disperazione americana come ha creato qualsiasi scrittore rock“.
Ecco quindi spiegata in termini puramente critici e giornalistici la realtà di un brano ormai definito epocale, che ha tracciato un solco nella musica del ventesimo secolo. Esistono diverse cover di questo brano: Band of Horses, Cowboy Junkies, Beat Farmers, Rusted Root, Jazz Mandolin Project, Drive-by Truckers, Feelies spin-off Yung Wu, Car Seat Headrest e Phish sono alcune delle band che l’hanno fatta propria, mentre la rock band australiana Powderfinger ha preso il nome da questa canzone. Poi c’è la versione italiana di Mimmo Locasciulli. Il cantante abruzzese la pubblica sul suo “Il Futuro“, del 1998, e fa centro con una versione davvero splendida: testo molto fedele all’originale e chitarre che suonano molto italiane. La giusta contrapposizione alla potenza di fuoco messa in campo dai Crazy Horse. Ad accompagnarlo in questa bellissima avventura c’è Cereno Diotallevi (alias Francesco De Gregori), che aggiunge fuoco al fuoco e porta il brano ancora un po’ più in là. Non me ne vogliano le grandi band menzionate poco sopra. Ma questa è di gran lunga la versione che preferisco, cantata con Neil nel cervello e la grande canzone d’autore italiana nel cuore. Tutti voi conoscete Neil Young e sicuramente amate Powderfinger, ora (ri)scoprite questa grande versione.

Look out, Mama, there’s a white boat comin’ up the river
With a big red beacon, and a flag, and a man on the rail
I think you’d better call John, / ‘Cause it don’t look like they’re here to deliver the mail
And it’s less than a mile away / I hope they didn’t come to stay
It’s got numbers on the side and a gun / And it’s makin’ big waves.
Daddy’s gone, my brother’s out hunting in the mountains
Big John’s been drinking since the river took Emmy-Lou
So the Powers That Be left me here to do the thinkin’ / And I just turned twenty-two
I was wonderin’ what to do / And the closer they got,
The more those feelings grew. / Daddy’s rifle in my hand felt reassurin’
He told me, Red means run, son, numbers add up to nothin’
But when the first shot hit the docks I saw it comin’
Raised my rifle to my eye / Never stopped to wonder why.
Then I saw black, / And my face splashed in the sky.
Shelter me from the powder and the finger / Cover me with the thought that pulled the trigger
Think of me as one you’d never figured / Would fade away so young
With so much left undone / Remember me to my love, / I know I’ll miss her.

Mamma guarda c’è una barca / Che risale lungo il fiume / Ha un lampeggiante rosso e una bandiera
E un uomo pronto a saltare / È chiaro che non vengono mica / Per la posta da consegnare
Ed è a meno di un miglio da qua / Mi chiedo dove si fermerà / Guarda che fucili che hanno
E che onde che fa / Mio padre se n’è andato / E mio fratello è a caccia su in montagna
Da quando ha perso la moglie / Il guardiano non ragiona più / Ed io sono rimasto solo
A pensare a che fare / E ventuno anni ancora non ce l’ho / Dove andare proprio non lo so
E più la barca si avvicina / Più mi manca il coraggio che ho / Col fucile di mio padre tra le mani
Mi sentivo sicuro / Diceva sempre “Quando vedi rosso / Scappa lontano”
E allora ho visto il primo colpo partire / E ho spianato il mirino / E tutto è diventato nero
La faccia mi è scoppiata nel cielo / E non ho avuto nemmeno un minuto
Per capire perché / Guardami dalla polvere e dal fuoco / Salvami con la forza del pensiero
Ricordati di me per il ragazzo che ero / Che non doveva finire qua
Con tante cose lasciate a metà / Raccontalo al mio amore / Ogni giorno che mi mancherà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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