“Poverarte 18”: Festival di tutte le Arti – di Sonia Causa

Bologna, 14 – 22 aprile 2018. La prima sensazione è quella di entrare in un lounge bar, intimo e informale: ogni passo coincide con la scoperta di un aspetto nuovo. La prima cosa che colpisce sono le installazioni ai due lati del corridoio, che attirano l’attenzione per quanto sono insolite: dentro una stanza spoglia, un carrello della spesa ribaltato regge un monitor su cui si alternano fotografie, video, storie. In una, adiacente, illuminata a giorno, aironi di plastica fissati sul terreno nel momento prima di spiccare il volo; un’altra ancora è cupa e polverosa, con una poltrona al centro che troneggia e più di un rimando al metodo Ludwig di Arancia Meccanica; sotto il monitor che riproduce una presentazione di ritratti in bianco e nero, c’è una fila di bottiglie impolverate. Nessuno si siede, come se non volesse identificarsi nello spettatore coatto, ma tutti guardano, affascinati. Poverarte, festival bolognese poliedrico e giovane, si articola in otto serate dai temi svariati: mostre, teatro, persino un concorso cinematografico e un happening di poesia orale. I siti della manifestazione mescolano volentieri le varie discipline; quello del Mercato Sonato declina l’arte nelle sue molteplici facce pur aspirando a una coerenza fondante che si riconduce a un tema: innovare, ritrarre, persino lasciare lo spettatore casuale a metà fra la perplessità e il divertimentoDue sono i palchi presenti, su cui si alternano band così eterogenee che combinarle potrebbe sembrare un azzardo, se solo il contesto fosse leggermente diverso. Nel paesaggio variegato del Mercato Sonato allestito per il Festival, invece, ogni cosa trova la sua collocazione come in un quadro di Dalì: surreale ma incantevole, la sfilata di attrazioni cattura lo spettatore per la sua bizzarria… e se sulla sinistra graffitari improvvisati si lasciano attrarre da un tappeto d’erba sintetica messo lì apposta per raccogliere un segno del loro passaggio, altri siedono per terra ed ascoltano la musica che esce dalle casse, ballando ed esprimendo a loro volta l’arte dimenticata del divertimento.

Foto e articolo di Sonia Causa©RIPRODUZIONE RISERVATA

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