Porco Rosso: “Living Dead” (New Model Label 2017) – di Capitan Delirio

Porco Rosso è un maiale resistente, maiale tra i maiali, in un mondo malato governato da porci, che va a rispolverare il simbolo suino che fu caro ai Pink Floyd negli anni settanta, passando per la citazione cinefila del manga giapponese per la regia di Hayao Miyazaki, ambientato in Italia nel periodo racchiuso tra le due guerre mondiali. Il protagonista è un porco volante che, con il suo aereo rosso, combatte i pirati dell’aria e i fascisti. Il prodotto della resistenza di Porco Rosso è “Living Dead” un concept album che descrive con testi allarmati, provocatori, angoscianti, il lento spegnersi dell’essenza umana, pilotata dai potenti che ci governano, sempre più assetati di denaro, accecati dall’avidità e dall’edonismo, conducendola ad uno stato di morte vivente (Living Dead appunto), in cui non c’è più possibilità di far valere le esigenze personali o i diritti esistenziali e sociali minimi. Il pianeta piombato in un vuoto risucchiante rimane popolato da Zombies che obbediscono senza ribellarsi… ma ergendosi a vendicatore arriva proprio lui… il Porco Rosso. Per tradurre in musica questo scenario apocalittico il duo pisano dei Porco Rosso, formato da Michele Ricoveri e Giovanni Soldi, si affida ad arrangiamenti elettronici creati ai sintetizzatori con ritmi martellanti ossessivi che precipitano l’ascoltatore in un vortice di sballottata catatonia. In “Living Dead” troviamo otto brani (più l’introduzione e il finale) in perfetto stile Synth Punk, in cui si possono riscontrare numerosi riferimenti musicali ad artisti loro predecessori ma, alla fine dei conti, anche dopo svariati ascolti, la formazione mantiene una sua personalissima originalità e si stratifica nei bronchi come una lenta colata di catrame fresco. Profondo Nero (al momento l’unico singolo estratto) ha la responsabilità di rappresentare l’album, addossandosi gran parte della cupezza orrifica del disco ma… “niente paura… il buio non morde” (cit.) o forse sì… divora. Sembrano quasi strane le melodie elettro dark (in perfetto equilibrio con i testi, ricchi di ironia corrosiva) di Baci e Abbracci o della title track, ma testimoniano una volontà di costruzione, tramutata in vero e proprio progetto artistico: la fine del mondo servita su un piatto di neutroni impazziti, a cui non resta che esplodere, come il loro stesso augurio di distruzione nucleare. Tocca ai sopravvissuti trovare una nuova via, formare una nuova razza. Sempre sperando che sia migliore…

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