Pooh: “Parsifal” (1973) – di Lino Gregari

Siamo alla fine dell’estate del 1973, una di quelle tipiche estati italiane, pigre e sonnacchiose, con le grandi città che si svuotano per il legittimo desiderio di vacanza: le spiagge si riempiono, e le difficoltà vengono momentaneamente messe da parte per lasciare spazio al sole, a bagni, alle passeggiate sui sentieri di montagna. La grande stagione del Prog è al suo apogeo, mentre i primi vagiti di quel terremoto che sarà il punk sono li dietro l’angolo; l’Italia è una fucina enorme di grandi talenti musicali, e la produzione discografica è ai massimi livelli. In quest’ottica esce “Parsifal” (CBS 1973), sesto album dei Pooh, anche se noi all’epoca pensavamo fosse il terzo. Siamo alla fine di agosto, il 31 per la precisione, e la CBS inizia la distribuzione del disco che segna un significativo passo in avanti per la Band più romantica del pop italiano.
Sesto album dicevamo, perché prima di 
“Opera Prima” (CBS 1971) e “Alessandra” (CBS 1972ci sono stati tre album pubblicati dalla Vedette, che caratterizzano il periodo Beat del gruppo: “Per Quelli Come Noi” (Vedette 1966), “Contrasto” (Vedette 1968, mai riconosciuto dalla Band e quindi ritirato dal mercato poco dopo la pubblicazione) e “Memorie” (Vedette 1969) appartengono alla storia del Beat Italiano, e verranno rivalutati nel tempo, mentre all’epoca vennero sostanzialmente messi da parte. La storia “importante” dei Pooh inizia con il grande successo di Tanta Voglia di Lei (su “Opera Prima” appunto) che, dopo il clamoroso esordio in classifica di Piccola Katy (pubblicato a 33 giri proprio sul discusso “Contrasto”), apre ufficialmente la carriera della Band. Segue “Alessandra”, altro capitolo importante della canzone italiana, che porta la popolarità del gruppo alle stelle, facendone una spettacolare macchina da soldi: le serate nei locali si moltiplicano incessantemente, e una larga parte di giovani, pur in anni nei quali la musica aveva assunto una collocazione decisamente più colta, dimostra di gradire.
A questo punto della storia però qualcosa si rompe: Riccardo Fogli inizia a dare segni di inquietudine, si sente messo in ombra. Il suo ruolo di voce solista dei Pooh non è più così scontato e, la clamorosa “Love Story” con Patty Pravo è il volano che mette in moto la separazione: Riccardo esce dalla band, cercando e non trovando un successo personale che arriverà solamente diversi anni dopo. Il resto del gruppo cerca un nuovo elemento da inserire nell’organico, e la scelta cade su Bruno Canzian (Red), conosciuto durante l’edizione del 1971 del Festivalbar. Sono più di 300 i musicisti provinati dai Pooh, ma Red è la soluzione perfetta, quella che il gruppo vuole in quel preciso momento. Canzian porta in dote l’elemento progressive, consolidato dallo splendido “Appunti Per Una Idea Fissa” 
(Bla Bla 1972dei Capsicum Red,  di cui lui è il validissimo chitarrista: però i Pooh un chitarrista già ce l’hanno, ed è un signor chitarrista. Si chiama Dodi Battaglia, e la sua chitarra, pur compressa in un genere che lascia poco spazio alle sue notevoli doti tecniche, è uno dei marchi di fabbrica del gruppo. Red però non si pone problemi: serve un bassista? Bene, eccomi qui. Il Fender bianco di Fogli, peraltro mai suonato, è in buone mani, e la nuova avventura può iniziare.
“Parsifal” è un disco importante, che segna la crescita della band, che abbandona tematiche adolescenziali per entrare nel mondo dei grandi: Valerio Negrini, storico componente della prima formazione, pur non facendo più parte ufficialmente del gruppo, scrive testi che si rivelano di notevole spessore, contribuendo in modo essenziale a circoscrivere la cifra stilistica del gruppo. L’uscita del disco è preceduta dal singolo Io e Te per Altri Giorni (CBS 5 giugno ), che riscuote un enorme successo e apre la strada a quello che viene ancora oggi considerato uno dei dischi più importanti del filone Sinfonico del Prog Italiano: e in effetti siamo al cospetto di un disco importante, che già dalla prima traccia, L’Anno, Il Posto, L’ora, mostra tutta la sua qualità. L’inizio è delicato e acustico, e l’orchestrazione ne fa un gioiello. Nei suoi quasi sette minuti, si comprende immediatamente il percorso che ci attende. Il testo è nostalgico e raffinato, triste e dolente, e racconta degli ultimi momenti di vita di un pilota di aereo che, mentre sta precipitando, lascia scorrere i suoi pensieri: “Ciò che volava in alto ormai non vola più, e sto cadendo giù. Sui ghiacci azzurri ormai la nera ombra di rondine, è un punto quasi fermo ma che cresce tra le nuvole. Goccia d’acciaio inerte alle mie mani già che si disperderà. Ali negate al vento che ora stride di più e mi trascina giù”.
La melodia è splendida, e le voci si intersecano alla perfezione, in un tessuto sonoro bellissimo. A seguire ecco Solo Cari Ricordi, classica canzone che parla della fine di un amore“Lessi qui sul muro il tuo messaggio, e ancora c’è. Scritto in italiano: non cercare più di me! Desolata, inutile ironia, che mi ferì,La mia roba in ordine sul letto, tutta lì. Non sbagliavo, è proprio così, Non mi dice niente star qui Non c’è proprio l’aria di cari ricordi Che mi dia bisogno di te”Il finale contiene un assolo magistrale di chitarra, che resta una delle cose migliori di quel periodo italiano. Poi arriva Io e Te Per Altri Giorni, altra canzone di stampo classico, dalla quale traspare l’anima Prog che permea tutto il disco. Il successo di “Parsifal”, che dura ancora oggi, sta proprio nella qualità di queste composizioni, che uniscono il lato romantico a quello decisamente sinfonico. Il paragone con i Moody Blues calza a pennello in questo caso, e non è per nulla eccessivo. I Pooh dimostrano di saper comporre musica di grande impatto, che fonde qualità e possibilità commerciali. La Locanda e Lei e Lei sono due composizioni di Dody Battaglia, che suonano eleganti e discrete, con la melodia che disegna perfettamente il contorno a testi lirici come non mai. Sopratutto Lei e Lei, che affronta il delicato tema dell’amore tra due donne è intensa come niente prima, ed evidenzia la difficoltà dell’uomo abbandonato“La sera che dicesti “vattene” Eri calma più che mai. Ma ciò che poi mi ferì di più, Fu quando chiesi: Ma perché, per chi?”. Guardai dietro a te in un sorriso c’era lei, In silenzio vi guardai, Ciò che vuoi, ma questo mai”.
Il secondo lato è dominato dai 10 minuti di Parsifal, brano conclusivo del disco, che affronta il personaggio Wagneriano che consacrò l’esistenza alla ricerca del Sacro Graal. La forma Prog Sinfonica raggiunge la massima espressività, e la chitarra di Dody Battaglia scrive una delle pagine più belle di questo genere. Insieme alla classica Infiniti Noi, è il brano che più caratterizza la nuova avventura del gruppo: l’uso dell’orchestra, le partiture dei vari strumenti e l’insieme delle voci (sicuramente le migliori in assoluto del panorama italiano), creano un microcosmo che richiama alla mente il primissimo periodo dei King Crimson. La ricercatezza dei testi e l’utilizzo da parte di Facchinetti di moog, mellotron e pianoforte avvicina molto di più di ciò che si possa pensare il quartetto italiano alle band inglesi di maggior pregio. Qui, e nel successivo “Un Po’ del Nostro tempo Migliore” (CBS 1975) si colloca la parte migliore del movimento Prog Sinfonico Italiano che, unito a poche altre cose di New Trolls e Osanna, ebbe vita molto breve. Ricordiamo anche Come si Fa e Dialoghi, brani che completano il secondo lato del disco, e che nulla aggiungono alla qualità di un’opera destinata a restare impressa nella storia di un genere affrontato da molti ma realmente compreso da pochi. “Parsifal” gode ancora oggi di molti consensi, e viene regolarmente ristampato e venduto in ogni parte del mondo, dando ragione a chi, come noi, lo aveva apprezzato già all’epoca, nonostante l’impossibile accostamento con i mostri sacri di quegli anni.

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