Police: “Flexible Strategies” (2018) – di Isabella Dilavello

Apri un cassetto dopo quarant’anni e, al massimo, tu accanto ai sogni che hai voluto dimenticare, ci trovi ragnatele, un biglietto tutto macchiato di un concerto del quale non leggi più il numero del posto, qualche cimice morta, probabilmente dei tarli che stanno banchettando con il fondo tenero del compensato. Lo aprono loro, i Police, e saltano fuori inediti, b-side e versioni sconosciute di pezzi editi… e come si fa a non crearne un album da inserire nel cofanetto dei quarant’anni dal primo? Ecco allora che ci consegnano “Flexible strategies”, un disco bonus che chiude il cerchio, insieme ai cinque album (tutti in vinile) in studio e a un libro fotografico, di “The Police Every Move You Make: The Studio Recordings, box speciale in edizione limitata. Per me è subito prima media…sapete quell’ansia di bambina strana, timida, nell’anno del passaggio alla scuola vera, dove si diventa ragazzi, ci si trasforma in adolescenti e ci si guarda di traverso in una smania di piacere, di emergere, di sopravvivere soprattutto? Ecco, in quell’ansia lì la musica mi ha concesso la tregua: la mia altrettanto strana nuova compagna di banco per rompere il ghiaccio mi fa “li conosci i Police?” E io ho cominciato a respirare: avevo un essere umano seduto accanto a me. Era il 1979, l’anno prima era uscito “Outlandos d’Aamour” che aveva preceduto “Reggatta de Blanc”, le sonorità reggae e punk e jazz avevano già fatto sobbalzare sulle sedie una generazione che pensava non sarebbe stato possibile rendere popolare e elegante questa miscellanea. Si era sbagliata. La voce sensuale di Sting (bello era e bello resta), la batteria rivoluzionaria di Stewart Copeland, la chitarra virtuosa di Andy Summers avevano creato qualcosa che a distanza di quarant’anni suona ancora molto, molto bene, per quanto non una novità. Si rintraccia tutto questo in “Flexible strategies”, dalla title track, più acida, alla bellissima – anche “rivista”Murder by Numbers, dalla sorprendente Someone to talk to alla coinvolgente e morbida Once Upon a Daydream, tanto da rendere felice chi come me è stato giovane testimone della loro discesa sul pianeta della musica e chi è giovane adesso e ancora, di nuovo, riesce a vederli come extraterrestri. Ora però il fondo del cassetto dei Police forse è stato grattato tutto e chissà, forse saranno rimaste ragnatele e tarli nel loro come nel mio… e a noi non resterà che consumare anche questo cofanetto, con l’esaltazione degli undici anni.

Side One: Dead End Job (1978). Landlord (1979). Visions Of The Night (1979).
Friends (1980). A Sermon (1980). Shambelle (1981).
Side Two: Flexible Strategies (1981). Low Life (1981). Murder By Numbers (1983).
Truth Hits Everybody (Remix) (1983). Someone To Talk To (1983).
Once Upon A Daydream (1983).

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