Playing The History: “Prog Alchymia” (2017) – di Fabio Rossi

A distanza di quattro anni dal precedente album (“Playing the History” 2013), è escito “Prog Alchymia”, prodotto, registrato e masterizzato da Carlo Matteucci, secondo capitolo del progetto denominato Playing the History che continua a esplorare l’immaginifica musica convenzionalmente denominata rock progressivo. Il trio, nel frattempo, è diventato una Band composta da Carlo Matteucci (basso), John Hackett (flauto), Marco Lo Muscio (piano e organo), David Jackson (sassofono e flauto), Giorgio Gabriel (chitarre) e, novità di rilievo, Pino Magliani (batteria). Il sestetto, si è avvalso una volta ancora della prestigiosa collaborazione di Steve Hackett, presente nell album con le sue celeberrime Ace of Wands e Second Chance. Altri ospiti: Duncan Parsons, polistrumentista e drummer della John Hackett Band, Nick Fletcher, chitarrista della John Hackett Band e concertista di chitarra classica, Alessandro Forti, pianista e compositore di colonne sonore, e Giovanni Viaggi, tastierista. Chi già conosce l’intelaiatura del primo lavoro targato Playing the History, troverà nella nuova ambiziosa opera strumentale significativi cambiamenti. L’introduzione stessa della batteria indica un nuovo percorso e, infatti, il prodotto è decisamente orientato verso sonorità più rockeggianti e dall’approccio meno sinfonico. L’organo e il pianoforte di Lo Muscio erano i veri protagonisti in “Playing the History”, riuscendo ad ammaliare e non poco gli estimatori del prog sinfonico/barocco. Ne consegue che il risultato complessivo è destinato a una più ampia fascia di pubblico, con un sound più immediato. Quindici le tracce proposte che si dipanano per oltre un ora di musica e che vanno da classici del genere come I Lost My Head – Part II (la voce prodotta dal Vocoder Electric Piano è di Duncan Parsons), Bourée, Pilgrims, Moonchild, Nights in White Satin, Promenade/TheSage, The Lamia… a composizioni come Molde Canticle – Part I del jazzista norvegese Jan Garbarek, The Flower e Il Bambino e la Pergola di Matteucci, Nastagio degli Onesti di Lo Muscio, Sunset Ride in New Mexico di Gabriel e Six-Eight for Starters di John Hackett. La scelta, quindi, è stata quella di lasciare più spazio ai brani composti dagli appartenenti al progetto. Impreziosito da una copertina plumbea ed efficace disegnata da Chiara Gambino che evidenzia un artwork distante da quello che del primo album (anche in questo si nota la volontà di rinnovarsi), “Prog Alchymia” sorprende in positivo perché a emergere sono proprio le composizioni dei nostri Matteucci, Lo Muscio e Gabriel… un’ulteriore conferma dell’indiscutibile qualità del progressive italiano contemporaneo. Le soffuse The Flower e Il Bambino e la Pergola (che vedono Matteucci esibirsi magistralmente alla chitarra acustica), l’intensa Nastagio degli Onesti (con un Lo Muscio ispirato alle tastiere, sostenuto dal flauto di John Hackett e da una trascinante sezione ritmica assicurata dal duo Matteucci/Magliani), e la sudamericana Sunset Ride in New Mexico (dove Gabriel è accompagnato dalla sei corde di Steve Hackett e dal Moog Electric Piano di Giovanni Viaggi), reggono alla  grande il confronto con gli altri pezzi del bellissimo album… e non ci pare cosa da poco. Tutto questo, è ovvio, non basta a dare il senso vero dell’incisione… va ascoltata e riascoltata e, infine, una domanda: il terzo lavoro dei Playing the History approderà su lidi differenti, come la Scena di Canterbury o il Kraut Rock? Chissà, forse le sorprese non finiscono qui.

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