Pino Daniele: Viento (1979) – di Valeria La Rocca

Esodo 12, 29-30. “Decima piaga: la morte dei primogeniti (29) (…) Perciò avvenne che a mezzanotte l’Eterno colpì tutti i primogeniti nel paese di Egitto, dal primogenito del Faraone che sedeva sul suo trono, al primogenito del prigioniero che era in carcere, e tutti i primogeniti del bestiame (30) (…) Così il Faraone si alzò di notte, lui con tutti i suoi servi e tutti gli Egiziani; e vi fu un grande grido in Egitto, perché non c’era casa dove non vi fosse un morto”. Non c’era casa dove non vi fosse un morto. Il collare cominciava a stringersi troppo sul collo. La tonaca nera gli sembrò un sarcofago. Anche le scarpe sembravano più strette. Avrebbe voluto sbottonarsi almeno la camicia bianca che come un sudario si inzuppava lentamente del suo sudore acido. Perle sulla fronte cominciavano ad ingrossarsi e di lì a poco sarebbero piovute sul prezioso codice. “Non c’era casa dove non vi fosse un morto (…) dove non vi fosse un morto”. Il demone si ripresentava a lui sotto forma di parola, sibilo, bisbiglio all’orecchio. Cercava di ricacciare in gola l’urlo ribelle che emergeva dalle viscere concentrandosi sulla scritta che sovrastava l’ingresso della biblioteca “Silentium”. Ricacciò in gola lo spasmo della sete inghiottendo la saliva e sembrò fiele… dove non vi fosse un morto… Come in trance, la mente annebbiata cercava rifugio nella conoscenza, nella dottrina, nello studio, nella coscienza. Il demone sibilava il dubbio ancora una volta. L’immagine del bambino a pancia in giù sulla spiaggia risaliva dallo stomaco insieme all’acido. La miniatura di rosso vermiglio della “E” di “Esodo” sull’antico codice lo accecava, come il rosso della maglietta e la carcassa del naufrago bambino arenata sulla spiaggia. Il vento sibilava da fuori la finestra. Era il suo demone che chiedeva di entrare a scompigliare l’ordine e la quiete della biblioteca e chiedeva… “Quale Dio può fare questo? Il tuo Dio baratterebbe la vita di un bambino per un Esodo? Lo ignorò. Cercò nella memoria. Funzionava sempre per ricacciare indietro i demoni.” Ecateo, lo storico di Abdera, visitando in Egitto la biblioteca di Ramesse, era rimasto colpito dalla scritta posta sul portale d’ingresso e che egli aveva tradotto in greco psychès iatreion, «luogo di cura dell’anima». Aveva trovato il giusto ricordo che avrebbe pacato il suo senso di disagio e calmato il vento. Lo studio cura lo spirito, eleva, purifica, indica la via. Ma allora perché soffocava ancora al pensiero di quella maglietta rossa, all’idea che il suo Dio avesse potuto diffondere morte. Perché permettere all’uomo di farlo rendendolo “libero”? Era libero anche lui in fondo. Libero di affidarsi alla dottrina… e perché soffocava ancora sotto la tonaca pesante. Esodo e morte, migrazioni e morte, mors tua vita mea. Era questa la chiave? Silenzio e compromesso? Mancava l’aria sotto il collare. Riconsegnò il codice con le procedure di rito e uscì fuori. Percorse il tragitto fino all’esterno dell’edificio sui carboni ardenti seguito dal suo demone vento e, appena fuori slacciò il collare e cercò le chiavi della macchina, entrò e subito mise in moto, lasciando il demone fuori dal finestrino. Cercava una bottiglietta d’acqua, si ricordava di averne una da qualche parte, bevve un sorso. Carta vetrata. Il traffico clemente gli concesse velocità e l’aria nell’abitacolo ricominciò a circolare. Accese la radio. La voce del demone mutò registro. “Viento, trase dint’e piazze, rump’e feneste”… e immaginò le porte delle case d’Egitto segnate dal passaggio del demone e i pianti delle madri e il muggire delle bestie e lo vide il vento.  “…e fatte senti’…”. Bussava alle finestre chiuse, sibilava il pianto degli innocenti e ancora una volta la voce di Pino Daniele sferzò l’aria: “…puorteme ‘e voci, ‘e chi vo’ alluccà…”. Come la voce di quel bimbo riverso a faccia in giù, il vento sibilava ancora e gridava. Gridava, soffiava nelle orecchie e piangeva… anche per lui che ancora indossava la tonaca nera e la camicia biancaSudario di un Esodo.

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