Pino Daniele: “Nero a metà” (1980) – di Fabrizio Medori

Gli anni settanta, nella musica Italiana di qualità, sono stati dominati dai cantautori e dal rock progressivo, verso la fine del decennio l’ondata del punk e della new-wave non hanno avuto grande successo e il pubblico è andato sempre più in cerca di novità. L’exploit commerciale più importante del periodo arriva da dove meno te l’aspetti, da un artista napoletano conosciuto bene dagli addetti ai lavori e poco dal grande pubblico. Si chiama Pino Daniele, fa parte del “giro” dei musicisti jazz-rock partenopei ed è stato bassista di Napoli Centrale, il gruppo di James Senese e di Franco Del Prete. Aveva già al suo attivo due Lp, “Terra Mia” (1977), che ebbe pochissimo successo, nonostante gli sforzi promozionali della casa discografica e “Pino Daniele” (1979), conosciuto anche come “Ore 8:00”, che iniziò a far circolare il nome del suo autore anche al di fuori della ristretta cerchia dei ben informati, grazie ad un suono assolutamente personale e riconoscibile e a qualche canzone fortunata. In un periodo ampiamente dominato dall’elettronica e dalla ricerca di modernità e disimpegno, Pino Daniele si era costruito un sound profondamente concreto, fatto di Blues, Rock ed un forte richiamo alla sua appartenenza territoriale, oltre che culturale alla Napoli che anche in quel periodo viveva in pieno la contraddizione tra un passato ingombrante ed un’attualità incalzante. Pino Daniele racchiude in una sola persona una serie incredibile di talenti: prima di tutto è uno strumentista molto abile, capace di passare dai suoni distorti del rock alle raffinatezze elettriche del jazz, dal suono acustico legato al blues e al cantautorato fino alle corde di nylon della chitarra classica, spaziando dalla canzone classica napoletana fino alle suggestioni di tutto il continente sudamericano, Brasile incluso. Poi c’è la voce straordinariamente espressiva, e la capacità di utilizzarla al meglio. Altra capacità straordinaria è quella di saper scrivere canzoni in maniera unica, mettendo sempre in risalto uno stile riconoscibile e sfruttando al massimo la capacità di trasportare l’ascoltatore in un mondo reale, forte, sempre ben riconoscibile. A coronamento di tutte queste capacità, Daniele aveva il dono di saper organizzare gli arrangiamenti e la registrazione in studio. In questo disco si avvale della collaborazione di un gigante della musica italiana, Marcello Todaro, esperto sound-engineer ed ex chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso, che lo affianca nella produzione artistica. A coadiuvare la coppia di produttori ci sono Gigi de Rienzo e Rosario Iermano. Il disco si apre con I Say I’ Sto Ccà, un classico dello stile di Daniele, in cui si mescolano Blues, Rock e Napoli, con una bella intro di armonica, suonata da Bruno De Filippi, ed un ritmo blues sostenuto dal basso solido di Gigi De Rienzo. Si prosegue con una dichiarazione disperata d’amore: Musica Musica, con il sax tenore di James Senese in evidenza. I primi due brani danno ritmo all’ascolto ma il terzo, Quanno Chiove, riporta tutto dentro un’atmosfera delicata e sognante, segnando il primo picco qualitativo del disco, un grande classico dell’intera discografia del musicista napoletano. Subito dopo un rock-blues elettrico nel quale la napoletanità esplode insieme alla chitarra lancinante del padrone di casa, Puozze Passà Nu Guaio. Altro grande momento di poesia, a conferma del fatto che Pino Daniele è un autore di testi straordinari, è Voglio Di Più, delicata ballad fusion. Appocundria conclude il primo lato dell’Lp, con il suo brillante dialogo tra la chitarra acustica e le percussioni di Iermano, Cercola e Karl Potter. All’inizio del secondo lato un’altra hit, arrangiata insieme a Gigi De Rienzo, A Me Me Piace ‘O Blues, nella quale si sviluppa un sound di gruppo compatto di respiro internazionale, sostenuto dalla batteria di Agostino Marangolo. Continua l’alternanza tra tensione e distensione con E So Cuntento ‘E Sta’, delicata costruzione sostenuta dal piano fender e dal synt di Ernesto Vitolo. Il ritmo aumenta con Nun Me Scuccià, altra punta di diamante del disco, con i suoi splendidi assolo di chitarra elettrica. Alleria ci prende per mano e ci trasporta dentro uno stato d’animo più malinconico, sottolineato da contrabbasso, pianoforte e chitarre acustiche. A Testa In Giù è un funky rock napoletano elettrico e nervoso che apre verso la conclusione del disco, con il ritmo brasiliano di Sotto ‘O Sole. Quello che colpisce maggiormente del lavoro è il perfetto equilibrio tra culture differenti, tra tradizione e innovazione, tra compattezza del suono e splendore solistico di tutti i musicisti coinvolti nel progetto, tutti spinti dal “capo orchestra” nella realizzazione di un disco che ha letteralmente segnato un’epoca, rimanendo nel cuore di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo a fondo, perché questo è uno di quei dischi che più vengono ascoltati e più emozioni regalano all’ascoltatore. Dedicato a Mario Musella, cantante degli Showmen, il gruppo di James Senese negli anni 60.

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