Pink Floyd: “High Hopes” (1994) – di Warden

Seguo da breve distanza i passi di due figure che conosco bene. I miei amici di sempre, impegnati a vivere le loro vite straordinarie. Luci di sala prove, ronzii di studi di registrazione, le ore e le ore perse a sudare in stanze anguste, a registrare, imprecare, rifare e rifare i take imperfetti. Poi il caldo ronzante degli amplificatori e delle luci sui palchi, durante i concerti, e ancora il ruggito del pubblico, gli applausi, le grida che giustamente li acclamano come leggende. Mentre vedo tutto questo io resto sempre un po’ più indietro rispetto a loro, attento a non farmi notare, e li osservo. Ho fatto parte di loro, anzi, faccio ancora parte di tutto questo. Sono un pezzo della loro storia. Della nostra storia. Non è più tutto come prima, però. Molto è cambiato, forse troppo. Rimpiango i tempi lontani, in cui eravamo tutti insieme, in cui ancora non conoscevamo il dolore della separazione, i lutti, le tragedie, i litigi. Un pezzo dopo l’altro, stiamo cadendo, dopo aver scritto la nostra storia.
Mi mancano così tanto i tempi andati. L’erba era più verde, più viva. La luce splendeva più intensamente. Il sole stesso aveva un altro significato, non mi bruciavano gli occhi a guardare in alto, verso il cielo. Perfino il sapore delle cose era più dolce. Adesso è come se si fosse spento tutto. E le notti passate insieme, tra amici, circondati dal calore di persone come noi. Notti in cui nessuno si sentiva solo. Notti in cui viaggiavamo lassù in alto, tra le nuvole. Insieme. Questa è la parola che mi fa più male, perché ora non è più così. Abbiamo perso pezzi, la meraviglia di una volta si è incrinata e adesso ripensarci fa male. Si dice che dobbiamo apprezzare quello che c’è stato, ma io lo rivoglio indietro. Mi mancano soprattutto le nostre “Grandi Speranze“. Se solo non avessimo litigato con Roger che sbattè la porta e se ne andò in quel modo. È stato come sputare su tutto ciò che siamo stati. Quanto mi mancano, e quanto manco io a loro.
Se solo sapessero, sarebbero meno tristi. Non si accorgono che io sono qui, sempre qui, sempre al loro fianco. E li veglio, sempre con un sorriso nostalgico sulla faccia. Credono di non vedermi, credono che io sia finito da qualche parte. Magari sul lato oscuro della luna, come Syd. Non è così. Ogni volta che si incontrano, o che separati continuano a macinare musica io sono lì. Sono sicuro che pensare a me, ricordarmi, abbia portato loro più volte l’ispirazione, e ne vado orgoglioso. Sono felice di cosa siamo stati capaci di fare, anche senza di me. So che prima o poi torneranno quei tempi che tanto ci mancano. I tempi in cui eravamo insieme. Nel ripensare a tutto questo, fino a poco tempo fa i miei occhi ormai si riempivano di lacrime nostalgiche. Adesso, penso a quando il freddo eterno cancellerà tutto, anche gli altri, compresa la nostalgia. Sono un fantasma, per tutti loro. Non c’è più dolore, dentro di me, solo solitudine: qui pensavo di ritrovare Syd ma non è capitato. A consolarmi è un solo pensiero: non è l’idea più allegra del mondo, ma un giorno avremo l’eternità per stare tutti insieme, anche con Syd che adesso sembra disperso sulla luna. Sempre che si voglia credere ad un aldilà. Ovunque andremo, qualunque cosa accadrà, io li aspetterò. Sarò qui, sfumato dalla nebbia che si alza all’alba, mentre le acque del fiume infinito mi scorrono accanto.

Beyond the horizon of the place we lived when we were young
In a world of magnets and miracles
Our thoughts strayed constantly and without boundary
The ringing of the division bell had begun
Along the Long Road and on down the Causeway
Do they still meet there by the Cut
There was a ragged band that followed in our footsteps
Running before times took our dreams away
Leaving the myriad small creatures trying to tie us to the ground
To a life consumed by slow decay
The grass was greener
The light was brighter
When friends surrounded
The nights of wonder
Looking beyond the embers of bridges glowing behind us
To a glimpse of how green it was on the other side
Steps taken forwards but sleepwalking back again
Dragged by the force of some in a tide
At a higher…

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