Pierangelo Bertoli: “Certi Momenti” (1980) – di Fabrizio Medori

Con “Il Centro Del Fiume” (1977) e, soprattutto, “A Muso Duro” (1979), Pierangelo Bertoli ha trovato il successo a livello nazionale, ma è ancora un’artista “di nicchia”, apprezzato soprattutto per il suo impegno socio-politico. Dopo essere riuscito a portare le sue canzoni oltre i confini dell’Emilia, dove era già da qualche tempo diventato un personaggio di grande successo, Bertoli varca i confini locali e diventa un “fenomeno” degno dell’attenzione dei media dell’epoca. Il 1980 è l’anno della sua consacrazione definitiva e della prima tournée che lo porta a visitare tutta l’Italia, fino alla Sicilia. Aiutato da qualche significativo passaggio televisivo, come quello a L’Altra Domenica, benemerito programma condotto da Renzo Arbore la domenica pomeriggio su Rai Due, Pierangelo raggiunge la notorietà che merita ampiamente e, “Certi Momenti” (Ascolto 1980), è contemporaneamente effetto e causa della completa maturazione di un Artista che ha costruito la sua popolarità senza mai piegarsi a compromessi e senza dover ricorrere a “sotterfugi” o scorciatoie. Il disco è il risultato di una crescita artistica costante e mette in luce le capacità di scrittura e di interpretazione del cantautore sassolese. È particolarmente evidente l’influenza di alcune sonorità americane, che vanno dal Country al Folk, fino a spingersi dentro il suono molto più Rock di artisti emergenti del calibro di Bruce Springsteen.
Si comincia con il bel country veloce e saltellante di Cent’Anni Di Meno, nella quale l’atmosfera americana serve ad ambientare un testo che ricorda i “bei tempi passati” di una giovinezza mai dimenticata. Canzoncina è invece un incrocio tra la poetica dei cantastorie alla Dino Sarti e le sonorità raffinate del Pop-Funky della fine degli anni settanta, con qualche velato riferimento alla tematica più profonda del disco: il rifiuto delle idee clericali. Il brano più importante del disco, uno dei più rappresentativi dell’intera carriera di Pierangelo, è Pescatore, cantata insieme a una ancora non famosa Fiorella Mannoia. Il brano racchiude una serie di caratteristiche vincenti, a partire dall’alternarsi dei due cantanti in una sorta di dialogo a distanza tra un pescatore partito per il suo lavoro e la sua donna, rimasta a casa a fare i conti con la solitudine e la tentazione di un corteggiatore. La parte letteraria si sposa in maniera eccezionale con il supporto musicale, con le sonorità attualissime e con ben quattro cambi di tonalitàstraordinaria prova vocale. Il brano successivo, Fer L’Amaur, è un bizzarro mix di morbide sonorità da night club e un testo in dialetto emiliano, il tutto condito da un pregevole contrappunto di sax. Il primo lato del supporto in vinile si chiude con una riuscitissima presa in giro di una categoria artistica particolarmente interessante: I Poeti. La canzone è costruita su un divertente ritmo ternario e risente nell’orchestrazione della lezione dei compagni di scuderia più originali, gli Area, arricchita dall’uso azzeccatissimo del sintetizzatore.
La seconda parte del disco inizia con In Fondo, che apre una finestra sul discorso politico, utilizzando un linguaggio più complesso e articolato che, quasi per contrasto, si appoggia su una base musicale leggera e gradevole – Pop nell’accezione più “alta” del termine – mostrando un utilizzo magistrale della doppia voce nel ritornello. Altra pietra miliare del canzoniere di Bertoli è il brano che intitola l’album, Certi Momenti, una canzone che dal punto di vista musicale è incentrata su un bellissimo riff di armonica tra il Country e il Jazz, e su una solida sezione ritmica, continuando nel magistrale uso del coro nel ritornello, riuscendo magnificamente a mettere in risalto la sezione più trascinante del brano. Il testo, invece, racconta lo scontro tra una popolazione che è disposta a superare le proprie tradizioni e una chiesa cattolica che si ostina a voler dettare le regole morali ad una società che è costretta a fare i conti con una realtà in continua evoluzione. Il Rock della costa est degli Stati Uniti fa il suo prepotente ingresso in una canzone, Riflusso, che traccia un bilancio delle lotte politiche di un decennio appena terminato, con i suoi fallimenti e con le paure che la “ritirata strategica” stava diffondendo. Bellissimo l’intreccio tra armonica e Hammond e impeccabile l’apporto strumentale dei musicisti coinvolti nel progetto ma, ancora più rilevante è l’interpretazione di uno dei pochi veri cantanti Rock italiani. La conclusione del lavoro è affidata a E Poi, una delicata ballata pianistica, ricca di pathos e di visioni romantiche, nel senso ottocentesco del termine.
Ancora una superba prova vocale per uno dei più grandi rappresentanti della canzone italiana, troppo poco ricordato, un Artista la cui lezione non è stata sufficientemente studiata. In questo disco Angelo è accompagnato da alcuni musicisti appartenenti al suo gruppo “storico”, come Marco Dieci, che si occupa dei pianoforti, dell’armonica, delle tastiere e dei cori; dietro al pianoforte troviamo anche Gianfranco Monaldi; alle chitarre Massimo Luca, Ernesto Massimo Verardi e Sergio Farina; Gigi Cappellotto suona il basso, Gianni Dall’Aglio la batteria, Claudio Calzolari l’organo Hammond, Mario Lamberti le percussioni, Giorgio Baiocco il sax tenore. A completare una squadra già di per sé vincente ci sono Bruno De Filippi, che suona il bouzouki e Fabio Treves all’armonica. Il disco della svolta per uno dei più grandi cantautori italiani.

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