Pierangelo Bertoli… un ricordo – di Fabrizio Medori

La prima volta che ho sentito il nome di Pierangelo Bertoli, uno dei nuovi cantautori italiani, è stato durante una puntata di “L’altra Domenica”, indimenticabile programma televisivo di fine anni 70, condotto da Renzo Arbore che, fra gli altri, aveva “lanciato” il mio concittadino Ivan Graziani. Probabilmente il brano presentato, estratto da un concerto, era Rosso Colore, perché ricordo bene che, oltre alla imponente e bonaria figura del “cantautore disabile”, mi colpì molto la sua capacità di affrontare temi politico-sociali importanti, senza lasciare l’aspetto musicale in secondo piano. All’epoca avevo più o meno quindici anni e nel giro di pochi mesi ascoltai diversi altri brani di quel cantautore così moderno nelle scelte artistiche, e mi innamorai dei suoi primi successi… Per Dirti T’Amo, Eppure Soffia, A Muso Duro. Fu così che, a cavallo fra il 1980 e l’81 Pierangelo venne a suonare nella mia città, Teramo, dove ancora oggi, a distanza di quasi venticinque anni, è raro poter assistere ad un concerto. Suonò al Cinema Smeraldo, ed il successo della prevendita fu così ampio da portare gli organizzatori a chiedergli di tenere, oltre allo spettacolo mattutino, per i ragazzi delle scuole e a quello serale, anche un terzo spettacolo, a seguire il secondo. Io, sedicenne appassionato di rock, assistetti al primo dei due concerti serali, e rimasi seriamente impressionato dall’impatto sonoro della musica di Pierangelo, sorretto da arrangiamenti diretti, essenziali e curatissimi, lontano anni-luce dal classico suono dei gruppi che accompagnavano – in maniera piuttosto deprimente – la maggior parte dei suoi colleghi di alloraFui molto colpito anche dalle parole delle canzoni e delle presentazioni dei brani. Ricordo in particolare Non Finirà, amara e romantica storia di una giovanissima prostituta, e Pescatore, l’hit del momento. Parecchi anni dopo, nella primavera del 1997, la sorte mi ha inaspettatamente portato a contatto con l’artista e, immancabilmente, con l’uomo Bertoli. Con mia grandissima sorpresa, ricevetti una telefonata dal mio vecchio amico Vincenzo Irelli, da anni tastierista di Pierangelo, che mi chiedeva di entrare a far parte del gruppo di Angelo, come chitarrista e corista. Iniziò in quel momento un’avventura musicale, durata fino alla dolorosa scomparsa di Angelo, che ha decisamente cambiato la mia vita. Studiando la scaletta del concerto mi rendevo sempre più conto della quantità di brani di grandissimo valore – ed altrettanto successo – che andavo ad affrontare, e molti di essi avevano fatto, che io lo volessi o meno, da colonna sonora di molti momenti fondamentali della mia vita. Due o tre settimane dopo quella telefonata mi trovavo catapultato su un palco della provincia romana, a fianco di una vera e propria leggenda della musica d’autore italiana. Il mio percorso musicale – personalissimo e tutt’altro che ortodosso – mi aveva finalmente portato ad una svolta di livello professionale, a fianco di uno dei miei miti giovanili. Per cinque anni abbiamo attraversato l’Italia in lungo e in largo, passando per quasi tutte le regioni, e conoscendoci sempre più a fondo, abbiamo suonato su ogni genere di palco, affrontato ogni genere di pubblico, e risolto ogni genere di problema, pratico o tecnico… ma ogni sera abbiamo visto le facce sorridenti di chi stava nelle prime file, vicino a noi, e abbiamo cantato e suonato insieme a loro. Poi, di nuovo in macchina a parlare di musica, di politica, delle nostre rispettive famiglie. Quando, durante l’ultima tournée, quella del 2001, mi chiese un parere sugli arrangiamenti del disco che stava registrando in quel periodo con altri musicisti, “301 guerre”, mi dette una grandissima dimostrazione di stima e di considerazioneOggi mi manca moltissimo il suonare in quel modo, fare il musicista professionista, ma mi manca molto di più Pierangelo, mi mancano le nostre lunghe chiacchierate sulla musica, sulla politica, sulle nostre rispettive famiglie, e ancora di più mi manca quel sorriso attraverso il quale, durante il concerto, mi comunicava che per lui, come per me, stare sul palco non era un piacere, era una Gioia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

pierangelo bertoli medori

2 pensieri riguardo “Pierangelo Bertoli… un ricordo – di Fabrizio Medori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.