Photoalbum: Sid Griffin Live al Godot Art Bistrot di Avellino – di Pietro Previti


Vi ricordate del Paisley Underground, quella scena musicale di inizio anni Ottanta di base a Los Angeles che, all’epoca, veniva sommariamente definita alternative? All’epoca Sid Griffin faceva parte dei Long Ryders, gruppo che seguiva a ruota le stelle principali rappresentate dai Dream Syndicate di Steve Wynn e dai Green on Red di Dan Stuart e Chris Cacavas. Erano, probabilmente, un gruppo dal profilo volutamente più basso, tanto che per definire il loro genere di appartenenza lo stesso Sid aderì alla definizione coniata su misura di cowpunk, cioè un’espressione musicale che spontaneamente fondeva il folk-rock pulitino della West-Coast con l’attitudine ritmicamente grezza di una band di punk inglese. Terminato il progetto Ryders, nel 1989 Sid Griffin ha fondato i Coal Porters, esperienza a cavallo tra il country-rock e il bluegrass che, dopo il trasferimento nel Regno Unito, non ha mancato di portare con sé e coltivare, con buona regolarità discografica, anche ai giorni d’oggi sebbene con alternanza dei componenti. Il recente disco “The Coal Porters  No. 6” è stato prodotto da John Wood, figura leggendaria del folk inglese, che ha registrato dischi di Fairport Convention, Nick Drake, John Martyn e Beth Orton. A quest’attività, Sid ha affiancato con successo in questi anni quella di produttore, scrittore  e critico musicale, dedicando un volume a Gram Parsons ed un paio di apprezzati tomi a Bob Dylan. Appare evidente che Sid Griffin si stia affezionando al Belpaese, visto che è ritornato per una settimana ininterrotta di concerti dopo gli show in trio dello scorso ottobre, di cui si è detto un gran bene. Il cantautore americano descrive la sua serie di concerti in Italia alla stregua di un tour in the land of pasta and pesto”. Sinceramente non proprio il massimo che ti aspetti ma tant’è. Il tour di questo scorcio di primavera, che ha avuto inizio il 28 marzo a Cremona, ha ricompreso anche le tappe di Verona, Fidenza, Frosinone per terminare a Modena, dopo la data avellinese del 1 aprile al sempre accogliente Godot Art Bistrot. In concerto da solo, voce e strumenti acustici, Griffin propone brani estrapolati un po’ da tutto il suo canzoniere, dai classici folk’n’punk dei Long Ryders fino alle canzoni più recenti e, per certi versi, tradizionali dei Coal Porters. Tra le canzoni in scaletta vanno almeno ricordate I Want you bad e la toccante Harriet’s Tubman gonna carry me home, dedicata alla cosiddetta Underground Railroad e l’epica Ivory Tower, tutte tratte dal repertorio dei Long Ryders; ed ancora le note della magnifica Everywhere, la già classica Ode to Bobby Gentry e la delicata Circle Bar, pezzi estratti dal suo ultimo e convincente album “The trick is to breathe” (Prima Records, 2014), prima dell’apoteosi finale di The Day Last Ramone Died, brano più volte proposto proprio con i Coal Porters ed eseguito da Sid al mandolino. In definitiva, si è trattato di una piacevole e rilassata serata trascorsa in compagnia di un lost hobo (ma non troppo) che non manca di mostrare le foto dei suoi figli durante il concerto e che speriamo proprio di incontrare nuovamente al più presto da queste parti.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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