Photo album – Oregon: gli alfieri della World Music a Napoli – di Pietro Previti

Non poteva procedere meglio il Napoli Jazz Winter, rassegna partenopea dedicata alla musica afroamericana ideata e diretta dal vulcanico Michele Solipano, che proprio con questa edizione spegne le dieci candeline. Dopo l’anteprima degli Spiral Deluxe, il progetto del nume della techno chicagoana Jeff Mills, ed il quartetto mainstream dello storico contrabbassista Buster Williams, è stata la volta di un altro grande gruppo americano, gli Oregon. Gli inizi della Band risalgono alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, epoca in cui Paul McCandless (strumenti a fiato) Ralph Towner (chitarra, piano, tromba) Glen Moore (contrabasso) e Colin Walcott (tabla e percussioni) gravitavano nel giro del pioniere della world music, il sassofonista e compositore Paul Winter. Tempi in cui necessitava etichettare la musica, farla rientrare in generi già delineati, tanto che a molti parve di difficile collocazione la proposta dei quattro musicisti, capaci di offrire composizioni melodiose e con ricche armonie, frutto di delicati equilibri tra sonorità occidentali ed orientali. Non jazz, né world ante litteram, ma neanche folk o space music. Semplicemente Oregon. Anche per questa ragione, ancora oggi appaiono freschi e non datati ma, anzi, attuali se non anche di avanguardia album quali “Music of Another Present Era” (1972) o “Distant Hills” (1973). Si tratta, quindi, di un gruppo con un lungo, complesso ed anche tragico percorso di vita (si pensi alla scomparsa di Walcott nel 1984) che ha oramai in Towner e McCandless i soli membri originali, dopo che Glen Moore, appena un paio di anni fa, alla vigilia di una nuova tournée mondiale, decise che era arrivato il momento di prendere una pausa di riflessione. Oggi, Ralph e Paul sono validamente supportati dal batterista e percussionista Mark Walker (da considerarsi già alla stregua di un veterano in quanto in formazione da diciotto anni) e dal “neofita” Paolino Dalla Porta; e in un certo senso, proprio la presenza del contrabbassista milanese sembra avere apportato nuova linfa alla band, che a breve prevede di dare alle stampe un nuovo lavoro discografico per la CAMJazz, registrato proprio in questi giorni. Il concerto napoletano, tappa italiana di un’articolata tournèe mondiale cominciata lo scorso ottobre al Festival di Jarasum nella Corea del Sud,  ha presentato un gruppo musicalmente in forma e con  molte idee ancora da esprimere, a dispetto dei suoi quasi cinquant’anni d’età. Strumentisti e solisti per palati fini, Ralph e Paul dispongono di un’intesa decisamente fuori dal comune e sono mirabilmente supportati da compagni di avventure che, con deferenza e generosità, mettono a loro disposizione eccellenti risorse per creare tutti insieme un progetto assolutamente godibile e magnificamente suonato. Sicuramente una serata di grande musica, che resterà nella memoria dei fortunati presenti.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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