Photo album: Lambchop – Flotus Tour 2017 – di Pietro Previti


Conservatorio Domenico Cimarosa, Avellino, 4 marzo 2017 – Kurt Wagner, nativo di Nashville (Tennessee), è uno dei padri riconosciuti dell’alt-country e Lambchop è la sua creatura, attiva già a partire dal 1986 anche se con il nome Posterchild e da sempre considerata tra le formazioni di punta del genere di riferimento. Indubbiamente, l’originalità e la ricercatezza della proposta musicale di Kurt e sodali colloca i Lambchop a livello dei capiscuola, anche per la facilità con cui incrociano il tutto con musiche altre come il soul, il jazz o il kraut rock, per arrivare poi alle ultime influenze hip-hop ed elettroniche. Ad oggi sono dodici gli album pubblicati dalla Band, in una discografia per certi versi contenuta ma sempre d’autore, fatta di non pochi capolavori come “I Hope You’re Sitting Down [aka Jack’s Tulips]” (opera prima del 1994) “Thriller” (1997) e “Is a Woman” (2002). Il 4 Novembre 2016 è uscito “For Love Often Turns Us Still”— Titolo ufficiale “Flotus”, l’album che ha segnato il ritorno sulle scene dei Lambchop con conseguente tour europeo che,  iniziato lo scorso 17 gennaio da Lisbona, ha toccato, infine, nei giorni scorsi il Belpaese. “Flotus” può considerarsi un lavoro per certi versi spiazzante nella carriera trentennale di Kurt Wagner e soci, pur mantenendo tutte le caratteristiche che li hanno resi così riconoscibili, amati ed unici posizionati con pieno merito nei piani nobili dell’alternative country in compagnia, almeno agli inizi,  di band di culto quali Wilco e Calexico. Ed ecco, quindi, che sabato 4 marzo 2017 la Band della “Costoletta d’Agnello” si è esibita al Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino per l’unica data al Sud Italia. Un evento straordinario reso possibile grazie alla sinergia tra FITZ Associazione Culturale Promozione Eventi e Ponderosa Music & Art
L’approccio al concerto di Kurt e Band è di un’assoluta compostezza formale e non sorprende che i quattro riescano a proporre una musica molto ricercata ed allo stesso tempo soffice e sognante, di certo non stravolta dagli inserti elettronici che appaiono, da subito, estremamente contenuti ed assorbiti dalle dinamiche e sottigliezze timbriche dei brani che restano, sostanzialmente, acustici. I musicisti appaiono in serata di grazia, sono rilassati ed approcciano il set con sicurezza e capacità; in fondo si tratta di una squadra realmente affiatata al servizio del suo capitano. 
Gioca in scioltezza, sa di potere arrivare in fondo senza incertezze anche se a discapito di qualche emozione ma pur sempre rispettosa delle aspettative degli attenti spettatori. L’utilizzo che Wagner fa della propria voce filtrata attraverso il vocoder nelle canzoni estratte da “Flotus”, in particolare nei pezzi NIV  e  In Care 8675309, pur lasciando all’inizio trasparire qualche compressione di troppo nella sua eccessiva delicatezza, riesce alla fine ad amalgamarsi con le sonorità “classiche” della Band. Alla fine il pubblico sembra ritrovarsi maggiormente nel repertorio d’annata, tra cui spicca una liberatoria versione di Up With People tratta dall’album “Nixon” (2000) ma tant’è: per il pubblico presente basta e avanza. Sa di avere assistito ad un evento di cui ad Avellino resterà memoria a lungo come già annunciato dal sold-out.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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