Photo album: “Fiori per l’ultimo dell’anno” – di Pietro Previti


Ecco, giunge inaspettato l’ultimo concerto che seguirò nel 2016, proprio a ridosso dell’ultimo dell’anno. 
Alla data di Avellino presso il Godot Art Bistrot, il cantautore Alessandro Fiori farà seguire proprio il 30 Dicembre una data napoletana al Mamamu di via Sedile di Porto, storico locale della musica dal vivo che ha riaperto da appena un paio di settimane ospitando i Perturbazione. E’ un locale a cui sono molto affezionato. Qui in passato ho ascoltato Hugo Race e Steve Wynn e, anche se gli spazi sono ridotti, l’acustica non ha mai tradito. I’artista toscano ritorna nella città partenopea a distanza di una decina di mesi. La volta precedente si era esibito “da solo” per la rassegna “LoveLive/a CasaNostra” in un’accogliente appartamento con terrazzo all’ultimo piano di un antico palazzo proprio al centro dei Quartieri Spagnoli. Tra una lasagna  e le chiacchiere (dolci tipici del periodo di Carnevale) vista Vesuvio, Alessandro aveva offerto ai presenti un set di avvolgente e partecipata bellezza, accompagnandosi soltanto con la chitarra. Questo nuovo appuntamento rappresenta, invece, l’occasione per ascoltare anche il suo ultimo lavoro “Plancton” pubblicato su Woodworm/Ibexhouse appena un mese prima e di cui si dice un gran bene sulla stampa specializzata. Il set dell’ex Mariposa, accompagnato in questo tour da Lorenzo Maffucci (basso e samples) e Frnkbrt (si pronuncia Frank Brait, elettronica e batteria) inizia ad un quarto a mezzanotte ed andrà avanti fino all’una inoltrata. E’ un set energico, senza interruzioni o abbassamenti di tensione. L’impressione che ne ricaviamo è che non sia facile riproporre “Plancton” dal vivo, forse anche perché suona come disco atipico nella produzione di Fiori. Il punto è che questa condizione alla fine sembra non dispiacere il pubblico, ma nemmeno lo stesso Alessandro Fiori in quanto ne viene fuori un set leggermente disturbato, più ruvido e, quindi, più rockettaro ed immediato. Almeno così suonano i brani della produzione “storica” come Il Vento o Mi hai amato soltanto o la marcetta di Lucyfer Wash. All’attenzione per i versi introspettivi, cercati sempre con attenzione e, talvolta, apparente non-sense, Alessandro per questo suo quarto album confeziona una veste di suoni in buona parte digitali che, per certi versi, hanno portato la  critica ad accostarlo ad una sorta di suo personale “Kid-A” quanto ad originalità e sperimentazione. Tuttavia, elettronica e sperimentazione le riversa anche in altri album precedenti; forse in questo caso appena un po’ in più. “Plancton” richiede soprattutto una doviziosa attenzione nell’ascolto per comprendere appieno il percorso evolutivo del cantautore toscano. Solo così l’album si svelerà per quello che è. Un disco ben fatto ed ancora meglio suonato in cui alle liriche poetiche e garbate (perfino in  un brano come Ivo e Maria ove il tema è l’Alzheimer fa da accompagnamento) si aggiunge una musica funzionale ed efficace che tale rimane anche quando è l’elettronica ad avere la parte preponderante o quando, invece, il tutto è affidato prevalentemente all’ harmonium come nella preghiera Madonna con bambino rubato. Il messaggio di “Plancton” è chiaro, alla stregua di quei vecchi concept album di una volta: Noi esseri umani siamo sempre più come organismi unicellulari che si lasciano trasportare passivamente dalle correnti. Il concerto termina, Alessandro si ferma a parlare con qualcuno del pubblico e mentre vado via sorrido. So di avere passato un bell’ultimo dell’anno anticipato alla notte prima, malgrado la gelida temperatura su Napoli ed il tragitto che dovrò fare in scooter per rientrare a casa. 

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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