Photo album – “Bella Ciao”: la canzone popolare italiana ai tempi della globalizzazione – di Pietro Previti

A Napoli, nell’ambito della manifestazione «Festa, Farina e Folk» dedicata alla dieta mediterranea ed alla grande cultura e folclore della città, si è tenuto lo scorso 10 dicembre 2016 alla Domus Ars lo spettacolo “Bella Ciao”. Ripensata e diretta dal musicologo Franco Fabbri, ex Stormy Six, ed allestita da Produzioni Fuorivia, “Bella Ciao” è la riedizione aggiornata del più celebre spettacolo di folk revival italiano riallestito cinquanta anni dopo con un cast formidabile, anche se talvolta variabile, comprendente  Lucilla Galeazzi, Elena Ledda, Ginevra Di Marco (a Napoli sostituita da Luisa Cottifogli), Alessio Lega, Andrea Salvatori (a Napoli sostituito da Maurizio Geri), Gigi Biolcati e Riccardo Tesi. Lo storico debutto avvenne al Festival dei Due Mondi di Spoleto il 21 giugno 1964  con Filippo Crivelli, Franco Fortini e Roberto Leydi a curare il recital del Nuovo Canzoniere Italiano che portò Sandra Mantovani, Giovanna Daffini, Giovanna Marini, Maria Teresa Bulciolu, Caterina Bueno, Silvia Malagugini, Cati Mattea, Michele Straniero, il Gruppo di Piadena. “Bella Ciao”  va giustamente inteso come lo spettacolo che segna l’inizio del folk revival italiano e che, almeno idealmente, lo accomuna a un orientamento e a un sentire di respiro internazionale, laddove solo si rapporti con quanto proprio in quegli anni avveniva negli Stati Uniti al Festival di Newport. Ovviamente, il tutto avveniva con le peculiarità e le attitudini nostrane, di un Paese – guarda caso –  che dava poco spazio ai giovani ed ai movimenti libertari e pacifisti in quanto impegnato in dialettiche se non ostili, quantomeno contrarie agli uni ed agli altri. Dalla sua prima rappresentazione nel 1964 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, accompagnata da furiose polemiche per l’esecuzione di O Gorizia tu sia maledetta, deriva il metodo di lavoro che i musicisti nostrani sono tenuti ad  approcciare per riproporre in maniera corretta la musica popolare italiana. Questo spettacolo, periodicamente riproposto da un paio di anni a partire proprio dalla ricorrenza del cinquantennale, intende mantenere vivo lo spirito dei protagonisti di un’era a suo modo eroica e, soprattutto,  riuscendo a divulgare nel contempo alle nuove generazioni il senso e la portata rivoluzionaria della musica folk italiana. Nondimeno, pur mantenendo sostanzialmente inalterata la scaletta originaria, “Bella Ciao” fa proprie le evoluzioni e gli sviluppi che il folk revival ha avuto in questo lungo arco di tempo, mantenendo però inalterate le proprie insite propensioni ad un linguaggio di valori umanitari ed alti ideali sociali e civili che, non solo ne mantengono immutata la carica, ma anzi la riattualizzano fornendole nuova linfa, tanto da non risentire in alcun modo del processo di globalizzazione in atto, fosse anche la tanto abusata world music. L’innovazione di questo riallestimento sta nel trattamento musicale affidato ad un ensemble diretto e concertato dall’organettista Riccardo Tesi, uno dei più brillanti e attenti protagonisti della musica popolare mondiale. Proprio l’aspetto musicale è quello che maggiormente beneficia di un attento lavoro di arricchimento dei suoni (si pensi che nella versione originaria vi era spazio solo per un accompagnamento di chitarra) e di un arrangiamento che instaura un dialogo più sofisticato fra suoni e parole, avvalendosi della presenza di spiccate personalità artistiche quali il  chitarrista Andrea Salvadori e il percussionista Gigi Biolcati. “Bella Ciao” resta comunque uno spettacolo di canzoni popolari e la centralità del canto viene confermata dalla presenza di alcune delle voci più importanti della musica popolare e del canto sociale italiani degli ultimi trent’anni, giustamente da ritenersi eredi in linea retta degli storici interpreti che si esibirono a Spoleto.

Lucilla Galeazzi – voce / Elena Ledda – voce / Luisa Cottifogli – voce / Alessio Lega – voce, chitarra Maurizio Geri – chitarra / Gigi Biolcati – percussioni, voce / Riccardo Tesi – organetto.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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