Phish: “Big Boat” (2016) – di Lino Gregari

Preceduto dal singolo Breath And Burning, esce il sette  ottobre il nuovo Album dei Phish.
“Big Boath”, questo il titolo, è il tredicesimo Album in studio della Band, ed è stato registrato tra Nashville, New York e l’amato Vermont, con la produzione di Bob Ezrin (Pink Floyd, Peter Gabriel, Alice Cooper, Kiss). Con una trentennale carriera alle spalle, Anastasio & Co. non hanno certo perso la voglia di giocare con la musica, e ci consegnano un disco fresco e vitale, con richiami Sixties, ritmi a volte caraibici e un tocco di Rhythm And Blues che leviga una serie di canzoni notevoli. Ecletismo e varietà di stili, ecco in sintesi il nuovo disco, che rinverdisce i fasti di un gruppo che continua a entusiasmare migliaia di fans, sopratutto in America, dove si è conclusa da poco la trionfale tournee estiva. Breath And Burning è stata scritta sulla spiaggia di Playa Del Carmen lo scorso gennaio, come rivela lo stesso Trey Anastasio, e mostra subito il carattere del disco: ritmo fresco, estivo e coinvolgente, con i fiati a punteggiare un brano che a tratti può ricordare le cose più belle di Jimmy Buffett; ma è solo un attimo, la tipica verve della Band prende il sopravvento e macina note in modo fantastico. Anche l’iniziale Friends è un brano notevole, con una melodia sixtie che si dipana su un ritmo quasi Punk che mi ha ricordato i Clash.
Home è una tipica canzone dei Phish, piacevole e ritmata, sostenuta da una grande chitarra, e la seguente Blaze On riporta di nuovo verso ritmi estivi e assolati; splendido l’intermezzo di piano che racchiude il senso di puro divertimento espresso dalla Band. Tide Turns è molto Rhythm And Blues, e potrebbe diventare un classico del genere, un altra grande canzone. “Big Boath” è sopratutto questo: un insieme di grandi canzoni che compongono il manifesto programmatico dello stato attuale dei Phish.
Dopo il semplice intermezzo di Things People Do, ecco il momento di Waking Up Dead, raffinato e ritmato gioco in puro stile Phish con una sezione ritmica incredibilmente efficace e la melodia che si muove sinuosamente su di essa. Running Out Of Time è un delicato acquarello sonoro che inizia acustico per poi stemperarsi in una tenue scia melodica: poco più di tre minuti di pura poesia. Con No Men In No Man’s Land torniamo a ritmi più Rock, con una spruzzata di Funky e un solido assolo di chitarra sostenuto dai fiati: grande pezzo. E’ la volta di Miss You, cadenzata ed evocativa, che ancora una volta traccia i solchi della produzione tipica della Band: grande melodia e cifra stilistica espressa in modo perfetto. Da notare anche in questo caso lo splendido lavoro della chitarra. I Always Wanted It Is Way è stranamente sintetizzata, a ricordare gli anni ottanta, e dotata di fascino, mentre la seguente More è un classico pezzo Rock, che starebbe benissimo in un album degli Stones. La capacità di variare della Band lascia davvero senza fiato. I tredici minuti della conclusiva Petrichor racchiudono tutto lo spirito dell’Album, e mostrano il meglio di un gruppo che si ripropone ai vertici della qualità e della fantasia, con un susseguirsi di temi e ritmi che travolgono anche il più pacato ascoltatore. Un grande disco in definitiva, che merita assolutamente le quattro casse che gli abbiamo assegnato.

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1. Friends / 2. Breath And Burning / 3. Home / 4. Blaze On / 5. Tide Turns
6. Things People Do / 7. Waking Up Dead / 8. Running Out Of Time
9. No Men in No man’s Land / 10. Miss You /11. I Always Wanted It This Way
12. More / 13. Petrichor

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