Philip Roth: “Zuckerman” (2009) – di Dario Lopez

È sempre una grande soddisfazione avere la possibilità di leggere gli scritti di autori dei quali magari non si è ancora letto nulla e scoprire così il lavoro di artisti enormi come Philip Roth che è ancora in viaggio verso le stelle mentre scriviamo. La letteratura è fonte di sorprese inesauribili e di ottime opere delle quali con questo “Zuckerman” è possibile fare davvero il pieno. Il libro edito da Einaudi nel 2009 e tradotto da Vincenzo Mantovani è infatti una raccolta di tre romanzi più appendice che vedono protagonista Nathan Zuckerman, uno scrittore che è anche una sorta di alter ego di Philip Roth. I romanzi presenti in questa raccolta sono “Lo scrittore fantasma” (The ghostwriter 1979), “Zuckerman scatenato” (Zuckerman unbound, 1981), “La lezione di anatomia” (The anatomy lesson, 1983) e il breve “L’orgia di Praga” (The Prague orgy, 1985). Ne “Lo scrittore fantasma” troviamo un Nathan Zuckerman molto giovane, scrittore in erba con una manciata di racconti editi all’attivo, alle prese con l’incontro con uno dei suoi miti, il grande narratore E. I. Lonoff (che i più affermano essere l’ater ego di Saul Bellow). Il romanzo si dipana nell’arco di due giorni all’interno della casa di campagna del New England dove Lonoff vive da recluso insieme alla moglie e a una giovane studentessa: Amy Bellette. Come in tutti i romanzi del ciclo di Zuckerman viene fuori anche qui la questione ebraica, essendo i protagonisti e Roth stesso americani di origine ebrea. Ma il nodo più interessante di questo primo romanzo è il forte contrasto tra la vita da recluso che un grande scrittore come Lonoff conduce, condizione quasi necessaria per portare a termine le sue opere, e la necessità di nuove esperienze, un contrasto esasperato anche dalla presenza in casa della giovane Amy che stravede per lo scrittore ed è pronta a concederglisi. Personaggio davvero interessante quello della studentessa che, piccolo particolare, crede di essere Anna Frank sopravvissuta all’olocausto… piccolo tocco di genio tirato fuori dal cilindro dallo scrittore di Newark. La prosa di Roth, qui come negli altri tre romanzi, incanta per fluidità riuscendo a tenere il lettore incollato alla pagina anche in assenza di grandi eventi. Le riflessioni sono la parte preponderante dei romanzi dello scrittore e, nonostante manchi una fitta successione di eventi, la narrazione presenta sempre il giusto ritmo e una grande armonia. Gli scritti di Roth non mancano nemmeno di forte ironia: uno degli esempi più riusciti in questo senso è proprio la parte iniziale di “Zuckerman scatenato”, secondo romanzo della raccolta, dove il nostro scrittore è ormai divenuto una celebrità, soprattutto grazie al suo best seller “Carnovski”. La gente ormai lo ferma per strada e Nathan si trova a dover affrontare il grande successo, il mondo degli investimenti, le donne e anche qualche svitato. Fantastico il personaggio di Alvin Pepler che ossessiona Nathan con il racconto della sua esperienza nel mondo dei quiz televisivi, vicenda ispirata ad uno scandalo realmente accaduto in America negli anni 50. Grande importanza in una narrazione fortemente autobiografica hanno le conseguenze delle parole scritte dall’autore sui membri della propria famiglia. Il contrasto con un padre che non approva la visione degli ebrei portata su carta dal proprio figlio, reputandola dannosa e ingiuriosa si mescola al dolore silenzioso della madre. Il rapporto dell’autore con una scrittura autobiografica si ripresenta anche nel terzo romanzo, “La lezione di anatomia”. Siamo ormai negli anni 70 e Nathan Zuckerman è affetto da un dolore cronico che gli impedisce ormai di scrivere, costringendolo a passare molto del suo tempo nel suo appartamento di New York, sdraiato su di un materassino e accudito a turno da un entourage di donne, convinte forse di poterlo guarire. Si ripropone qui il tema della scrittura contrapposto a quello dell’esperienza della vita, una sottile linea rossa tra i vari romanzi di grandissimo interesse. Chiude la quadrilogia il breve “L’orgia di Praga”, dove Zuckerman si troverà nella Cecoslovacchia del 1976 in uno stato sotto il regime dettato dai sovietici e avrà modo di osservare il trattamento tributato a scrittori e artisti in un mondo decisamente distante dal suo. Sono romanzi quelli di Philip Roth dei quali si amano stile e riflessioni più che l’incedere degli eventi, romanzi come non se ne trovano tantissimi in giro e che, strano ma vero, difficilmente si vedono in cima alle classifiche dei libri più venduti in Italia. Ora che lo scrittore è venuto a mancare probabilmente si impenneranno anche le vendite dei suoi libri… se non avete mai letto nulla di questo autore fatevi un favore e date una possibilità alla prosa magnifica di Philip Roth, magari iniziando proprio dalle disavventure di Nathan Zuckerman.

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