Peter hammill: il ritorno del Camaleonte – di Pietro Previti

Napoli, 10 novembre 2017 – Mancava da tanto tempo. Troppo. L’ultima esibizione di Peter Hammill in città risaliva al 2 dicembre 2001, curiosamente proprio in quella stessa sala, il Teatro Mediterraneo, che lo aveva visto protagonista con i suoi Van Der Graaf Generator nel lontanissimo 1972 durante la seconda tournée italiana. Quella sera Lino Vairetti e Danilo Rustici, per la festa del trentennale degli Osanna, storica band napoletana di Prog, vollero sul palco vecchi amici e compagni di viaggio provenienti da Banco del Mutuo Soccorso, Area, New Trolls, Le Orme, Il Balletto di Bronzo e Saint Just. Insomma, il gotha della musica progressiva italiana degli anni Settanta con la sola eccezione della PFM. La conclusione della serata celebrativa fu affidata a Peter Hammill, giustamente annunciato come special guest dell’evento. Il suo set acustico in duo con il violinista Stuart Gordon fu inevitabilmente breve. Ne ho un ricordo straniante, sicuramente mi sorprese. Proprio lui, icona tra le più splendenti del Prog inglese, sembrava fuori contesto, appartenere ad un altro genere musicale.  Dava l’idea che quella storia fosse per lui una faccenda oramai archiviata da tempo. Forse in maniera definitiva. Del resto i Van Der Graaf Generator erano fermi al 1977, anno d’uscita dell’ultimo long playing “The Quiet Zone/The Pleasure Dome”. Allo stesso tempo, tale e tanta era la qualità e quantità del songwriting di Hammil che appariva evidente come il suo percorso da solista, la sua ricerca estetica, l’avessero portato a toccare lidi lontanissimi da quelli festeggiati con l’anniversario cui era stato invitato a partecipare. Comprensibile pertanto l’entusiasmo dei fans, sedici anni ed un discreto numero di album dopo, all’ apparire della notizia che il musicista inglese sarebbe finalmente ritornato nel capoluogo campano, inserito tra le date della tournée novembrina, per promuovere il nuovo lavoro “For the Trees”. La lunga attesa è stata ripagata, Napoli ha riabbracciato Peter riservandogli una location d’eccezione, la Basilica di San Giovanni Maggiore a Pignatelli, che vanta testimonianze risalenti al periodo Paleocristiano e si trova ubicata nel centro storico, proprio a ridosso della zona universitaria. Indubbiamente questo insolito e prestigioso contesto ha contribuito a rendere particolarmente riuscita ed emozionante la serata. Hammill, che da qualche giorno aveva compiuto il sessantanovesimo anno d’età, è apparso rilassato e compiaciuto dall’attenzione e affetto del pubblico. Nel corso della sua esibizione, equamente suddivisa tra brani eseguiti al pianoforte ed alla chitarra acustica, non ha nascosto la propria crescente soddisfazione per la riuscita del concerto, dovuta ad un eccellente stato di forma e ad una convincente resa acustica degli immensi spazi della Basilica. Chissà se questa atmosfera gli avrà ricordato quelle della Union Chapel di Londra, ove tenne un concerto con il tastierista Guy Evans ed altri membri dei Van Der Graaf come ospiti, che ne anticipava la reunion seguita solo nel 2005. Il repertorio di Hammill da solista, nel frattempo, si è ulteriormente accresciuto; oramai è vastissimo. Basti pensare che con “For the Trees” la sua discografia è arrivata al trentottesimo titolo in studio. Inevitabile, quindi, che ogni sera la set list cambi e che gli omaggi alla band storica, se eseguiti, siano solitamente limitati. Per il live napoletano ha ripescato soltanto un brano per album da dischi molto amati  dal pubblico, in particolar modo provenienti dalla produzione di fine Settanta / inizio Ottanta. Album celebrati ed ancora oggi ricercati dai collezionisti come “A Black Box”, “The Future Now” o “Enter K”, per intenderci. Tre canzoni, invece, dal nuovo “For the Trees” prima della conclusione al piano  affidata ad una struggente versione di Still Life, dall’omonimo LP del 1976 e primo omaggio ai Van Der Graaf Generator. Richiamato a gran voce per il bis, è la volta di un’epica versione di Afterwards, recuperata direttamente dal primo album della band storica, anno di grazia 1969. Il concerto è terminato, il ritorno del Camaleonte ha avuto un epilogo felice, oltre ogni più rosea aspettativa. Ma per molti c’è ancora modo di intrattenersi con un affabile e disponibile Peter Hammill, che non si sottrae al rito degli autografi e dei selfie. Aspettando che trovi presto conferma la voce che lo vedrebbe nuovamente in Italia già l’anno prossimo, questa volta in compagnia degli amati VDGG

La scaletta: 1. Don’t Tell Me da Enter K, 1982. 2. His Best Girl da Fireships, 1992. 3. On deaf ears… da From the Trees, 2017. 4. Mirror Images da pH7, 1979. 5. Losing Faith in Words da A Black Box, 1980. 6. Habit of the Broken Heart da There Goes the Daylight, 1992. 7. My Unintended da From the Trees, 2017. 8. (On Tuesday She Used to do) Yoga da Over, 1977. 9. If I Could da The Future Now, 1978. 10. Stumbled da Thin Air, 2009. 11. Last Frame da Skeletons of Songs, 1992. 12. Close to Me da Consequences, 2012. 13. Anagnorisis da From the Trees, 2017. 14. Time to Burn da In a Foreign Town, 1988. 15. Undone da Thin Air, 2009. 16. A Way Out da Room Temperature, 1990. 17. Still Life da Still Life, 1976 VDGG. Encore:  18. Afterwards da The Aerosol Grey Machine, 1969 VDGG.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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