Peter Gabriel: Listening Wind (2010) – di Isabella Dilavello

Eravamo lì in silenzio e si parlava del vento, di come entrasse nelle nostre bocche chiuse e ci spalancasse gli occhi. Così riuscivamo a vederci chiaramente, coi pensieri fermi finalmente, coi corpi ingombranti per il desiderio, ogni forma in evidenza, perché il vento incollava i vestiti ai fianchi e alla carne. Eravamo lì in silenzio e il vento sollevava lo scalino dove sedevamo. Era una sera d’estate di fronte al mare, per quanto lontano sessanta chilometri. Il profumo di salsedine arrivava con i gabbiani che puntavano con le ali aperte ai vetri delle finestre, per piegare improvvisi altrove, lasciando una scia di aria a sommarsi all’aria agitata. Ti ho preso la mano e ho detto ora te la leggo, ma non volevo davvero, mi bastava tenerti la mano per rubarne il calore umido, aprirla per bene e carezzarne il palmo con le dita, come fanno i ciechi con le parole. Che tremava, la tua mano, non l’ho sottolineato, non volevo mettere altri pesi in quella stretta.  L’orologio al tuo polso era fermo, “non lo guardo mai” mi hai detto.
“Una volta lo avrai pur guardato, la prima almeno, indossandolo”.
“Sì, è vero”.
“E cosa è successo?”
“È scritto lì, dove tieni”.
A quel punto mi ero chinata di nuovo sul palmo aperto, sui solchi che non erano le righe della vita e della fortuna, ma cicatrici di una morte passata senza guardare, dove prima c’era qualcosa tutta da fare. Cicatrici gonfie, cuciture di una mano ricostruita con pazienza e contro il tempo. L’esplosione spostò tutto il mio peso nel campo accanto, quello coltivato a cavoli”, avevi cominciato a raccontare con voce bassa. Nel cratere, che pochi istanti prima era il fienile dove stavi dormendo, c’erano i corpi dilaniati dei tuoi compagni. Non riuscendo ad alzarti, avevi creduto che non lo avresti fatto mai più e, oltre il fischio che copriva ogni suono e mangiava la tua testa e gli occhi, le esplosioni si susseguivano come un filo di perle rotto a caduta libera sul pavimento. Mine. La prima a spaccarsi con violenza, per un caso orribile, nel rifugio che avevate trovato, aveva innescato tutte le altre del campo. Una dopo l’altra. Così tante da non potersi contare. I soldi intascati da chi le aveva vendute, sicuramente non li contava più nessuno: erano stati già spesi, giocati.
“La tua mano…”

“Si era aperta come un fiore sotto il sole forte, un attimo prima di appassire. L’orologio si era fermato. E non l’ho più tolto, come quando si conserva la fiche di una partita fortunata, anche se la mano l’avevo persa”.
Eravamo lì in silenzio e si parlava del vento, con gli occhi spalancati e le mani tenute con le mani. Venti di guerra, si usa dire. Sarà per via di quel movimento dell’aria quando esplodono le bombe. Ma era un altro vento quella sera e non ci allontanava. E potevamo dire “stai, resta…restiamo”. Ché il tempo si ferma e poi scorre in un altro verso.

Mojique sees his village from a nearby hill / Mojique thinks of days before Americans came
He serves the foreigners in growing numbers / He sees the foreigners in fancy houses
He dreams of days that he can still remember now
Mojique holds a package in his quivering hands / Mojique sends the package to the American man
Softly he glides along the streets and alleys / Up comes the wind that makes them run for cover
He feels the time is surely now or never more
The wind in my heart, the wind in my heart / The dust in my head, the dust in my head
The wind in my heart, the wind in my heart / drive them away, drive them away
And Mojique buys his equipment in the market place
Mojique plants devices through the free trade zone

He feels the wind is lifting up his people / He calls the wind to guide him on his mission
He knows his friend the wind is always standing by
Mojique smells the wind that, that comes from far away / Mojique waits for news in a quiet place
He feels the presence of the wind beside him / He feels the power of the past behind him
He has the knowledge of the wind to guide him on
The wind in my heart, the wind in my heart / The dust in my head, the dust in my head
The wind in my heart, the wind in my heart / Come to drive them away, drive them away
The wind in my heart, the wind in my heart / The dust in my head, the dust in my head
The wind in my heart, the wind in my heart / Come to drive them away

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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