Pet Shop Boys o dell’equivoco artistico – di Stefano Galli

Il mio primo contatto materiale con i Pet Shop Boys, cioè Neil Tennant e Chris Lowe, lo ebbi nell’estate del 1987 a Dublino: comprai il 12” di “West End Girls”. Nel corso dello stesso viaggio, a Londra comprai il mio Filofax e vidi, il 25 luglio, Siouxsie and the Banshees al Finsbury Park [1]“We were invited to some trendy club in Milan, where they all liked The Cure” dichiara Tennant nell’intervista canzone per canzone condotta da Jon Savage pubblicata nel libretto del doppio album (formato CD, 30 canzoni [2] intitolato “Alternative”. Si era già oltre la metà degli anni 80. C’è un libro, credo ormai quasi dimenticato, di buon contenuto ma noto ai pochi innanzitutto per il titolo: “Like Punk Never Happened” [3] di Dave RimmerI Pet Shop Boys sono un gruppo [4] dance per gay”: definizione banale e ignorante. Gli scorsi anni 80 “ci” hanno dato le riviste musicali con le foto a colori; è un’affermazione sostanzialmente esatta poiché quasi nessuno di noi conosceva il Tedesco e “guardare le figure” su Bravo o Sounds [5] o le sole copertine di Hit Parader e Circus era nulla. Pioniere fu The Face (1980) sebbene avessimo già dovuto comprare qualche numero di Smash Hits (e sorvegliare Record Mirror, anche) [6]. Ebbene Neil Tennant prima di diventare artista musicale a tempo pieno è giornalista di quello Smash Hits che – complice anche “il punk” (inteso come epoca musicale) – era diventato permeabile a certi artisti. Si può durare 30 anni da furbi oppure con la propria intelligenza, con qualche inciampo, anche. A Tennant e Lowe occorre riconoscere uno staying in power purtroppo mancato ai melodicamente geniali Tears For Fears e – anche  tragicamente [7] – a The Associates. Invero, con un quasi ossimoro preveggente, proprio il successo d’esordio, “West End Girls”, dichiara “Here today, built to last” [8] e sono passati ormai 31 anni dalla sua pubblicazione. Provate ad ascoltare il testo di Suburbia [9]. Altro che dance floor! Se mi vengono in mente i Soft Cell, non è perché parlo di artisti-in-duo ma in ragione di quel nord dell’Inghilterra che ha dato i natali a tutti loro (curiosamente Ball e Lowe sono entrambi di Blackpool [10] i quali però dovevano “andare a Londra” e, ovviamente, ascoltavano inter alia David Bowie. Per chi c’era dal 1977 ed ancora con occhi ed orecchi aperti dieci anni dopo (e The Cure non li ascoltava più) il conto che presenta Paninaro [11] va esaminato per bene. Può essere sgradito, ma d’esportazione nazionale era una style war diagonale, per generazioni e ceto, e quella canzone la ha ben compresa. Del resto, un capo leggendario di C.P. Company è esibito anche dai Pet Shop Boys: la Goggle Jacket. La carriera di Tennant e Lowe è lunga (comprende anche un album dedicato alla Corazzata Potemkin) e diligentemente annotata: senza troppo clamore [12] hanno raccolto molto di quanto è fuori da “facciate a” e album. Certo c’è anche il camp, comprensivo degli ammiccamenti gay, ma è solo una parte. Parafrasando Aldo Busi, la musica di genere (come la letteratura di genere) è un àmbito in cui le persone intelligenti non si crogiolano. Quindi i Pet Shop Boys creano musica e basta… che essa piaccia o no.

[1] Cosa c’entra? Ritengo che questo sia un “polso globale” della Gran Bretagna, ecco. [2] Formato CD, perché il CD “è” il formato, spiacente. [3] Sottotitolo Culture Club and the New Pop, pubblicato nel 1986. [4] Invero sono un duo. 
[5]
Periodico della RFT, non il settimanale britannico.  [6] La mia dieta cartacea a un certo punto era quasi insostenibile, credetemi. [7] Si sarebbe mai potuta ipotizzare una riappacificazione fra Alan Rankine e Billy MacKenzie? [8] Anziché “here today, gone tomorrow”, intorno al minuto 3 e 5 secondi. [9] https://www.youtube.com/watch?v=-VCqAjYO3NM. [10] Blackpool: una località di quelle la cui squadra partecipa a “Giochi senza frontiere”.
[11] https://www.youtube.com/watch?v=ov7riaL5Fbw[12] Quanto hanno dovuto aspettare invece i fan di Siouxsie and the Banshees per il cofanetto Downside Up?

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