Perigeo: “Genealogia” (1974) – di Mr. Hyde

Durante i bollenti, ribollenti, psichedelici, violenti, rivoluzionari ed esaltanti anni 70,  in Italia, musicalmente, (e non solo) accadde di tutto. Re nudo incontrò i circuiti del Moog, glamour, impegno politico e sociale salivano e scendevano dal palco, non senza avere proclamato il loro manifesto di amore o di lotta. Il rock civettava con tutti: il blues, la musica tradizionale, celtica, con Bach, e con il jazz, che aveva rappresentato un mondo a parte fino a quando Miles Davis non cominciò a provare una profonda attrazione per il funky di Sly Stone e per quell’indiavolato mancino con la Fender bianca, si, proprio lui, Jimi… Il jazz cambiava i suoi connotati, un po’ per un fatto evolutivo un po’ per incontrovertibili regole di mercato, passando attraverso la sua contaminazione, o la disintegrazione delle sue regole. Nel 1970 fu registrato  l’unico album realizzato dal Modern Art Trio guidato da Franco D’andrea con Bruno Tommaso e Franco Tonani,  intitolato “Modern Art Trio”, che pur non avendo avuto molto seguito in quel momento è definito da autorevoli critici un capolavoro dimenticato del jazz italiano (1). Una breve esperienza, giocata tutta nell’ambito del jazz acustico dal punto di vista compositivo e improvvisativo. Un anno dopo, un altro Tommaso, anche lui contrabassista, Giovanni, fonda i Perigeo, con Franco D’andrea al piano e tastiere, Claudio Fasoli al sassofono alto e soprano, Tony Sidney, chitarra acustica ed elettrica, Bruno Biriaco  batteria, percussioni e, nel 1972,  viene pubblicato dalla RCA il loro primo album, “Azimut”.
Sogno di trovarmi / in un posto di non so dove. / 
No, non vedo nel passato,
ma io credo nel futuro. / Vorrei tanto trovarlo. / Cerco un posto, non so dove.
(2)

L’inconfondibile sound del gruppo si manifesta subito come una miscela di rock progressivo e di jazz (quello che più tardi sarebbe stato definito fusion) con incursioni nella musica sperimentale ed elettronica. Risale al 1973 la pubblicazione del successivo “Abbiamo tutti un blues da piangere”. L’album “Genealogia” pubblicato nel 1974 conferma le tendenze musicali e lo stile dei Perigeo: la loro musica è ispirata dal proprio vissuto, dalle esperienze personali professionali ed esistenziali… come può essere una nenia, una sera attorno al falò in Sidney’s Call, o un luogo come succede nella swingante Old Vienna (tema articolato ed intrigante) e in Grandi Spazi, l’unica composizione, in questo LP, di Claudio Fasoli. Nella musica dei Perigeo l’idea nasce, si sviluppa, si trasforma… e il brano segue questa metamorfosi: dal suono bruto e primordiale del sintetizzatore, al tema, seguito da una fase in cui si dà spazio all’improvvisazione fino all’epilogo. “Genealogia”, è articolato in questo modo. Il tema conduttore ha la stessa struttura compositiva di una danza medioevale in cui vengono spostati gli accenti e rallentati i tempi. Il quadro successivo in certi momenti ricorda le cavalcate dei Soft Machine di “Third“ con Elton Dean e i Traffic di  “John Baleyhorn Must Die”. In Polaris, sono in risalto la sezione ritmica incalzante, basso martellante in primo piano e batteria che si trascina dietro tutti in una corsa sfrenata. Le note del piano elettrico sembrano molecole impazzite: un ambiente fluido simile a quello creato in “Bitches Brew” di Corea e HancockTorre Del Lago, pescato in chissà quale meandro della memoria, nato magari solo da un’occhiata ad una cartolina in bianco e nero raffigurante il Maestro Puccini che distrattamente legge il giornale davanti a una vetrata dai motivi liberty; è un delicato omaggio di D’Andrea  che non è jazz o rock o altro genere definito ma è, appunto, una struggente cartolina musicale impressionista. Anche in Via Beato Angelico introduzione con il sintetizzatore, in questa occasione suonato da Tommaso,  tipica dei brani prog; drammatica e potente; un temporale, scariche di fulmini: le nuvole minacciose si diradano sull’attacco del piano elettrico seguito dalle Congas di Mandrake (3) e dalla batteria di Bruno Biriaco… e da quel momento cambia tutto: il calore di un sole mediterraneo che riscalda, insieme alla melodia accattivante proposta in primo piano dalla chitarra elettrica. (In) vino veritas, si avvicina alla  fusion dei Lifetime di Tony Williams; intenso, possente, pieno di sana “cattiveria” tecnica. Claudio Fasoli con il suo soprano e Tony Sidney alla chitarra si rincorrono, incalzati dalla sezione ritmica. Monti Pallidi, è un brano basato sulla ripetizione ipnotica di una frase come succede in “Fall” di Wayne Shorter o “Nefertiti” di Miles Davis. Uno dei più belli dell’album. Genealogia” è l’album che meglio rappresenta la personalità musicale del Perigeo: c’è un perfetto equilibrio tra gli arrangiamenti e le parti improvvisate, attraverso le quali si esprime l’elevata abilità tecnica di ognuno dei musicisti,  la  loro sensibilità e la forte espressività. Il Gruppo si sciolse nel 1977, dopo avere inciso un album all’anno con etichetta RCA. I suoi componenti hanno proseguito ciascuno per conto proprio il loro cammino con risultati eccezionali, incontrandosi in qualche sparuta reunion. Tuttavia l’esperienza Perigeo rimane irripetibile.

(1) Stefano Zenni: “Storia del Jazz, una prospettiva globale” (2012) Stampa Alternativa
(2) Testo di Posto di no so dove da “Azimut” (1972)  RCA.
(3) Soprannome di Ivanir do Nascimento (1934 – 1988) cantante e percussionista
brasiliano naturalizzato italiano.

Lato A: 1. Genealogia – 8:24 (Giovanni Tommaso). 2. Polaris  5:02 (Franco D’Andrea).
3. Torre del lago – 3:09 (Franco D’Andrea). 4. Via Beato Angelico – 4:57 (Giovanni Tommaso). 
Lato B: 1. (In) Vino Veritas – 6:45 (Giovanni Tommaso).
2. Monti pallidi – 4:31 (Franco D’Andrea). 3. Grandi spazi – 3:39 (Claudio Fasoli). 4. Old Vienna – 3:24 (Franco D’Andrea).
5. Sidney’s Call – 4:58 (Giovanni Tommaso, Anthony Sidney). 
Giovanni Tommaso: voce, basso, contrabbasso, sintetizzatore moog (GenealogiaVia Beato Angelico Old Vienna), percussioni (Polaris). Claudio Fasoli: sassofono alto, sassofono soprano, percussioni (Grandi spazi). Franco D’Andrea: pianoforte, pianoforte elettrico. 
Tony Sidney: chitarra acustica, chitarra elettrica, bongos (Sidney’s Call). 
Bruno Biriaco: batteria, percussioni. Mandrake: percussioni (Polaris e Via Beato Angelico).

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