Peppe Santangelo Nu Quartet: “My Name Is” (2019) – di Marco Valerio Sciarra

Chi ama il Jazz ha i suoi punti di riferimento e non ha importanza se questi snodi siano dislocati nel tempo e nello spazio. Si può trarre ispirazione dalle fonti più diverse e disparate e comunque avere un’idea di Jazz univoca e personale. Peppe Santangelo, con la sua nuova formazione in quartetto, con il suo più recente progetto discografico “My Name Is” (Music Center 2019) ci propone, attraverso nove composizioni tutte di sua fattura, questo viaggio tra i suoi musicisti preferiti, tra i suoi punti di riferimento artistici, i suoi mentori spirituali, immedesimandosi di volta in volta, in ognuno di loro, assumendone anche il nome. Così non è strano che in un brano il suo nome sia Sonny, come quello del celeberrimo Sonny Rollins, per poi fare un passaggio obbligato dalle parti di John che ovviamente è John Coltrane, sicuramente uno dei più grandi sassofonisti mai esistiti. Per Peppe Santangelo non possono che essere i sassofonisti i suoi punti di riferimento perché il suo strumento d’elezione è il sassofono e da esso sviluppa il suo linguaggio. Infatti il suo potere di immedesimazione lo porta a prendere il nome di Wayne (Shorter) e poi Dexter (Gordon), senza dimenticare i talenti contemporanei come Chris (Potter). Un jazzista di tutto rispetto, che ha l’obiettivo di comporre propri brani, però, non si può limitare a un solo elemento, ovviamente deve avere una visione completa di tutta la strumentazione, così avviene che possa e sappia immedesimarsi anche in artisti come Horace (Silver) e Pat (Metheny) che sono simbolo stesso dei loro strumenti: pianoforte e chitarra. Per non parlare di Thelonious (Monk). L’approccio di Peppe non è quello di semplice avvicinamento per emulazione, il suo è un omaggio vero e proprio e trae spunto dai brani celebri e meno celebri degli artisti citati, riuscendo però a mantenere un’idea di fare musica del tutto personale. Padroneggia alla perfezione i riff e i cambi metrici all’interno dei brani, sa dirigere con intelligenza il dialogo tra gli strumenti, lasciando il giusto spazio agli assoli e all’interplay. Sviluppa il suo linguaggio, complesso e godibile nello stesso tempo, regalandoci un disco da ascoltare e riascoltare, che trascina di composizione in composizione nei suoni e negli insegnamenti del passato che però hanno un sapore del tutto moderno e originale.  

Peppe Santangelo: sax e composizione. Francesco di Lenge: batteria.
Gabriele Orsi: chitarra. Yazan Greselin: Fender Rhoades / organo Hammond.
Tracklist: 1. Sonny. 2. Horace. 3. Dexter. 4. Pat. 5. Wayne. 6. Thelonious.
7. John. 8. Chris. 9. Peppe’s Groove.

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